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	<title>A Sinistra - Movimento Politico Antiliberista &#187; Dal Mondo</title>
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	<description>Movimento Politico Antiliberista di Mesagne, Brindisi, Latiano e San Pancrazio</description>
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		<title>La svolta di Usa e Cina sul dramma ecologico: diagnosi lucida ma terapia inadeguata</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Oct 2009 16:50:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dal Mondo]]></category>

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		<description><![CDATA[Se la diagnosi delle due grandi potenze fotografa finalmente la gravità del male che affligge e minaccia il pianeta, la terapia appare per ora non in grado di combattere il male medesimo per la genericità e l’inadeguatezza dei rimedi prospettati. Di seguito intervento Michele Di Schiena.
La svolta di Usa e Cina sul dramma ecologico: diagnosi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se la diagnosi delle due grandi potenze fotografa finalmente la gravità del male che affligge e minaccia il pianeta, la terapia appare per ora non in grado di combattere il male medesimo per la genericità e l’inadeguatezza dei rimedi prospettati. Di seguito intervento Michele Di Schiena.<span id="more-1128"></span></p>
<p style="text-align: center;"><strong>La svolta di Usa e Cina sul dramma ecologico: diagnosi lucida ma terapia inadeguata</strong></p>
<p>I due grandi Paesi che da soli producono oltre il 40% di emissione di anidride carbonica (nel 2007 gli Stati Uniti il 21% e la Cina il 24%) nel recente summit sull’ambiente indetto dal Segretario generale delle Nazioni Unite hanno ammesso, operando una significativa svolta nell’approccio delle rispettive politiche al problema, che il surriscaldamento del pianeta è una minaccia per l’umanità e che occorre fare il possibile per salvare le future generazioni da una irreversibile catastrofe. A Barack Obama che ha sottolineato la necessità di urgenti interventi per affrontare la questione dei cambiamenti climatici ha fatto eco il suo collega Hu Jintao che ha impegnato la Cina a ridurre in misura notevole i gas serra entro 2020: l’uno e l’altro in linea con le sollecitazioni del Segretario dell’Onu per il quale un fallimento dei prossimi vertici sullo scottante problema sarebbe «moralmente senza scuse, economicamente miope e politicamente folle». Sembra quindi che finalmente si sia fatta strada ai più alti livelli della responsabilità mondiale un’adeguata presa di coscienza dei disastri che può provocare l’attuale sistema energetico. Un fatto indubbiamente importante che merita la massima attenzione ed accende molte speranze.</p>
<p>Ma se la diagnosi delle due grandi potenze fotografa finalmente la gravità del male che affligge e minaccia il pianeta, la terapia appare per ora non in grado di combattere il male medesimo per la genericità e l’inadeguatezza dei rimedi prospettati. E ciò perché i moniti e gli impegni di questi giorni hanno certo sottolineato l’esigenza di una consistente riduzione dei gas nocivi senza però mettere radicalmente in discussione il modello di economia e di sviluppo che ha generato, per una esigenza ad esso intrinseca, le emissioni medesime con conseguente surriscaldamento del pianeta. Il vigente sistema economico si fonda invero su alcuni irrinunciabili postulati: la crescita economica illimitata contro le leggi della natura per le quali ogni impiego di energia costituisce un contributo all’aumento dell’entropia e cioè alla tendenza dell’energia medesima a passare da forme ordinate ed utilizzabili a forme disordinate e non più utilizzabili con la crescita dell’inquinamento e del degrado ambientale; una domanda di beni e di servizi rivolta a stimolare una produzione destinata, a sua volta, a fornire redditi da impiegare per alimentare nuova domanda in un irragionevole processo senza fine; uno sfruttamento indiscriminato e selvaggio delle risorse minerarie che, come è noto, sono limitate e destinate a finire.</p>
<p>Si tratta di un modello distruttivo ed iniquo che è responsabile della grave emergenza ecologica e, al tempo stesso, di una drammatica emergenza sociale che fa registrare indicibili povertà e disumani sfruttamenti. Un modello di economia destinato peraltro al fallimento perché segnato da limiti insuperabili: sul piano della capacità espansiva, per la saturazione nei Paesi ricchi del mercato dei beni durevoli (macchine, elettrodomestici, televisori e via dicendo); sul piano sociale, per l’impossibilità dei potenziali nuovi consumatori dei Paesi poveri ed in larga misura anche dei Paesi emergenti di assorbire la produzione a causa dei loro redditi di fame; sul piano infine – come si è detto &#8211;  della compatibilità ecologica, per i danni arrecati all’ambiente in un pianeta che morirebbe all’istante avvelenato se si motorizzasse e vivesse all’occidentale anche solo un altro decimo della popolazione mondiale. E’ certo allora che il cambiamento del modello di produzione e di consumo è ormai per l’umanità una questione vitale e che esso deve partire da una riconversione ecologica da operare attraverso una diversa qualità dell’apparato produttivo, una differente organizzazione dei servizi, una larga innovazione tecnologica e la valorizzazione economica e sociale del lavoro. Non vi è dubbio infatti che una società consumista, caratterizzata da grossi impianti produttivi e da una mobilità fondata sull’auto nonché  di servizi essenziali largamente privatizzati, non potrà che costruirsi su un sistema energetico votato a fare ricorso ai combustibili fossili (gas, carbone) o al nucleare: via questa seguita attualmente dal nostro Governo.</p>
<p>Occorre invece dare ascolto alle voci finora inascoltate per le quali scelte di questo tipo finiscono per essere funzionali all’attuale sistema energetico e rendono quindi irraggiungibili gli obiettivi che oggi sembrano porsi i vertici degli Usa e della Cina ed anche quelli indicati dall’Europa che entro il 2020 si propone di realizzare il 20% di riduzione del gas serra, di risparmio dell’energia e di fonti rinnovabili. E’ quindi necessario avviare politiche intese a superare l’attuale modello di economia con una forte riduzione degli armamenti la cui produzione comporta grande impiego di energia in funzione peraltro distruttiva, con un consistente aiuto ai Paesi poveri per combattere gli attuali disumani squilibri, con la promozione di una agricoltura biologica ed autoctona che favorisca un’adeguata alimentazione su tutto il pianeta, con lo sviluppo dell’energia solare e delle fonti rinnovabili, con una consistente riduzione dei mezzi privati di trasporto compensata da una crescita di quelli pubblici, con la diffusione di una mentalità che passi dallo sconsiderato “usa e getta” al ragionevole “usa e riusa” . L’augurio è che i responsabili della comunità internazionale vogliano davvero por mano ad una sostanziale trasformazione del sistema economico, condizione peraltro indispensabile per aprire al mondo quell’attesa stagione che Obama ha definito «nuova era di collaborazione e di pace».</p>
<p>Brindisi, 25 settembre 2009</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Michele DI SCHIENA</strong></p>
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		<title>Tutela dell’ambiente: l’Ecuador è lontano</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Sep 2009 19:39:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dal Mondo]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi in Italia i reati contro l’ambiente sono ancora (e chissà ancora per quanto), in sostanza, crimini senza castigo, il che vuol dire che oggi in Italia l’ambiente è sostanzialmente senza tutela penale; con buona pace delle direttive europee, della sempre crescente sensibilità mondiale in questa materia, ma, soprattutto, di quella che in Ecuador oggi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 6pt; text-align: justify;"><span><a href="http://www.asinistra.net/wp-content/uploads/2009/09/wallpaper-natura.jpg" rel="lightbox[1117]"><img class="alignright size-full wp-image-1119" style="margin-left: 6px; margin-right: 6px;" title="Tramonto" src="http://www.asinistra.net/wp-content/uploads/2009/09/wallpaper-natura.jpg" alt="Tramonto" width="170" height="136" /></a>Oggi in Italia i reati contro l’ambiente sono ancora (e chissà ancora per quanto), in sostanza, crimini senza castigo, il che vuol dire che oggi in Italia l’ambiente è sostanzialmente senza tutela penale; con buona pace delle direttive europee, della sempre crescente sensibilità mondiale in questa materia, ma, soprattutto, di quella che in Ecuador oggi verrebbe considerata la vera parte lesa da questi reati: “</span><em>la Pacha Mama”, </em>la Madre Natura.<span id="more-1117"></span></p>
