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Consiglio comunale di insediamento

  • Mesagne

Pompeo MolfettaDi seguito l'intervento integrale del capogruppo de la Sinistra l'Arcobaleno, dr. Pompeo Molfetta, nella seduta d'insediamento del Consiglio comunale di Mesagne.


Consiglio comunale di insediamento

di Pompeo Molfetta

Analisi del voto

La sinistra perde,e questa non è più una novità, ma stavolta perde male, perde a valanga. E' come se, rotti gli argini ideologici e culturali della grande tradizione socialista e comunista del secolo scorso il popolo di sinistra, senza più alcuna direzione di marcia si disperde in mille rivoli fino ad evaporare del tutto.

Bisognerebbe interrogarsi a lungo per comprendere fino in fondo un fenomeno che sembra irreversibile e che attraversa tutta l'Europa; bisognerebbe rifuggire dall' approssimazione di un dibattito francamente ancora povero o in larga parte eluso dalle stesse segreterie e comitati centrali dei partiti che portano il peso della sconfitta e che sembra abbiano solo fretta di elaborare il lutto attraverso un processo di rimozione delle proprie responsabilità.

Noi, da questa piccola postazione, con la costituzione del gruppo unico, vogliamo, ribadire la necessità di riprendere le fila di una analisi condivisa che rilanci la prospettiva di una sinistra aperta e plurale capace di superare gli steccati ideologici, capace di coniugare al futuro la sue grandi radici culturali per tornare finalmente a parlare al suo popolo.

La sinistra complessivamente intesa paga l'incapacità di leggere e di interpretare i grandi mutamenti sociali in atto. La globalizzazione iperliberista che costringe inesorabilmente ad un processo di competizione che non è solo delle merci ma anche degli uomini, ha definitivamente sfaldato polverizzato, atomizzato legami, valori, interessi e bisogni collettivi.

Siamo tutti singoli individui che tentano di galleggiare alla superficie di un mondo, che vive esclusivamente dei suoi consumi, in cui non ci si può aggrappare gli uni agli altri senza il rischio di affogare. Un mondo in cui evidentemente non esistono più le categorie sociali di riferimento che giustificavano la funzione storica di una sinistra classista nel novecento, non esiste più la classe operaia, il proletariato, è profondamente cambiata la natura e la sede del conflitto fra lavoro e capitale, è profondamente mutata la natura stessa dei rapporti umani. Di fronte a questi mutamenti la sinistra appare disarmata e il suo vecchio armamentario ideologico tutto incentrato sulla difesa dei valori collettivi, del lavoro, dell'uguaglianza, della democrazia non riesce a dare le risposte che la gente individualmente chiede. Non ci capiscono prima di tutto le nuove generazioni che si nutrono di altre categorie e di altri riferimenti culturali, quelli veicolati abilmente dai mezzi di comunicazione di massa asserviti alla logica del capitale.

Il PD tenta di cogliere il senso di questo mutamento epocale e nel progetto di costruire una grande forza riformista di centro, prova ad intercettare i bisogni frammentati, le diverse aspirazioni ideali di una società sostanzialmente disgregata. Immagina di sciogliere nel partito liquido le contraddizioni interne, la coabitazione forzosa di esperienze politiche e culturali differenti. Ma in questo sta il suo limite perché il progetto non immagina un cambiamento dei rapporti sociali ed economici ma si adatta a quelli esistenti. E quindi la risposta diventa debole, senza appeal, ancora di stampo conservatrice Tuttavia io rispetto questa scelta, dico solo che non può essere la nostra. Noi dobbiamo ripartire dall'idea di un altro mondo possibile di un altro modello economico e sociale. Per questo dico che per ora indietro non si torna. che il rapporto fra noi e loro non può che essere mutato e non solo per gli esiti elettorali .

Chiudiamo con buona pace di tutti e per benedizione popolare la fase dell' Unione e sviluppiamo autonomamente i nostri percorsi senza però disperdere la vocazione al dialogo e senza sconfessare l'idea del Centro-Sinistra che però va completamente ripensato, va rifondato sulla base di intese che per ora non possono che fermarsi ai contenuti piuttosto che al contenitore.

LA DESTRA invece è capacissima di corrispondere con suadente pragmatismo ai bisogni sociali emergenti ed è addirittura capace di inventarsene altri, Per questo . Ha vinto la destra. Ma non la destra liberale, conservatrice delle moderne democrazie occidentali, ha vinto la destra sociale, la destra popolare dei tassinari romani, ha vinto la destra xenofoba e secessionista delle valli pedemontane del profondo nord, ha vinto la paura e la disgregazione sociale delle grandi periferie urbane, hanno vinto i poteri forti delle grandi corporazioni economiche e finanziarie, ma hanno vinto anche i poteri deboli, i pensionati sociali, i precari dei call-center.

