Manifestazione a Piazza Navona"Divide et impera":è senza dubbio questa la strategia di Berlusconi per mettere al riparo il suo potere dalle conseguenze del calo di consenso al quale andrà inevitabilmente incontro la "sua" destra che, sfruttando gli errori di un centrosinistra rissoso e suicida, è riuscita a vincere le elezioni dello scorso aprile facendo dimenticare i guasti ed i fallimenti dell'esperienza di governo del Cavaliere conclusasi nella primavera del 2006. Di seguito articolo integrale di Michele Di Schiena.



L'opposizione ed i "Polli di Renzo"

"Divide et impera":è senza dubbio questa la strategia di Berlusconi per mettere al riparo il suo potere dalle conseguenze del calo di consenso al quale andrà inevitabilmente incontro la "sua" destra che, sfruttando gli errori di un centrosinistra rissoso e suicida, è riuscita a vincere le elezioni dello scorso aprile facendo dimenticare i guasti ed i fallimenti dell'esperienza di governo del Cavaliere conclusasi nella primavera del 2006. Un quinquennio di vistoso arricchimento delle fasce sociali privilegiate a fronte dell'impoverimento della stragrande maggioranza delle famiglie italiane. Una fase caratterizzata dall'arretramento della nostra economia col crescente dissesto dei conti pubblici, dalle "leggi ad personam" (portate oggi alle estreme conseguenze con la legge sull'immunità per le alte cariche dello Stato), dal tentativo di comprimere l'esercizio di alcuni diritti democratici, da operazioni rivolte ad addomesticare l'informazione e da manovre intese a limitare l'autonomia e l'indipendenza della Magistratura minandone il prestigio. E tutto questo accompagnato da una politica estera subalterna a quella della Casa Bianca, sostanzialmente ostile al rafforzamento politico della Comunità europea e punteggiata da stravaganze e cadute di stile che certo non avevano reso un buon servizio all'immagine del nostro Paese sullo scenario internazionale.

Dopo il varo del nuovo governo, spazzata via in un batter d'occhio la cortina fumogena di un ritrovato senso dello Stato e di un buonismo fatto tutto di sorrisi ed aperture, ecco che "torna", più incombente e determinata che mai, "l'ombra" di questa desolante politica che in pratica non era mai "dipartita" dalle logiche berlusconiane. Un ritorno alla grande destinato prima o poi a provocare nel Paese una crisi di rigetto che la destra si accinge a fronteggiare cercando di isolare l'opposizione del Partito Democratico nella facile previsione che tale formazione non potrà mai, da sola, diventare maggioranza. Un'operazione chiarissima: dopo essere riusciti, con l'arma dell'anticomunismo, ad utilizzare i contrasti tra la sinistra riformista e quella di alternativa per ottenere nei mesi scorsi la separazione conflittuale delle due aree e dopo aver persino demonizzato l'intesa del PD con la pattuglia radicale, il Cavaliere ed il suo entourage stanno ora tentando di dividere il Partito Democratico dall'Italia dei valori e dai "girotondi", accusando queste combattive esperienze politiche di giustizialismo e persino di riemergente fascismo. Una manovra che ieri ha avuto successo e che oggi appare nuovamente vincente dal momento che Di Pietro organizza, senza la necessaria ponderazione, una manifestazione largamente sentita dagli elettori di centrosinistra ma esposta, come i fatti hanno confermato, al rischio di essere deformata nella sua immagine da inammissibili volgarità e da rozzi attacchi al Pontefice ed Capo dello Stato e dal momento che Veltroni reagisce, con eguale avventatezza, intimando ultimatum e minacciando proprio quegli ostracismi che i Cicchitto ed i Gasbarri avevano poco prima ripetutamente caldeggiato.

Le risse concorrenziali all'interno del centrosinistra, che ieri hanno segnato la fine del governo Prodi con grave danno per il Paese, continuano dunque anche oggi a frantumare il fronte delle opposizioni condannando i protagonisti di questa insana avventura all'infausto destino dei "polli di Renzo". La sinistra di alternativa, esclusa dal Parlamento a causa degli errori commessi nella passata legislatura ed oggi dilaniata da autolesionistiche lotte interne, dovrebbe fare serena autocritica e ritrovare, per scongiurare il rischio di una definitiva irrilevanza politica, le ragioni profonde ed unificanti del suo impegno al servizio dei lavoratori e dei ceti sociali più deboli. L'Italia dei valori ed i "girotondi", che hanno il merito di porre l'accento sull'esigenza di difendere la legalità contro gli attacchi di chi quotidianamente la insidia, non possono assolutizzare il loro ruolo e dovrebbero prendere le distanze da quell' "antipolitica" che, consapevolmente o meno, finisce per fare il gioco della "supercasta" oggi dominante. Per parte sua il PD, che ha operato ingenue aperture di credito nei confronti del PDL attribuendo funzioni salvifiche ad un fantomatico bipartitismo, dovrebbe attrezzarsi per fare una ferma ed incalzante opposizione presentandosi come forza impegnata a favorire ogni possibile convergenza di tutte le sensibilità progressiste che vogliono contrastare le politiche della destra.

Nel febbraio del 2002, in un momento peraltro meno difficile di quello che stiamo vivendo, Nanni Moretti, intervenendo inaspettatamente ad una manifestazione romana, affermò, con un grido al tempo stesso di delusione e di stimolo, che "con questi dirigenti" la sinistra non avrebbe mai vinto. Un grido che oggi, a ben sentire, coralmente si leva dal popolo progressista. La richiesta accorata di un sussulto di responsabilità e di coraggio, senza il quale quel grido potrebbe rivelarsi un'amara profezia destinata purtroppo ad avere ulteriori avveramenti.

Brindisi, 11 luglio 2008

Michele DI SCHIENA