<p style="text-align: center; line-height: 150%;" align="center"><strong><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"> </span></strong></p>
<p style="text-align: center; line-height: 150%;" align="center"><strong><span style="font-size: 14pt; line-height: 150%;"> </span></strong></p>
<p style="text-align: center; line-height: 150%;" align="center"><strong>Tutela dell’ambiente: l’Ecuador è lontano</strong></p>
<p style="text-align: center; line-height: 150%;" align="center"><strong>Quito, Ecuador &#8211; settembre 2008</strong></p>
<p style="margin-bottom: 6pt; text-align: justify;">Il popolo ecuadoregno, in un referendum costituzionale, approva la nuova Carta Costituzionale del Paese, nella quale partendo dalla celebrazione de “<em>la naturaleza, la Pacha Mama, de la que somos parte y que es vital para nuestra existencia</em>”, si decide, nei principi fondamentali, di costuire “<em>una nuova forma di convivenza civile, nella diversità e armonia con la natura, per realizzare ‘el buen vivir, el sumak kawsay’ </em>”, e al titolo primo,<strong><span> “<em>Diritti</em>”, </span></strong><span>Sezione seconda<strong>, “<em>Ambiente sano</em>”, Art. 14.- “</strong><em>si riconosce il diritto del popolo a vivere in un ambiente sano ed ecologicamente equilibrato, che garantisca la sostenibilità e il buon vivere, ‘sumak kawsay’</em>. “<em>Si dichiara di interesse pubblico la conservazione dell’ambiente, la conservazione degli ecosistemi, la biodiversità e l’integrità del patrimonio genetico del paese, la prevenzione del danno ambientale ed il recupero degli spazi naturali degradati</em>.” </span></p>
<p style="margin-bottom: 6pt; text-align: justify;"><span>All’art. 15, si prosegue proibendo solennemente, “<em>lo sviluppo, la produzione, la detenzione, la commercializzazione, l’importazione, il trasporto, lo stoccaggio e l’uso di armi chimiche, biologiche e nucleari, di contaminanti persistenti organici altamente tossici, agrochimici internazionalmente proibiti, nonché le tecnologie e gli agenti biologici sperimentali nocivi e gli organismi geneticamente modificati pregiudizievoli alla salute umana o che attentano alla sovranità alimentare o agli ecosistemi, così come l’introduzione di scorie nucleari o di rifiuti tossici nel territorio nazionale.</em>”</span></p>
<p style="margin-bottom: 6pt; text-align: justify;"><span>Questa normativa costituzionale (citata solo in parte) straordinariamente incisiva ed avanzata rispetto alla totalità delle costituzioni vigenti nell’intero pianeta, in pratica, <span style="text-decoration: underline;">afferma l’ambiente e la natura come soggetti di diritti e non più come mero oggetto del diritto di proprietà.</span> E’ lecito ricavarne, pertanto, che <span style="text-decoration: underline;">gli stessi beni giuridici godranno di una tutela giuridica e giudiziaria effettiva, anche e soprattutto in ambito penale.</span> Almeno in Ecuador.</span></p>
<p style="text-align: center; line-height: 150%;" align="center"><strong><span>Strasburgo, Francia – novembre 2008</span></strong></p>
<p style="margin-bottom: 6pt; text-align: justify;"><span>Il Parlamento europeo ed il Consiglio dell’Unione Europea, approvano una nuova direttiva in materia di protezione penale dell’ambiente. </span></p>
<p style="margin-bottom: 6pt; text-align: justify;"><span>Partendo dalle considerazioni per cui</span> “<em>a</em><em><span>i sensi dell’articolo 174, paragrafo 2, del trattato, la politica comunitaria in materia di ambiente deve mirare ad un elevato livello di tutela;</span></em><span>” ancora, </span>“<em>l</em><em><span>a Comunità è preoccupata per l’aumento dei reati ambientali e per le loro conseguenze, che sempre più frequentemente si estendono al di là delle frontiere degli Stati in cui i reati vengono commessi. Questi reati rappresentano una minaccia per l’ambiente ed esigono pertanto una risposta adeguata.</span></em><span>”; nonché “<em>l’esperienza dimostra che i sistemi sanzionatori vigenti non sono sufficienti per garantire la piena osservanza della normativa in materia di tutela dell’ambiente. Tale osservanza</em>”, proseguono gli Organi legislativi europei, “<em>può e dovrebbe essere rafforzata mediante la disponibilità di sanzioni penali, che sono indice di una riprovazione sociale di natura qualitativamente diversa rispetto alle sanzioni amministrative o ai meccanismi risarcitori di diritto civile.</em>” </span></p>
<p style="margin-bottom: 6pt; text-align: justify;"><span>Il testo normativo europeo continua con la fondamentale osservazione a tenore della quale “<em><span style="text-decoration: underline;">un’efficace tutela dell’ambiente esige, in particolare, sanzioni maggiormente dissuasive per le attività che danneggiano l’ambiente</span>, le quali generalmente provocano o possono provocare un deterioramento significativo della qualità dell’aria, compresa la stratosfera, del suolo, dell’acqua, della fauna e della flora, compresa la conservazione delle specie.</em></span><em> </em></p>
<p style="margin-bottom: 6pt; text-align: justify;"><span>Tutto ciò premesso, ed altro ancora qui non citato, “<em>la presente direttiva <span style="text-decoration: underline;">obbliga gli Stati membri</span> a prevedere nella loro legislazione nazionale sanzioni penali in relazione a gravi violazioni delle disposizioni del diritto comunitario in materia di tutela dell’ambiente.</em>” </span></p>
<p style="margin-bottom: 6pt; text-align: justify;"><span>In sintesi, anche nel caso di quest’altro fondamentale atto normativo indirizzato a tutti gli Stati membri il principio di fondo è quello di ottenere un’</span> “<em>u</em><em><span>n’efficace tutela dell’ambiente</span></em><span>” a mezzo di</span> “<em><span>misure di diritto penale</span></em><span>”, e al fine del perseguimento di questo principio, repetita iuvant,</span> “<em>l</em><em><span>a presente direttiva <span style="text-decoration: underline;">obbliga gli Stati membri</span> a prevedere nella loro legislazione nazionale sanzioni penali in relazione a gravi violazioni delle disposizioni del diritto comunitario in materia di tutela dell’ambiente.</span></em></p>
<p style="text-align: center; text-indent: 35.4pt; line-height: 150%;" align="center"><strong><span>Roma – giugno 2009</span></strong></p>
<p style="margin-bottom: 6pt; text-align: justify;"><span>L’Accademia internazionale di scienze ambientali (IAES) presenta la campagna “Justice for the Planet Earth” per raccogliere firme a sostegno dell’istituzione della Corte penale europea e internazionale per i crimini ambientali. Per la prima volta si lancia un messaggio forte ed inequivoco: il disastro ambientale dev’essere riconosciuto come un crimine contro l’umanità. </span></p>
<p style="margin-bottom: 6pt; text-align: justify;"><span>«<em>L’inquinamento dell’ambiente, e in particolare i numerosi disastri che hanno colpito il pianeta, non possono più configurarsi come episodi ristretti nell’ambito dei confini di una data nazione, interessando spesso quell’evento diversi Paesi, come è accaduto per Chernobyl, Bophal nei tanti, ripetuti disastri marini causati dalle petroliere illegali</em>», come si legge nella Carta per l’istituzione della Corte penale internazionale dell’ambiente.</span></p>
<p style="margin-bottom: 6pt; text-align: justify;"><span>La proposta è quella di ampliare le competenze della Corte penale internazionale dell’Aia, prevedendo una nuova figura di reato: il disastro ambientale come crimine contro l’umanità. </span></p>
<p style="margin-bottom: 6pt; text-align: justify;"><span>Per introdurre questo nuovo tipo di illecito è necessario intervenire sullo statuto della Corte dell’Aia, con una modifica che deve essere approvata da almeno due terzi dei Paesi firmatari. </span></p>
<p style="margin-bottom: 6pt; text-align: justify;"><span>Un passo significativo in questo senso è stato compiuto con l’approvazione della Carta di Venezia del 2006, un documento in cui è stata richiamata l’elaborazione operata dall’Unione europea sulla responsabilità in tema di ambiente e sulla correlata tutela penale, in base al noto principio del «chi inquina paga». </span></p>
<p style="margin-bottom: 6pt; text-align: justify;"><span>L’altro obiettivo della campagna è l’istituzione di una vera e propria Corte penale europea dell’ambiente, con sede a Venezia, competente in tema di reati contro il Pianeta.</span></p>