Certo hanno votato a destra anche milioni di persone assennate che non si riconoscono in questa vulgata antropologica che hanno voluto più semplicemente esprimere un giudizio negativo sul governo Prodi, ma certo è che i primi passi di questa 16° legislatura sono vigorosamente segnati nella direzione di marcia imposta da una destra populista di stampo peronista.

Vi sono segni inconfutabili di una svolta autoritaria segnata dalle parole d'ordine care alla destra reazionaria ordine, pulizia, leggi speciali, (come l'istituzione del reato di immigrazione clandestina, la maggiorazione delle pene reati se commessi da extracomunitari, nomina dei commissari speciali delle superprocure dei super prefetti…tutti decreti con vizio di incostituzionalità ) . E' la svolta di una Destra populista capace di dare risposte che vanno alla pancia del popolo che soddisfano la maggioranza dei benpensanti che non vogliono rogne (la caccia ai rom, i roghi delle loro misere baraccopoli, il divieto di accattonaggio, di vagabondaggio, divieto di manifestazione pubblica del dissenso, la caccia ai lavoratori sfaticati). Nella stessa direzione vanno i provvedimenti economici come la de-tassazione dello straordinario e degli strumenti incentivanti, l'abolizionie dell'ICI

E' la svolta della Destra antieuropea con i continui richiami nazionalisti, con i riti pagani del popolo leghista che idolatra il dio Po, e con quel sentirsi immune o al di sopra di ogni norma comunitaria tanto da disattendere costantemente inviti e sanzioni in virtù della sovranità nazionale ( vedi questione sistema radiotelevisivo, e prestito ponte Alitalia)

Una Destra che con l'introduzione del federalismo fiscale o l'avvio della fase costituente sulle riforme costituzionali tende a modificare profondamente la struttura delle nostre istituzioni democratiche facendo compire una transizione morbida dalla democrazia della rappresentanza ad una democrazia diretta

 

Mesagne

Ebbene perfettamente in linea con questo quadro di riferimento nazionale si colloca il risultato elettorale di Mesagne. Il CS nel suo complesso e nelle sue varie articolazioni perde consensi con scientifica ed inesorabile progressione. Perde quando è lacerato dalle divisioni interne ma perde anche quando ritrova seppur con fatica l'unità.

Lo sforzo di cambiamento pure apprezzabile prodotto nel suo interno con la costituzione del PD e dell'Arcobaleno non porta frutti. La ri- proposizione dello schema dell'Unione, sconfessata sul piano nazionale, non si tiene sul piano locale.

Ma perde soprattutto perché nel corpo elettorale si insinua un sentimento diffuso di rancore, di ostilità, di insofferenza verso quel ceto politi
co che ha guidato il Centro-Sinistra negli ultimi anni e che viene assimilato, a torto o a ragione alla casta, identificato come il luogo dei privilegi, dell'arroganza del potere Ma neanche questo strisciante e pervasivo moto di rabbia è riuscito a sradicare il centro sinistra dal corpo sociale in cui è ancora maggioranza. Per ribaltare la situazione ci voleva un elemento immaginifico, qualcosa o qualcuno capace di andare oltre la realtà.

Ci voleva qualcosa o qualcuno che riassumesse in se le virtù antitetiche ai vizi della casta, in questo senso è il sindaco il vincitore assoluto delle due competizioni elettorali.

Il suo naturale riserbo, la sua specchiata onorabilità, i suoi toni pacati e riflessivi, la sua indiscutibile capacità di ascolto hanno fatto si che il popolo si identificasse immediatamente in lui, in lui riponesse le sue speranze di cambiamento, a lui affidasse i suoi problemi le sue ansie, in un rapporto che vuole essere diretto ed esclusivo non mediato dalla politica, dai partiti e da tutte quelle infrastrutture di mezzo ( come il consiglio comunale) che sono di fatto le istituzioni democratiche da cui la gente si va disaffezionando.

L'unico dato politicamente incontestabile che lega le due competizioni elettorali è che la gente vuole essere governata da questo sindaco a prescindere. A prescindere dalla sua collocazione politica, a prescindere dalle forze politiche che lo sostengono, a prescindere dal programma di governo che presenta.

C'è in questa tensione, in questo rapporto simbiotico, identitario, assoluto il rischio provato che il sindaco Incalza finisca per diventare non solo l'emblema dell'anticasta ma anche dell'antipolitica.

Questo processo di personalizzazione della politica finisce per indebolire gli strumenti di partecipazione e di rappresentanza su cui poggia la struttura democratica della nostra costituzione repubblicana.

Quando egli afferma di non essere un uomo politico, che viene dalla società civile, che rappresenta la gente più che i partiti, non fa altro che delegittimare questi istituti andando esattamente incontro ad un sentire diffuso che sta nella pancia della società per cui la politica, i partiti, i politici sono l'aspetto forse più degenerato della società.

