Rifondazione Comunista: un Congresso da superare
L’esito del congresso di Chianciano, con le sue chiusure e le sue autoreferenzialità , impedisce la costruzione di una forza plurale per culture e sensibilità . Un esito che si rivela quindi politicamente disastroso e che dovrebbe essere perciò rapidamente superato nelle forme da concordare all’insegna di una ritrovata solidarietà : lo consiglia il buon senso e lo reclama il senso di responsabilità in nome del “popolo” della sinistra e nell’interesse della nostra travagliata democrazia. Lasciare a lungo le cose come stanno significherebbe condannare ad un ruolo di mera testimonianza e di irrilevanza politica un partito che rischia di chiudersi nei suoi miti e nei suoi riti lontano dai luoghi ove ogni giorno sono in gioco i diritti e gli interessi che assume di voler tutelare e promuovere. Di seguito intervento di Michele Di Schiena.
Rifondazione Comunista: un Congresso da superare
Errare è umano ma perseverare nell’errore, portandolo peraltro alle estreme conseguenze, è veramente diabolico: ieri inesatte valutazioni e difetto di abilità e di lungimiranza politica hanno indotto Rifondazione ad indebolire fino alla sua caduta il governo Prodi favorendo così le manovre della destra ed oggi una raffazzonata e risicata maggioranza di delegati al Congresso di Chianciano chiude ogni prospettiva di partecipazione a coalizioni di centrosinistra facendo un nuovo regalo a Berlusconi ed al suo entourage. E lo fa cantando “Bandiera Rossa” per segnare, erigendo una barricata contro una diversa componente interna, la rinuncia al dna del partito e cioè all’impegno di “rifondare” l’esperienza politica del movimento comunista che aveva avuto grandi intuizioni ed aveva acceso nel mondo grandi speranze ma che, per i tragici tradimenti ed i clamorosi fallimenti della sua traduzione nel cosiddetto socialismo reale, aveva un assoluto bisogno di ricostruire il suo progetto di uguaglianza e di liberazione sui principi di democrazia, libertà e partecipazione sanciti dalla nostra Costituzione.
Nelle assemblee precongressuali ed in quella conclusiva di Chianciano non si poteva fare di peggio: inammissibili pregiudizi, reciproche accuse, manovre correntizie di basso profilo, logiche di “muro contro muro” hanno rubato spazio ad una serena e corale riflessione sulle cause della sconfitta. E’ mancata una seria analisi della crisi economica che attanaglia il Paese con un pauroso allargamento dell’area delle povertà ; un ceto politico dirigente si è in larga parte dimostrato non in grado di interpretare gli umori, le critiche e le sofferte attese del “popolo” della sinistra; si sono esasperate le cose che dividono a scapito di quelle che dovrebbero unire. Ed ancora: si sono operate scelte di arroccamento ideologico che chiudono la porta alle tante istanze di emancipazione di matrice non comunista presenti specialmente nelle aree dei movimenti; nessuna attenzione è stata, in particolare, prestata a quella “sinistra cristiana” che, per iniziativa di Raniero La Valle, si sta proprio in questi giorni organizzando in una “rete” di gruppi, di associazioni e di servizi, «per la Costituzione, la laicità e la pace»; è caduto purtroppo nel vuoto l’accorato appello di Bertinotti che ha esortato il partito a creare le condizioni perché si faccia ricorso alla proclamazione di scioperi generali contro provvedimenti che colpiscono gravemente gli interessi vitali dei lavoratori.