<p style="margin-bottom: 6pt; text-align: justify;"><span>Anche in questo caso, dunque, traspare limpidamente l’idea, il bisogno, di ri-qualificare giuridicamente il bene ambiente per garantirgli una tutela giuridica effettiva, o quantomeno, verrebbe da dire pensando ad esperienze vicine a noi, dignitosa, in specie in ambito penale.</span></p>
<p style="margin-bottom: 6pt; text-align: justify;"><span>Quelli citati sono solo alcuni esempi di una consapevolezza e, dunque, di una sensibilità che si consolidano e crescono in gran parte del mondo, anche in parti apparentemente “meno sviluppate”, sulla centralità di questo peculiarissimo bene e che diventano (o spingono i governanti perché producano) concreta e cogente normazione di tutela, in particolare di tutela penale.</span></p>
<p style="text-align: center; text-indent: 35.4pt; line-height: 150%;" align="center"><strong><span>Italia  &#8211; agosto 2009</span></strong></p>
<p style="margin-bottom: 6pt; text-align: justify;"><span>In questa gran parte del mondo non c’è l’Italia.</span></p>
<p style="margin-bottom: 6pt; text-align: justify;"><span>In questo paese, nel quale pure non mancano le ragioni di “preoccupazione”, per usare una pietosa litote, per le sorti dell’ambiente naturale, come dimostrano regolarmente studi, statistiche, rapporti ecc… (l’ultimo pubblicato in ordine di tempo, quello di Legambiente, il noto rapporto annuale “Ecomafie”, parla di 71 reati ambientali al giorno, consumati contro l’ambiente del Belpaese), la normativa di tutela non è proprio conforme, per continuare con gli eufemismi, alla temperie politico – culturale sopra descritta, nonché, in particolare, alle prescrizioni dettate dalla direttiva europea su citata in tema di “<em>efficace tutela dell’ambiente</em>” da garantirsi tramite</span> “<em><span>misure di diritto penale</span></em><span>”. </span></p>
<p style="margin-bottom: 6pt; text-align: justify;"><span>Il che, più precisamente, nella specifica materia che ci occupa altro non vuol dire se non che lo Stato italiano è inadempiente rispetto agli specifici obblighi che, come visto, quella direttiva crea, ormai da nove mesi, in capo agli stati membri; direttiva, peraltro, che costituisce una mera ripetizione – puntualizzazione di principi già ampiamente acquisiti nell’ordinamento giuridico comunitario.</span></p>
<p style="margin-bottom: 6pt; text-align: justify;"><span>Tanto per fare anche in questo caso un solo esempio, nel principale testo legislativo vigente in questa nazione in materia di “tutela” (si fa per dire) ambientale, il difficilmente aggettivabile “Testo Unico sull’ambiente” (<strong>D. L.vo 152\2006</strong>), si statuisce che “<em>chiunque realizza o gestisce una discarica non autorizzata è punito con la pena dell&#8217;arresto da sei mesi a due anni e con l’ammenda da duemilaseicento euro a ventiseimila euro. Si applica la pena dell&#8217;arresto da uno a tre anni e dell&#8217;ammenda da euro cinquemiladuecento a euro cinquantaduemila se la discarica è destinata, anche in parte, allo smaltimento di rifiuti pericolosi.</em>” (<strong>art. 256</strong>).</span></p>
<p style="margin-bottom: 6pt; text-align: justify;"><span>Il reato di discarica abusiva (che, peraltro, la norma citata definisce, più delicatamente, “<strong><em>attività di gestione di rifiuti non autorizzata</em></strong>”) è uno dei reati cardine del sistema delle ecomafie; più precisamente, è il reato che può essere seriamente contestato al melmoso “indotto” che alligna e prospera nelle acque putride, ma sempre più debordanti, di quel sistema. Un esempio classico di questo indotto è costituito dai proprietari dei terreni che concedono in locazione i loro suoli alle organizzazioni criminali per potervi realizzare proprio le discariche che servono ad accogliere i carichi di rifiuti industriali di ogni specie provenienti dalle fabbriche del nord &#8211; Italia.</span></p>
<p style="margin-bottom: 6pt; text-align: justify;"><span>Ebbene, a tacere della più immediatamente percepibile questione della congruità, per non dire della serietà, della pena prevista per un reato dall’impatto ambientale così devastante (da uno a tre anni di arresto nell’ipotesi più grave di discarica destinata allo smaltimento di rifiuti pericolosi, il che vuol dire, spesso, cancerogeni), specie se rapportata al trattamento sanzionatorio previsto nel nostro ordinamento penale per reati come il furto pluri-aggravato (che, sempre per ipotizzare casi <span style="text-decoration: underline;">concreti</span> e tutt’altro che inverosimili, può riguardare anche una scatoletta di tonno in un supermercato), che va da tre a dieci anni, <span style="text-decoration: underline;">il principale elemento di debolezza (altro eufemismo) di quest’ipotesi di</span> <span style="text-decoration: underline;">reato è la sua natura giuridica di mera contravvenzione</span>, sorta di tipologia di reato “di seconda classe” prevista nel nostro ordinamento, che in materia istituisce un sistema bipartito: le contravvenzioni, per l’appunto, ed i delitti, i reati più importanti.</span></p>
<p style="margin-bottom: 6pt; text-align: justify;"><span>È la natura contravvenzionale in sé del reato di discarica abusiva, o “attività di gestione di rifiuti non autorizzata” che dir si voglia, a creare alla radice le condizioni dell’ineffettività della tutela penale del bene ambiente a fronte delle letali, anche perché sempre più diffuse, aggressioni costituite da chi usa o fa usare il proprio terreno per sversarvi tonnellate di ogni più pestifera porcheria.</span></p>
<p style="margin-bottom: 6pt; text-align: justify;"><span>La natura di contravvenzione, infatti, impedisce di per sé stessa che in ordine ad un determinato reato si possano adottare misure cautelari (tranne il sequestro), si possano disporre intercettazioni telefoniche (anche se fra un po’, in grazia delle note modifiche legislative, non sarà facilissimo neanche trovare delitti nei cui procedimenti si possa usare questo mezzo d’indagine) ecc…. Insomma, che si possano svolgere da parte del P.M. indagini serie per provare ad arrivare ad una sentenza di condanna che, pure, nella più parte dei casi e per una variegata gamma di motivi (sospensione condizionale della pena, affidamento in prova ai servizi sociali ecc….), in relazione ad una contravvenzione non sarebbe portata a concreta esecuzione.</span></p>
<p style="margin-bottom: 6pt; text-align: justify;"><span>Ma v’è di più.</span></p>
<p style="margin-bottom: 6pt; text-align: justify;"><span>Attribuire ad un reato natura di contravvenzione, di fatto, per come è ridotta oggi la nostra “macchina della giustizia”, significa impedire in merito a quel reato, in una enorme quantità di casi, la stessa concreta possibilità di una condanna definitiva, a causa del famigerato meccanismo della prescrizione, ossia l’estinzione del reato, e dunque del processo, derivante dal decorso del tempo; significa, cioè, garantire in partenza, in un’intollerabile numero di casi, l’impunità agli autori di questo reato.</span></p>
<p style="margin-bottom: 6pt; text-align: justify;"><span>Per le contravvenzioni, infatti, i tempi di prescrizione sono di quattro anni, prorogabili a cinque nel caso in cui durante il procedimento vi sia stato un atto interruttivo del termine prescrizionale.</span></p>
<p style="margin-bottom: 6pt; text-align: justify;"><span>In cinque anni, in Italia, in molti, troppi procedimenti penali non si arriva neppure alla sentenza di primo grado; figuriamoci, dunque, in quanti procedimenti possa realisticamente prevedersi di potersi arrivare alla sentenza definitiva, quella, cioè, che di regola arriva dopo tre gradi di giudizio.</span></p>
<p style="margin-bottom: 6pt; text-align: justify;"><span>Questo ameno scenario da indulgenza plenaria preventiva riguarda tutti i reati contro l’ambiente previsti nel nostro ordinamento, dacché <span style="text-decoration: underline;">la qualifica di contravvenzioni è riservata a tutti i reati contro l’ambiente, </span>tranne l’ipotesi di “<strong><em>attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti</em></strong>”, statuita all’ <strong>art. 260</strong> del T.U., unica ipotesi delittuosa prevista dallo stesso Testo Unico, nonché, più in generale, in quest’ambito penalistico.</span></p>
<p style="margin-bottom: 6pt; text-align: justify;"><span>Il 24 aprile 2007 il Governo Prodi aveva approvato un disegno di legge che introduceva nel codice penale i delitti contro l’ambiente.</span></p>