Come c'è il rischio della demagogia e del populismo.

Quando per parlare del campo sportivo lui il suo assessore delegato non va in CC, nelle commissioni consiliari, ma va all'auditorium di fronte alla curva sud ed al mesagne calcio in delirio plaudente ad illustrare il suo piano d'intervento senza contraddittorio non fa un servizio ne alla politica ne alla democrazia e forse neanche alla città e nello stesso tempo delegittima il CC che è il luogo istituzionalmente predisposto per il confronto e la mediazione politica.

C'è poi questa ostinata tentazione di voler chiudere l'orizzonte politico ed amministrativo entro le mura perimetrali della città. A noi interessano i problemi di Mesagne, la pista ciclabile, il campo sportivo, la zona PIP, le strade da riparare i cassonetti da svuotare.

Questa prospettiva localistica che asseconda certamente i desideri e gli umori del popolo che è valsa certamente una carrettata di voti, sta dentro una logica di disgregazione sociale di frammentazione che affonda sempre più le sue radici, sempre di più, sempre di più e che porterà lo sguardo dei cittadini a fermarsi alla propria città, al proprio quartiere, alla propria casa. Alla politica non si chiederanno più risposte collettive ma individuali e personalizzate, credo che l'inizio del suoi mandato sia contrassegnato da questa marea montante di piccole istanze individuali che chiedono al sindaco e solo a lui soluzioni. .

Mi pare dunque di poter dire che l'elezione di Incalza sintetizza al meglio i grandi mutamenti sociali e politici in corso nella società italiana, dalla crisi della politica, dalla personalizzazione della politica, dalle tentazioni verso forme di autoritarismo dolce, alla crisi delle istituzioni democratiche, alla polverizzazione sociale ed i suoi infiniti localismi.

Può darsi che però che come contropartita a questa eclissi generale della politica ci sia la risoluzione dei problemi della nostra città.

Anche qui però a giudicare dal PROGRAMMA di governo non c'è da stare allegri. Io non sono in grado di esprimere un giudizio compiuto perché il sindaco non ci ha fornito copia del suo documento programmatico. Se debbo far fede a quello che ho sentito e letto qui e la durante la campagna elettorale siamo di fronte alla 4° saga di Herry Potter cioè di fronte ad una nebulosa nell'universo della fantasia dove regnano maghi, indovini e mostri. Siamo di fronte ai progetti del nulla. Siamo di fronte ad una prospettiva che sarà dominata dall'ordinario, dalle risposte frammentarie, dalle lizzette che cambiano firmatario. O c'è il rischio peggiore che una stupida tentazione vendicativa porti allo smantellamento di servizi e funzioni efficienti sol perché partoriti o gestiti dalla sinistra. Se qualcuno sta pensando con le esternalizzazioni di buttare l'acqua sporca col bambino dentro si sbaglia di grosso

Composizione della Giunta

Nè sprizzo entusiasmo di fronte all'indicazione della squadra di governo.

Per carità la maggior parte degli assessori sono neofiti della politica, per cui bisogna accreditargli oltre al rispetto istituzionale dovuto potenzialità ancora inespresse per cui potrebbero nascondere insospettabili doti amministrative e sconfessare rapidamente l'insolenza di un cacadubbi come me.

Certo è che non ci sono facce da prima comunione, perché e tutta gente che per aver fatto incetta di voti deve avere una qualche forma di radicamento e gradimento sociale. non si tratta di una squadra di emeriti sconosciuti.

Si forse in qualche caso si può ravvisare una certa contiguità fra interessi privati e responsabilità pubbliche, ma non tirerò certo in ballo la questione del conflitto d'interesse che evidentemente in Italia è non interessa nessuno. La gente alla politica chiede risposte per se e non gliene importa niente se chi gli garantisce queste risposte poi gli oscura la luna.

Non sarà sfuggito il fatto che uno degli assessori soltanto un anno fa era candidato con il Centro Sinistra. Ma evidentemente questo non è un problema per chi milita nei partiti di centro dove evidentemente si può essere coerenti tanto nel Centro Destra quanto nel Centro Sinistra nel CS. Questa della coerenza politica a prescindere è una virtù propria del centro.

Certo nella prima stesura delle deleghe assessorili c'erano cose che non si capivano dallo smembramento delle politiche culturali, allo sdoppiamento delle politiche sociali ( con la sibillina assegnazione della delega alla solidarietà sociale all'assessore al bilancio ), con la pletora di 12 deleghe assegnate ad un solo assessore a cui faceva da contro altare le irrisorie competenze assegnate ad delegato della DC, per fortuna il decreto di nomina, che ci è stato fornito solo adesso, apporta sostanziali correttivi.

