Riflettendo sul caso Travaglio

Una tempesta di polemiche si è abbattuta sul giornalista Marco Travaglio dopo le esternazioni sul Presidente del Senato Schifani. Durissimo ed imprevisto l'attacco subito da Giuseppe D'Avanzo su "la Repubblica" del 13 maggio. Questo articolo ha provocato una breve lettera al giornale romano di Michele Di Schiena.
Di seguito il testo della lettera ed i link della querelle Travaglio - D'Avanzo
Riflettendo sul "caso" Travaglio
Seguo con attenzione gli illuminanti interventi di Giuseppe D'Avanzo ma non posso questa volta essere d'accordo su alcune critiche da lui mosse a Travaglio con "l'analisi" pubblicata da "la Repubblica" il 13 maggio. Dice D'Avanzo che il discutibile rapporto di Schifani con Nino Mandalà risale al 1979 e che solo venti anni dopo il Mandalà venne accusato di mafia, circostanza questa che sarebbe sembrata al noto polemista sufficiente per fare apparire il Presidente del Senato in odore di mafia. Aggiunge D'Avanzo che le lontane «amicizie pericolose» di Schifani furono raccontate da "la Repubblica" nel 2002 e riprese poi da altre pubblicazioni precisando che di tali «legami» non si parlò più perché un lavoro di ricerca non offrì «alcun elemento decisivo di verità». Accusa quindi ingiustamente Travaglio di un pessimo giornalismo di opinione «che mai si dichiara correttamente tale».
Ed allora perché sarebbe stato buon giornalismo (non si sa se di informazione o di opinione) la notizia sulle «amicizie pericolose» di Schifani data da "la Repubblica" nel 2002 e non lo sarebbe oggi quando Travaglio la ripropone per sostenere esplicitamente l'opinione secondo la quale vi sarebbe un regresso qualitativo dei politici chiamati ad incarichi di alta responsabilità? E poi, se è solo l'elezione di Schifani alla seconda carica dello Stato l'elemento che renderebbe cattivo un giornalismo considerato ieri buono (cosa discutibilissima), perché mai D'Avanzo conclude il suo intervento definendo lo stesso Schifani non meritevole di solidarietà perché «ha sempre preferito tacere su quel suo passato sconsiderato»? Non è forse questa una "opinione" che utilizza, non meno disinvoltamente di quanto lo farebbe Travaglio ricordando i dubbi «legami», un "fatto" e cioè il silenzio di Schifani, vale a dire un elemento per sua natura di incerta interpretazione ed ancor meno affidabile dopo l'esito negativo delle riferite ricerche per trovare «elementi di verità»?
Brindisi, 13 maggio 2008
Michele DI SCHIENA