<p style="margin-bottom: 6pt; text-align: justify;"><span>Al netto di critiche dottrinarie preventive curiosamente zelanti e puntute, anche perché spesso provenienti da parte di preclari studiosi che avevano brillato prima e continuano a brillare oggi (che il progetto di legge è stato affossato) per la loro serafica e, soprattutto, silente acquiescenza di fronte alla situazione di generalizzata impunità in questo contesto sopra tratteggiata, si trattava di un’iniziativa legislativa doverosa da parte di quell’Esecutivo, ma non per questo meno apprezzabile.</span></p>
<p style="margin-bottom: 6pt; text-align: justify;"><span>Gli attentati contro l’ambiente diventavano finalmente delitti e venivano introdotti direttamente nel codice penale, segno notorio, in un qualsiasi ordinamento, di attribuita centralità all’illecito penale in questione; si apprestava un apparato sanzionatorio di tutto rispetto alle varie fattispecie incriminatrici istituite; si mettevano, quindi, i magistrati nella condizione di perseguire effettivamente gli autori di questi crimini. </span></p>
<p style="margin-bottom: 6pt; text-align: justify;"><span>Ma, soprattutto, ed era questa forse la novità più significativa di tutta l’operazione, <span style="text-decoration: underline;">si prevedeva l’applicabilità anche a questa gamma di reati della normativa in materia di responsabilità amministrativa da reato delle imprese, prevista dalla legge 231\2001, il provvedimento legislativo, cioè, che istituisce una serie di sanzioni, di natura pecuniaria ed interdittiva, direttamente a carico degli enti nel cui interesse il reato sia stato compiuto.</span> In questo modo si responsabilizzavano direttamente le imprese e le si spingeva ad adottare, all’interno del loro ciclo produttivo – commerciale, un modello organizzativo utile ad azzerare, o quantomeno ad abbattere notevolmente, a monte le possibilità di commissione di reati contro l’ambiente legati alla vita, ma soprattutto agli interessi, dell’azienda in questione.</span></p>
<p style="margin-bottom: 6pt; text-align: justify;"><span>Insomma, con il disegno di legge in esame pareva che il governo provasse sul serio a garantire una tutela penale all’ambiente.</span></p>
<p style="margin-bottom: 6pt; text-align: justify;"><span>Meno di un anno dopo quel 24 aprile 2007 il governo Prodi cadde miseramente, e con lui precipitò in un baratro di oblio, quando non di vero e proprio boicottaggio, anche la sola idea di codificazione dei delitti contro l’ambiente. Ça va sans dire, giacché il governo ed il parlamento che sono venuti dopo, dallo stesso momento del loro insediamento, non si sono propriamente coperti di gloria ambientalista.</span></p>
<p style="margin-bottom: 6pt; text-align: justify;"><span>In conclusiva sintesi, oggi in Italia i reati contro l’ambiente sono ancora (e chissà ancora per quanto), in sostanza, crimini senza castigo, il che vuol dire che oggi in Italia l’ambiente è sostanzialmente senza tutela penale, ossia, per molti versi, senza tutela; con buona pace delle direttive europee, della sempre crescente sensibilità mondiale in questa materia, ma, soprattutto, di quella che in Ecuador oggi verrebbe considerata la vera parte lesa da questi reati: “</span><em>la Pacha Mama”, </em>la Madre Natura.</p>
<p style="margin-bottom: 6pt; text-align: justify;"><span>Almeno in questo caso, verrebbe da dedurne con un vago senso di desolazione, per garantirci un livello di civiltà e di salubrità ambientale un po’ più dignitoso, a migrare verso un paese “in via di sviluppo” dovremmo essere noi che viviamo in un paese “sviluppato”.</span></p>
<p style="margin-bottom: 6pt; text-align: justify;"><span>Fasano, 2 agosto 2009 </span></p>
<p style="margin-left: 247.8pt; text-align: justify; text-indent: 35.4pt; line-height: 150%;"><strong><span>Stefano Palmisano</span></strong></p>
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		<title>Una crisi di sistema</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Mar 2009 13:11:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La &#8220;religione&#8221; liberista rinnegherebbe se stessa nazionalizzando proprio quei templi dove ogni giorno si celebrano i riti del dio profitto? Sarebbe più appropriato parlare di &#8220;pre-privatizzazione&#8221; invece di &#8220;nazionalizzazione&#8221;. Si afferma quindi alla grande il principio fondante del capitalismo per il quale si socializzano le perdite mentre vengono privatizzati i profitti. Di seguito articolo integrale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" style="margin-left: 4px; margin-right: 4px;" title="Crisi Finanziaria" src="http://www.ilpiave.it/IMGART/020907/CRISI%20FINANZIARIA.jpg" alt="" width="201" height="132" />La &#8220;religione&#8221; liberista rinnegherebbe se stessa nazionalizzando proprio quei templi dove ogni giorno si celebrano i riti del dio profitto? Sarebbe più appropriato parlare di &#8220;pre-privatizzazione&#8221; invece di &#8220;nazionalizzazione&#8221;. Si afferma quindi alla grande il principio fondante del capitalismo per il quale si socializzano le perdite mentre vengono privatizzati i profitti. Di seguito articolo integrale di <strong>Michele Di Schiena</strong>.<span id="more-768"></span></p>
<p align="center"><strong>Una crisi di sistema</strong></p>
<p>La crisi finanziaria è oramai diventata una crisi economica globale che investe l&#8217;intera società ma che si abbatte in maniera devastante sulla vita della stragrande maggioranza delle persone: i cittadini con redditi medio-bassi e quelli che versano in situazioni di precarietà e di disoccupazione. Aziende che chiudono o sono in gravi difficoltà, licenziamenti, sospensioni dal lavoro col ricorso alla cassa integrazione, forte riduzione delle occasioni di lavoro per i giovani in cerca di primo impiego e per i disoccupati, allargamento dell&#8217;area del lavoro nero con i connessi ricatti e sfruttamenti, indebolimento dei presidi a tutela dei ceti più deboli: sono questi gli effetti di una congiuntura che diviene sempre più drammatica e provoca un crescente allarme sociale. Una crisi del capitalismo internazionale che ha nella catastrofe economica la sua manifestazione più immediatamente ed acutamente percepibile ma che si ripercuote su tutti i versanti  della convivenza civile perché è soprattutto una crisi di umanità, di valori, di speranze. Da qui la devastazione dell&#8217;ambiente con gravi ripercussioni climatiche, il dilagare della esclusione sociale ed il crescente tasso di violenza nei rapporti interpersonali e sociali. Ne consegue che le politiche nostrane per il controllo dell&#8217;immigrazione e per la sicurezza, tutte centrate esclusivamente sul rifiuto degli stranieri irregolari e su una indiscriminata repressione, risultano inefficaci e dannose, chiuse come sono all&#8217;esigenza di individuare ed aggredire la causa primaria di certi sconcertanti accadimenti.</p>
<p>Una causa che va ricercata nella cultura di quel &#8220;turbocapitalismo&#8221; che persino un iperliberista come Edward Luttwak accusava qualche anno addietro di <em>«di disintegrare la società in piccole èlite di vincitori e masse di perdenti». </em>Appaiono allora del tutto inadeguate le logiche e le misure con le quali si vuole fronteggiare la crisi in Occidente e, segnatamente, nel nostro Paese dove si continua ad affermare che il disastro economico che travaglia il pianeta è ascrivibile non al capitalismo in sé ma a certi abusi ed eccessi finanziari facilitati dal sistema di scambio simultaneo che negli ultimi anni ha utilizzato lo strumento di reti che avvolge il mondo. Per superare la crisi basterebbe dunque, secondo tale assunto, trovare il modo (impresa invero non facile) di liberare le banche dai titoli-spazzatura, di regolare il mercato finanziario con la predisposizione di nuove norme (destinate, come l&#8217;esperienza insegna, ad essere presto aggirate o superate) e di operare alcuni interventi di soccorso tra i quali si sta facendo strada, parrebbe anche nel nostro Paese frastornato dalla solita altalena di annunci e di smentite, la scelta di nazionalizzare le banche in seria difficoltà.</p>
<p>La &#8220;religione&#8221; liberista rinnegherebbe se stessa nazionalizzando proprio quei templi dove ogni giorno si celebrano i riti del dio profitto? Nessuna sorpresa .. perché non si tratta di vere nazionalizzazioni mosse dall&#8217;intento di indirizzare il credito verso finalità sociali e di riscoprire il valore della mutualità. Tutt&#8217;altro! Ce lo confermano infatti autorevoli fonti d&#8217;oltre Atlantico le quali precisano che l&#8217;obiettivo di queste nazionalizzazioni non è quello di fare acquistare da parte dei governi la proprietà &#8220;a lungo termine&#8221; delle banche in crisi perché le stesse, risanate dai loro debiti a spese dei cittadini, dovrebbero quanto prima possibile tornare sotto il controllo dei privati. Sicché sarebbe più appropriato parlare, con riferimento all&#8217;intero processo, di &#8220;pre-privatizzazione&#8221; invece di &#8220;nazionalizzazione&#8221;. Si afferma quindi alla grande il principio fondante del capitalismo per il quale si socializzano le perdite mentre vengono privatizzati i profitti.</p>