E’ mancata poi l’onestà politica di chiedersi se le ragioni dei ceti più deboli e, più in generale, se le ragioni della democrazia non siano state gravemente danneggiate dalla caduta del tanto deprecato governo Prodi col conseguente ritorno al potere del più pimpante e dilagante berlusconismo. Così come non è stata presa in seria considerazione l’ipotesi, largamente condivisa da quasi tutti gli osservatori, che la batosta elettorale della Sinistra Arcobaleno sia stata causata soprattutto dalla pretesa di Rifondazione di potersi porre nella passata legislatura come forza di governo e di opposizione. Una scelta operata sacrificando appunto sull’altare di una incomprensibile opposizione politica, il più faticoso e producente lavoro della lotta sociale con colpevoli assenze nelle fabbriche, negli uffici, nelle scuole, negli ospedali ed in tutti i luoghi dove si lavora, si soffre e si subiscono le piccole e grandi ingiustizie del nostro tempo. La schizofrenia governoopposizione ed il sostanziale abbandono delle lotte sociali sono state le ragioni preminenti della sconfitta elettorale sicché andare a cercare queste ragioni altrove, dividendosi tra opposti schieramenti, è stata ed è miopia politica e fuga dalle proprie responsabilità .
Il capitalismo dell’economia globalizzata sta causando nel mondo crescenti e stridenti disuguaglianze, sta provocando crisi finanziarie che colpiscono soprattutto i lavoratori ed i più deboli e sta irresponsabilmente devastando l’ambiente. Un capitalismo che si presenta oggi da noi più pericolosamente insidioso perché attraversato dalle logiche berlusconiane e mascherato dalle strumentali ambiguità del ministro Tremonti. Questo capitalismo va contrastato da una forza politica che lo contesti in radice disvelandone il volto disumano e spesso violento. Una forza plurale per culture e sensibilità che tenga accesa la fiaccola della speranza in un’economia a misura d’uomo e, al tempo stesso, si adoperi realisticamente giorno dopo giorno per fare in concreto pesare sulla politica nazionale le ragioni dei lavoratori e dei ceti meno tutelati. L’esito del congresso di Chianciano, con le sue chiusure e le sue autoreferenzialità , impedisce la costruzione di una tale forza. Un esito che si rivela quindi politicamente disastroso e che dovrebbe essere perciಠrapidamente superato nelle forme da concordare all’insegna di una ritrovata solidarietà : lo consiglia il buon senso e lo reclama il senso di responsabilità in nome del “popolo” della sinistra e nell’interesse della nostra travagliata democrazia. Lasciare a lungo le cose come stanno significherebbe condannare ad un ruolo di mera testimonianza e di irrilevanza politica un partito che rischia di chiudersi nei suoi miti e nei suoi riti lontano dai luoghi ove ogni giorno sono in gioco i diritti e gli interessi che assume di voler tutelare e promuovere.
Brindisi, 01 agosto 2008
Michele DI SCHIENA


Ben recita l’invito del prof Rovelli ad abbandonare definitivamente i nomi di Lenin e Trotsky che, per troppo tempo hanno significato solo citazioni senza nesso e congruenza con il popolo italiano anzi, hanno aiutato gli ignoranti a demonizzare i comunisti: Certo! bisogna decidersi a pensare e vivere con la cultura di una terra, dall’indubbio variegato profilo culturale, l’Italia. Quella di Chianciano, Michele, è stata la guerra dei poveri, assurdamente priva di onestà politica e la leadership di Rifondazione ha peccato di edonismo. Mi conforta pensare che gente di spiccata valenzia politica, possa lavarsi dal fango che,con insana follia,ne ha ostrito la vista e con umiltà decida di affrontare quella dittatura annunciata da Montanelli e Biagi che ormai viviamo. Un paese libero ha bisogno di un contraddittorio parlamentare: oggi non c’è!Già, inutile illudersi, non c’è….beh, onestamente, a modo suo, uno lo si sente: Di Pietro.
Si proprio a modo suo, cioè un modo di destra. Vedere nel giustizialismo di chi si oppone alle leggi ad personam, ma chiede più galera, più CPT e appoggia le norme dei sindaci sceriffi, una opposizione alla destra è fallace. E’ proprio quel giustizialismo , propagandato anche da certa sinistra in televisione, che ha aperto la strada della vittoria culturale del pensiero di destra fra molti, troppi elettori della sinistra.