Io voglio solo mettere in evidenza un dato politico complessivo è cioè che la designazione della squadra di giunta avvenuta col bilancino del proporzionale, col manuale Cancelli aggiornato e rivisitato, con molti coltelli puntati alla gola, esprime con ogni evidenza una rapida rimonta del potere partitocratrico nei confronti del sindaco e questo tradisce la volontà popolare che aveva invece premiato il sindaco e soltanto lui .

 

Opposizione

A questo governo noi non possiamo che opporci, con senso di responsabi
lità nel pieno rispetto del mandato elettorale e del ruolo istituzionale che ci compete. Noi faremo una opposizione senza veli, senza ombre e senza l'ipocrisia dei problemi del paese alla cui soluzione si da per scontato che qui dentro siamo tutti interessati Ma non può che essere una opposizione pre-giudiziale poiché non abbiamo bisogno di arrivare in fondo alla legislatura per esprimere un giudizio su un governo marcatamente di centro-destra.

Io auguro a Lei sig. Sindaco e alla sua giunta di lavorare bene e sono sicuro del vostro strenuo impegno ma il paese che eventualmente ci consegnerete, quand'anche avrete fatto le strade di marzapane, i marciapiedi d'oro non sarà mai il paese che io vorrei.

La città che io vorrei è una città che in cui si ritrovi il primato del civismo, della solidarietà, della cultura, del rispetto per gli ultimi e per l'ambiente.

Mesagne ha conosciuto una città come quella che vorrei e questa città governata dal primo centro sinistra, governata da Cosimuccio Faggiano, da Giancarlo Canuto, da Fernando Pasimeni da Giovanni Galeone e da tanti altri. Quella città ormai è consegnata alla storia ma a quel modello presto o tardi torneremo a riferirci.

3 Risposte to “Consiglio comunale di insediamento”

  1. Pinoon 20 Giu 2008 at 16:56

    Ma quale antipolitica e/o anticasta! il dott. Molfetta dimentica che il CS (tutto) a Mesagne ha perso anche alle politiche e quindi è cambiato l’orientameto ideologico dei mesagnesi, poi la disaffezione agli oligarchi del PD e ai (fatemi passare il termine) radical-companeros della sinistra l’arcobaleno ha fatto il resto. Non mi pare una analisi politica seria ritenere gli elettori deficienti abbindolati da un sindaco mite circondato da personaggi di dubbie qualità morali.

  2. mn67on 23 Giu 2008 at 22:39

    Io credo invece che l’intervento del Dott. Molfetta non faccia una sola piega.
    Ha fatto la fotografia in tempo reale dello scenario nazionale e locale ed è, secondo il mio modestissimo parere, a prova di smentita.
    Sullo scenario locale c’è poco da discutere: non è tutto oro quello che luccica!
    Pertanto sono davvero convinto che a breve la giunta Incalza sarà destinata a cadere nella sua stessa contraddizione a meno che non dimostri seria disponibilità al confronto politico sulle questioni.
    Ma di questa, cioè della disponibilità, neanche l’ ombra!
    Infatti l’ arroganza con cui il centro destra ha voluto tenere a tutti i costi la presidenza del consiglio comunale ne è la prova.
    Ora che è questo lo scenario come potrebbe mai, il Sindaco Incalza, essere il sindaco di tutti se poi è costretto a votare in consiglio per tenere in piedi la sua maggioranza?
    E se è vero quanto mai potrebbe durare?
    Per tutta la legislatura?
    Chi se ne frega!
    Basta che governi…si, ma con chi?
    Solo a mesagne poteva accadere una cosa del genere!

  3. Pinoon 24 Giu 2008 at 18:55

    Ma è possibile stigmatizzare le presunte "contraddizioni" della maggioranza (che volutamente non ho chiamato di centro destra) e dimenticarsi delle proprie. Mi pare una maniera surrettizia per rinviare una analisi seria della disfatta elettorale che ha colpito in particolare la sinistra l’arcobaleno. Circa l’arroganza nella gestione del potere e la "buona" politica avete per 15 anni mortificato una città e non mi è parso che sia stato mai nominato un Presidente del consiglio comunale della opposizione. Seguendo lo stesso parametro di giudizio Faggiano, Franco e Sconosciuto sono stati forse Sindaci super partes? sono stati "costretti" a votare per la maggioranza?
    La comunicazione con l’opposizione si fa sui problemi cui una amministrazione è chiamata ad affrontare, come per es. sui lasciti poco decorosi della precedente legislatura (vedi pista ciclabile, stadio, balaustra in cemento armato del passaggio a livello del rione Grutti, i 72 LSU e co.co.co, i derivati o swap, l’arretramento economico della Città, gli allagamenti, la viabilità, la crisi dell’agricoltura, l’emergenza casa ecc).

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