<p>Ed allora, se il capitalismo è una formazione sociale intrinsecamente contraddittoria e generatrice di instabilità, occorrerebbe farsi carico di affrontare il problema del suo superamento. Un discorso da fare ovviamente con necessario realismo dal momento che questo sistema può andare incontro in tempi brevi al suo disfacimento ma può avere ancora, come dice Giorgio Ruffolo, <em>«i secoli contati»</em>. Ne discende che per far fronte ad una congiuntura che colpisce la vita di milioni di uomini gli Stati devono indubbiamente intervenire sui centri nevralgici della crisi per puntellare enti e strutture che tengono in mano il destino di tanta povera gente. Ma dovrebbe trattarsi di interventi da operare nel quadro di una politica capace di guardare, come vuole la nostra Costituzione, allo Stato come ad un soggetto attivo nei processi economici e perciò in grado di intervenire per fare in modo che la proprietà privata abbia una funzione <em>&#8220;sociale&#8221;</em> e che l&#8217;iniziativa economica, riconosciuta e garantita come <em>&#8220;libera&#8221;, </em>venga <em>«indirizzata e coordinata a fini sociali»</em>.</p>
<p>Brindisi, 26 febbraio 2009</p>
<p align="center"><strong>Michele DI SCHIENA</strong></p>
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		<title>Riflettendo sulla guerra in Palestina</title>
		<link>http://www.asinistra.net/2009/01/10/riflettendo-sulla-guerra-in-palestina/</link>
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		<pubDate>Fri, 09 Jan 2009 23:26:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una guerra folle come tutte le guerre quella tra ebrei e palestinesi ma forse la più folle di tutte. Due comunità che, invece di vivere in pace ed in reciproca collaborazione, hanno fatto fallire tutti i tentativi di accordo ed hanno seminato l&#8217;una nel campo dell&#8217;altra morte, distruzione e paura. E ciò con costi enormemente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-full wp-image-726" style="margin-left: 4px; margin-right: 4px;" title="Massacro a Gaza" src="http://www.asinistra.net/wp-content/uploads/2009/01/massacro_gaza.jpg" alt="Massacro a Gaza" width="236" height="181" />Una guerra folle come tutte le guerre quella tra ebrei e palestinesi ma forse la più folle di tutte. Due comunità che, invece di vivere in pace ed in reciproca collaborazione, hanno fatto fallire tutti i tentativi di accordo ed hanno seminato l&#8217;una nel campo dell&#8217;altra morte, distruzione e paura. E ciò con costi enormemente più pesanti per i palestinesi in conseguenza della netta superiorità della potenza militare israeliana sostenuta e foraggiata dagli Stati Uniti. Di seguito articolo di <strong>Michele Di Schiena.</strong><span id="more-725"></span></p>
<p align="center"><strong>Riflettendo sulla guerra in Palestina</strong></p>
<p>Una guerra folle come tutte le guerre quella tra ebrei e palestinesi ma forse la più folle di tutte. Due popoli mediorientali in origine nomadi appartenenti entrambi al gruppo etnico e linguistico semitico; due culture diverse ma religiosamente accomunate per vie distinte dalla fede in un unico Ente supremo e da tormentate storie che si sono intrecciate in una limitata area del mondo; due nazioni che, l&#8217;una vantando una <em>&#8220;promessa&#8221;</em> divina e l&#8217;altra un diritto fondato sulla &#8220;<em>jihad</em>&#8220;, hanno in tempi diversi occupato con le armi la Palestina perdendone poi il controllo politico fino alla costituzione nel 1948 dello Stato d&#8217;Israele; due comunità che, invece di vivere in pace ed in reciproca collaborazione, hanno fatto fallire tutti i tentativi di accordo ed hanno seminato l&#8217;una nel campo dell&#8217;altra morte, distruzione e paura. E ciò con costi enormemente più pesanti per i palestinesi in conseguenza della netta superiorità della potenza militare israeliana sostenuta e foraggiata dagli Stati Uniti.</p>
<p>Ma perché non è stato possibile fermare subito la macchina bellica israeliana che, prendendo a pretesto uno sconsiderato attacco di Hamas (peraltro militarmente inoffensivo), ha scatenato nella Striscia di Gaza ancora una volta la sua micidiale potenza? Quali tortuosi interessi hanno tanto ritardato il doveroso intervento del Consiglio di Sicurezza dell&#8217;ONU che ha finalmente approvato, all&#8217;unanimità e con la sola astensione degli Stati Uniti, una risoluzione che chiede l&#8217;immediata cessazione del fuoco ed il ritiro completo delle forze israeliane da Gaza? E per quale motivo il nostro Governo non ha dato alcun apprezzabile contributo ai tentativi intesi a fermare il massacro coprendosi dietro certe rituali e vuote formule del linguaggio diplomatico?</p>
<p>La responsabilità di questo grave ritardo appartiene tutta alla politica estera del Presidente Bush. Una politica che ha stabilito in Israele la &#8220;torre di controllo&#8221; americana sull&#8217;intera area mediorientale, che nei tentativi di negoziato si è sempre sostituita alle Nazioni Unite e che si è caratterizzata per il pieno appoggio allo Stato ebraico e per una chiara ostilità verso tutte le rappresentanze del popolo palestinese. Ma il fatto è che la citata risoluzione è stata irresponsabilmente respinta dalle parti in conflitto e siccome il barbaro eccidio nella Striscia di Gaza continua va ricordato che l&#8217;art. 42 dello Statuto della Nazioni Unite attribuisce al Consiglio di Sicurezza, qualora le altre misure dovessero risultare inadeguate, <em>«il potere di intraprendere, con forze aeree, navali o terrestri, ogni azione che sia necessaria per mantenere o ristabilire la pace».</em></p>
<p>E non basta perché la risoluzione con la quale il Consiglio di Sicurezza decide l&#8217;uso della forza comporta sempre una diretta assunzione di responsabilità nella gestione delle operazioni militari da parte dell&#8217;Onu che si avvale di contingenti armati appartenenti a stati nazionali ma deve porli sotto un comando internazionale facente capo allo stesso Consiglio di Sicurezza. Né si potrebbe invocare, per giustificare l&#8217;attacco israeliano, il ricorso alla legittima difesa perché se è vero che la Carta dell&#8217;ONU riconosce all&#8217;art. 51 il diritto naturale di autotutela, è anche vero che essa sottopone l&#8217;esercizio di tale diritto alla precisa condizione che sia in atto <em>«un attacco armato contro un membro delle Nazioni Unite» </em>e riconosce comunque questo esercizio per un tempo limitato e circoscritto: <em>«fintantoché</em> &#8211; dice l&#8217;art. 51 dello Statuto &#8211; <em>il Consiglio di Sicurezza non abbia preso le misure necessarie per mantenere la pace e la sicurezza».</em> E ciò a voler prescindere dalla considerazione che la difesa deve essere sempre a proporzionata all&#8217;offesa.</p>
<p>Ma dove è il movimento per la pace? Quali scoramenti e quali difficoltà interne bloccano il movimento &#8220;altermondista&#8221;? Se il capitalismo neoliberista frana sotto il peso di una crisi economica probabilmente irreversibile, se c&#8217;è il pericolo che il sistema dominante possa fare più frequente ricorso allo strumento bellico ritenendolo l&#8217;unica strada percorribile per ritardare il suo declino, se si aggravano gli squilibri e le disuguaglianze sociali, se i governi dei maggiori Paesi e la comunità internazionale sembrano guardare più verso il passato che verso il futuro, se c&#8217;è il rischio che persino la speranza Obama possa essere imbrigliata dai grossi apparati di potere politico e militare, se questi sono i fatti ed i timori che caratterizzano l&#8217;attuale congiuntura, è allora davvero il momento nel quale dovrebbero scendere in piazza e far sentire la loro voce quei movimenti pacifici di protesta e di proposta che qualche anno addietro avevano acceso tante speranze nell&#8217;intero pianeta.</p>
<p>Brindisi, 09 gennaio 2009</p>
<p align="center"><strong>Michele Di Schiena</strong></p>
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		<title>Fermare il massacro nella Striscia di Gaza</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Jan 2009 14:46:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Siamo donne e uomini di diverse sensibilità religiose, idee filosofiche, convinzioni politiche.
Siamo, però, accomunati da una profonda vocazione di pace e di giustizia.
Ieri, è iniziata la fase finale dell&#8217;attacco al popolo di Gaza da parte dell&#8217;esercito israeliano. Un attacco criminale che fino ad oggi ha già provocato l&#8217;uccisione di più di 500 vite umane di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-full wp-image-720" style="margin-left: 4px; margin-right: 4px;" title="Gaza" src="http://www.asinistra.net/wp-content/uploads/2009/01/gaza_5_resize.jpg" alt="Gaza" width="127" height="179" />Siamo donne e uomini di diverse sensibilità religiose, idee filosofiche, convinzioni politiche.</p>
<p>Siamo, però, accomunati da una profonda vocazione di pace e di giustizia.</p>
<p>Ieri, è iniziata la fase finale dell&#8217;attacco al popolo di Gaza da parte dell&#8217;esercito israeliano. Un attacco criminale che fino ad oggi ha già provocato l&#8217;uccisione di più di 500 vite umane di uomini, donne e, soprattutto, bambini di Gaza.<span id="more-719"></span></p>
<p>Questo non può non gonfiare il cuore di dolore, di rabbia e d&#8217;indignazione in tutti gli uomini e in tutte le donne di pace e di giustizia.</p>
<p>A quei sentimenti, già di loro angoscianti, in questi orrendi momenti non può non aggiungersi altresì, in queste persone, in noi tutti una frustrante sensazione di impotenza.</p>
<p>In queste ore, quei sentimenti, ma soprattutto la necessità vitale per molti di &#8220;provare a fare qualcosa&#8221;, stanno facendo sorgere in tutto il mondo comitati spontanei di solidarietà col popolo di Gaza, ma, prima di tutto, di denuncia dell&#8217;aggressione e di richiesta ad Israele di cessare il fuoco.</p>
<p>Anche in Puglia si sono costituiti alcuni di questi comitati che hanno già organizzato manifestazioni pubbliche, fiaccolate nelle piazze, gesti di solidarietà concreta.</p>
<p>Ieri, si è svolta a Bari un&#8217;importante e partecipata manifestazione regionale.</p>
<p>Temiamo, però, che tutte queste pure significative e rincuoranti iniziative dal basso possano rimanere testimonianze nobili ma isolate e, soprattutto, ignote alla maggior parte delle persone. In quanto tali, sostanzialmente sterili ed inutili alla causa della pace e del popolo di Gaza.</p>
<p>Riteniamo, pertanto, necessario un momento unitario, mediaticamente visibile e, dunque, &#8220;politicamente&#8221;, nel senso più alto, rilevante di questo impegno diffuso.</p>
<p>Vogliamo, però, essere franchi con tutti i destinatari di questo appello e con tutti coloro cui dovesse esser sottoposto, perché crediamo la lotta per la pace inscindibile da quella per la giustizia e per la verità. Reputiamo, in tal senso, che la pace vera e duratura sia solo quella che si costruisce nella verità e nella giustizia.</p>
<p>Noi riteniamo che le responsabilità di questa immane carneficina di uomini, donne e, soprattutto, bambini innocenti siano del governo e dell&#8217;esercito israeliano.</p>
<p>Noi denunciamo che la guerra di sterminio che Israele sta conducendo in questi giorni contro un popolo inerme, quello di Gaza, è solo la prosecuzione con altri mezzi della guerra che quello stato, incommensurabilmente più ricco, potente ed armato di quel popolo senza stato, ha condotto con cinica determinazione negli ultimi due anni contro quello stesso popolo con l&#8217;embargo sull&#8217;energia elettrica, sul carburante, sui medicinali.</p>
<p>I firmatari di questo appello hanno idee diverse sul conto di Hamas e dei suoi metodi di resistenza a quella che è ancora a tutti gli effetti un&#8217;occupazione militare israeliana anche della striscia di Gaza.</p>
<p>Comunque la si pensi su Hamas, però, non è Hamas la causa di questa carneficina, né, men che meno, ne è l&#8217;obiettivo reale. Al massimo, ne è il criminale pretesto.</p>
<p>L&#8217;obiettivo reale, l&#8217;enorme, indifeso bersaglio umano di questo attacco, contrario ai più elementari principi del diritto internazionale e, prim&#8217;ancora, del senso di umanità, è la popolazione civile di Gaza: gli uomini, le donne, i bambini soprattutto.</p>
<p>Su queste basi, invitiamo tutti gli uomini e le donne di buona e pacifica volontà ad indire e praticare per venerdì 9 gennaio una giornata di sciopero della fame per chiedere:</p>
<p>1) al parlamento, al governo italiano ed alle regioni ogni utile iniziativa e pressione sul governo israeliano per far cessare immediatamente i bombardamenti e l&#8217;attacco di terra al popolo di Gaza, anche minacciando, in caso contrario, l&#8217;immediata interruzione di ogni rapporto di collaborazione economica e commerciale con Israele;</p>
<p>2) agli enti locali di approvare mozioni ed ordini del giorno di condanna dell&#8217;aggressione israeliana e di solidarietà concreta al popolo palestinese e di Gaza in particolare (gemellaggi, adozioni a distanza, invio di strumentazioni mediche e di medicinali ecc&#8230;.);</p>
<p>3) alla società civile, alle associazioni, ai singoli cittadini e cittadine di avviare ogni iniziativa, individuale ed associata, di pressione sul governo israeliano per far cessare l&#8217;aggressione (invio di e-mail di condanna all&#8217;ambasciata israeliana, sit-in, manifestazioni pubbliche fino al boicottaggio dei prodotti israeliani e delle imprese che trafficano con quel paese).</p>
<p>Fasano &#8211; Brindisi, 4\1\2009</p>
<p>Per adesioni: <a href="mailto:palmi.ius@avvstefanopalmisano.it" target="_blank">palmi.ius@avvstefanopalmisano.it</a></p>
<p><strong>Primi firmatari:</strong></p>
<p>Taysir Hasan &#8211; Responsabile comunità palestinese Puglia &#8211; Bari</p>
<p>Tonio Leone &#8211; Educatore &#8211; Fasano</p>
<p>Michele Di Schiena &#8211; Magistrato &#8211; Brindisi</p>
<p>Stefano Palmisano &#8211; Avvocato, Presidente di Salute Pubblica &#8211; Fasano</p>
<p>Maurizio Portaluri &#8211; Primario di radioterapia Ospedale Perrino Brindisi</p>
<p>Alessandro Langiu &#8211; Autore e attore teatrale &#8211; Taranto</p>
<p>Oronzo Mario Schena &#8211; Impiegato, Rappres. RDB Ufficio scolast. prov. Br &#8211; Fasano</p>
<p>Biagio Grassi &#8211; Operaio, Segretario Sezione PDCI Fasano</p>
<p>Nino Rubino &#8211; Operaio, Coordinatore regionale Sindacato dei Lavoratori Puglia &#8211; Fasano</p>
<p>Gino Stasi &#8211; Educatore, Presidente Medicina Democratica Brindisi</p>
<p>Giangi Tagliente &#8211; Impiegato &#8211; Monopoli</p>
<p>Ciccio Lussone &#8211; Studente &#8211; Fasano</p>
<p>Francesco Zizzari &#8211; Praticante Avvocato &#8211; Fasano</p>
<p>Gennaro Di Ceglie &#8211; Chimico &#8211; Fasano</p>
<p>Angelo Semerano &#8211; Ingegnere &#8211; Francavilla F.na</p>
<p>Riccardo Rossi &#8211; Ricercatore Enea &#8211; Brindisi</p>
<p>Ida Santoro &#8211; Impiegata &#8211; Brindisi</p>
<p>Rosa Matera &#8211; Project manager &#8211; Bari</p>
<p>Susi Brescia &#8211; Scrittrice &#8211; Fasano</p>
<p>Sara Pignone &#8211; Operaia &#8211; Bari</p>
<p>Michele Cecere &#8211; Impiegato &#8211; Bari</p>
<p>Donato Cippone &#8211; Consigl. comunale Indipendente di Bari, Rappresent. &#8220;Patto Popolare&#8221;</p>
<p>Leo Damiani &#8211; Rappresentante rete civica &#8220;Una città per tutti&#8221; &#8211; Bari</p>
<p>Bruno Marchi &#8211; Psicologo presso Comunità per Minori &#8211; Fasano</p>
<p>Sandra Paganini &#8211; Storica &#8211; Roma</p>
<p>Fulvio Grimaldi &#8211; Giornalista, documentarista &#8211; Roma</p>
<p>Anna Nacci &#8211; Musicista, Ass. &#8220;Tarantula Rubra&#8221; &#8211; Roma</p>
<p>Marco Alvisi &#8211; Ricercatore Enea, Presid. Ass. &#8220;Runi-Runi Bottega del Mondo&#8221; di Mesagne</p>
<p>Nicoletta Benatelli  &#8211; Giornalista e scrittrice &#8211; Venezia</p>
<p>Cosimo Pecere &#8211; Insegnante &#8211; Ostuni</p>
<p>Gaetano D&#8217;Elia -  Professore aggregato, Dirett. associaz. e rivista &#8220;Godwin Club Italia&#8221; &#8211; Ba</p>
<p>Emilio Gianicolo &#8211; Ricercatore CNR &#8211; Mesagne</p>
<p>Paolo Di Schiena &#8211; Avvocato &#8211; Brindisi</p>
<p>Franco Colizzi &#8211; Direttore Centro di salute mentale di Brindisi, Presidente nazionale AIFO</p>
<p>Paolo Nappo &#8211; Insegnante &#8211; Fasano</p>
<p>Leonardo Cecere &#8211; Praticante avvocato &#8211; Fasano</p>
<p>Giovanni Tinella &#8211; Impiegato &#8211; Fasano</p>
<p>Maria Pia Di Schiena &#8211; Insegnante &#8211; Brindisi</p>
<p>Franco Perrone &#8211; Impiegato &#8211; Lecce</p>
<p>Dominique Sbiroli &#8211; Geometra &#8211; Roma</p>
<p>Vito Bianchi &#8211; Docente e scrittore &#8211; Fasano</p>
<p>Giancarlo Canuto &#8211; Docente, Coord. Prov.le Movimento A Sinistra &#8211; Mesagne</p>
<p>Cosimo Guido &#8211; Educatore, Coord. Mesagne Movimento A Sinistra</p>
<p>Pompeo Molfetta &#8211; Medico, Capogruppo consiliare Mesagne A Sinistra &#8211; PRC</p>
<p>Graziano Santoro &#8211; Educatore &#8211; Mesagne</p>
<p>Maria Grazia Manca &#8211; Architetto</p>
<p>Antonio Moscato &#8211; Docente universitario &#8211; Lecce</p>
<p>Giovanni Giodice &#8211; Ricercat. CETMA, Volontario Gruppo EMERGENCY &#8211; Brindisi</p>
<p>Sara Passante &#8211; Avvocata &#8211; Bologna</p>
<p>Concetta Perna</p>
<p>Caterina Marini &#8211; Ricercatrice Università di Bari</p>
<p>Svara Giuseppa &#8211; Pensionata</p>
<p>Mousa Issa  &#8211; Ingegnere &#8211; Modena</p>
<p>Elisabetta Paolillo &#8211; Avvocata &#8211; Bari</p>
<p>Attilio Triggiani &#8211; Avvocato &#8211; Bari</p>
<p>Toni Matarrelli &#8211; Segretario prov.le PRC Brindisi</p>
<p>Rosa Capozzi &#8211; Presidente Centro Teseo Bari</p>
<p>Micelli Barbara, Tecnico di laboratorio</p>
<p>Mario Carlucci &#8211; Volontario Auser &#8211; Brindisi</p>
<p>Giuseppe Fecondo &#8211; Tutor Formazione Professionale- Bari</p>
<p>Monica Mottola, Direttore Commerciale &#8211; Noci</p>
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		<title>Fermatevi subito, fermiamoci tutti!</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Jan 2009 16:08:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Appello di Pax Christi: «quello in corso a Gaza è un massacro, non un bombardamento, è un crimine di guerra e ancora una volta nessuno lo dice». Parole di padre Manauel Musallam, parroco a Gaza. Un inferno di orrore, morte e distruzione, di lutti, dolore e odio si sta abbattendo in queste ore sulla Striscia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-full wp-image-716" title="Palestinesi a Gaza" src="http://www.asinistra.net/wp-content/uploads/2009/01/gaza.jpg" alt="Palestinesi a Gaza" width="210" height="127" />Appello di <strong>Pax Christi</strong>: <em>«quello in corso a Gaza è un massacro, non un bombardamento, è un crimine di guerra e ancora una volta nessuno lo dice».</em> Parole di padre Manauel Musallam, parroco a Gaza. Un inferno di orrore, morte e distruzione, di lutti, dolore e odio si sta abbattendo in queste ore sulla Striscia di Gaza e sul territorio israeliano adiacente. Di seguito comunicato integrale.<span id="more-717"></span></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Fermatevi Subito, Fermiamoci tutti!</strong></p>
<p><em>«quello in corso a Gaza è un massacro, non un bombardamento, è un crimine di guerra e ancora una volta nessuno lo dice» </em>P. Manauel Musallam, parroco a Gaza, 27 dicembre 2008. Un inferno di orrore, morte e distruzione, di lutti, dolore e odio si sta abbattendo in queste ore sulla Striscia di Gaza e sul territorio israeliano adiacente.</p>
<p><strong>A voi, capi politici e militari israeliani,</strong></p>
<p>chiediamo di considerare che insieme ai &#8216;miliziani&#8217; di Hamas state colpendo, uccidendo e ferendo centinaia di civili palestinesi. Non potete non averlo calcolato. Non potete non sapere che a Gaza non esistono obiettivi da mirare chirurgicamente. Non potete non aver messo in conto che da troppo tempo è la popolazione di Gaza a vivere sotto embargo, senza corrente elettrica, senza cibo, senza medicine, senza possibilità di fuga. Le vostre crudeli operazioni di guerra compiono opera di morte su donne, bambini e uomini che non possono scappare né curarsi e sopravvivere, essendo strapieni gli ospedali e vuoti i forni del pane. Ascoltate i vostri stessi concittadini che operano nelle organizzazioni israeliane per la pace: <em>«Siamo responsabili della disperazione di un popolo sotto assedio. Hamas da settimane aveva dichiarato che sarebbe stato possibile ripristinare la tregua a condizione che Israele riaprisse le frontiere e permettesse agli aiuti umanitari di entrare. Il governo d&#8217;Israele ha scelto consapevolmente di ignorare le dichiarazioni di Hamas e ha cinicamente scelto, per fini elettorali, la strada della guerra»</em>.</p>
<p><strong>Fermatevi Subito!</strong></p>
<p><strong>A voi, capi di Hamas, </strong></p>
<p>chiediamo di considerare che i vostri razzi artigianali lanciati verso le cittadine israeliane poste sul confine, sono strumenti ulteriori di distruzione e, per fortuna raramente, di morte, e creano inutilmente paura e tensione tra i civili. Sono una assurda e folle reazione all&#8217;oppressione subita, che si presta come alibi per un&#8217;aggressione illegale. Se foste più potenti, capi di Hamas, vorreste forse raggiungere i livelli di distruzione dei vostri nemici? E non essendolo, a che scopo creare panico, odio e desiderio di vendetta nei civili israeliani che vivono a fianco alla vostra terra? Quali strategie di desolazione, disumane e inefficaci, state perseguendo?</p>
<p><strong>Fermatevi Subito!</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>E noi donne e uomini che apparteniamo alla &#8217;società civile&#8217;,</strong></p>
<p><strong>Fermiamoci Tutti!</strong></p>
<p>Sostiamo almeno un minuto accanto a tutti i civili che soffrono. Alle centinaia di ammazzati palestinesi, che per noi non avranno mai nome e volto, come alla vittima israeliana. Alle centinaia di feriti palestinesi e ai fortunatamente pochi feriti israeliani. A chi ha perso la casa. A chi non può curarsi.</p>
<p>E poi, tutti insieme, alziamo la voce: non è questa la strada che porterà Israele a vivere in pace e sicurezza. Non è questa la strada che porterà i palestinesi a vivere con dignità in uno Stato senza più occupazione militare, libero e sovrano.</p>
<p>I media italiani in questi giorni hanno purtroppo mascherato una folle e premeditata aggressione -e soprattutto l&#8217;insopportabile contesto di un assedio da parte di Israele che per mesi ha ridotto alla fame un milione e mezzo di persone- scegliendo accuratamente alcuni termini ed evitandone altri.</p>
<p>La maggior parte dei quotidiani e telegiornali hanno affermato che <em>«è stato Hamas a rompere la tregua»</em>. Invece il 19 dicembre è semplicemente scaduta una tregua della durata concordata di sei mesi. L&#8217;accordo comprendeva: il cessate-il-fuoco, la sua estensione nel giro di qualche mese alla Cisgiordania e la fine del blocco di Gaza. Questi impegni non sono stati rispettati da Israele (25 palestinesi uccisi solo dalla firma dell&#8217;accordo) e quindi Hamas non l&#8217;ha rinnovato. Ancor più precisamente, già ai primi di novembre, Israele aveva rotto la tregua con una serie di attacchi a Gaza uccidendo altri 6 palestinesi.</p>
<p>Aiutiamoci allora a valutare criticamente le analisi spesso falsate dei media per dare maggior forza ad altre voci diventate grida: Solo poche ore fa, proprio a Gaza, il Patriarca di Gerusalemme celebrava la Messa di Natale riprendendo il suo Messaggio natalizio<em>: «Siamo stanchi. La pace è un diritto per tutti. Siamo in apprensione per l&#8217;ingiusta chiusura imposta a Gaza e a centinaia di migliaia di innocenti. Siamo riconoscenti a tutti gli uomini di buona volontà che non risparmiano sforzi per spezzare questo blocco».</em></p>
<p>La strada intrapresa invece, lastricata di sangue e macerie, condurrà la gente qualsiasi al macello. E i suoi capi alla sconfitta. In primo luogo alla sconfitta umana.</p>
<p align="right"><strong>Pax Christi Italia, 28 dicembre 2008</strong></p>
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		<title>Un anno che ci consegna amare lezioni e grandi messaggi</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Dec 2008 19:45:22 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sta per concludersi un anno nel quale è stato celebrato il 60° anniversario dell&#8217;entrata in vigore della nostra Costituzione avvenuta il 1° gennaio 1948 e della Dichiarazione Universale dei Diritti dell&#8217;Uomo adottata a Parigi il 10 dicembre successivo dall&#8217;Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Due eventi di straordinario valore perché nella storia del nostro Paese ed [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.asinistra.net/wp-content/uploads/2008/12/eleanor_roosevelt_declaration.jpg" rel="lightbox[700]"><img class="alignright size-full wp-image-701" style="margin-left: 4px; margin-right: 4px;" title="Dichiarazione dei diritti umani" src="http://www.asinistra.net/wp-content/uploads/2008/12/eleanor_roosevelt_declaration.jpg" alt="" width="281" height="210" /></a>Sta per concludersi un anno nel quale è stato celebrato il 60° anniversario dell&#8217;entrata in vigore della nostra Costituzione avvenuta il 1° gennaio 1948 e della Dichiarazione Universale dei Diritti dell&#8217;Uomo adottata a Parigi il 10 dicembre successivo dall&#8217;Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Due eventi di straordinario valore perché nella storia del nostro Paese ed in quella dell&#8217;intera umanità per la prima volta la politica ha proclamato solennemente la scelta di convertire il proprio potere, spesso drammaticamente segnato da tortuosità e violenze, in un generoso servizio in favore di ogni uomo affinché a tutti gli uomini fossero riconosciuti e garantiti i diritti innati ed essenziali che ad essi appartengono in forza della loro dignità personale. Di seguito articolo di <strong>Michele Di Schiena</strong><span id="more-700"></span></p>
<p align="center"><strong>Un anno che ci consegna amare lezioni e grandi messaggi</strong></p>
<p>Sta per concludersi un anno nel quale è stato celebrato il 60° anniversario dell&#8217;entrata in vigore della nostra Costituzione avvenuta il 1° gennaio 1948 e della Dichiarazione Universale dei Diritti dell&#8217;Uomo adottata a Parigi il 10 dicembre successivo dall&#8217;Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Due eventi di straordinario valore perché nella storia del nostro Paese ed in quella dell&#8217;intera umanità per la prima volta la politica ha proclamato solennemente la scelta di convertire il proprio potere, spesso drammaticamente segnato da tortuosità e violenze, in un generoso servizio in favore di ogni uomo affinché a tutti gli uomini fossero riconosciuti e garantiti i diritti innati ed essenziali che ad essi appartengono in forza della loro dignità personale.</p>
<p>Un profondo e sostanziale rinnovamento quello voluto dalla nostra Costituzione che fonda la Repubblica sul lavoro e che sancisce la pari dignità sociale dei cittadini per la promozione della quale lo Statuto medesimo assegna alle Istituzioni il compito di<em> «rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale» </em>che impediscono il pieno sviluppo della persona umana e la partecipazione dei lavoratori all&#8217;organizzazione politica, economica e sociale del Paese. Una svolta liberante e trasformatrice quella poi operata dalla Dichiarazione Universale dell&#8217;Onu la quale, dopo aver affermato nel preambolo che <em>«il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana costituisce &#8230; il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo»</em>, menziona i diritti inalienabili ed afferma che <em>«tutti gli esseri umani nascono liberi ed uguali in dignità» </em>aggiungendo che  essi <em>«devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza, che tutti sono uguali dinanzi alla legge», </em>che ogni individuo ha diritto al lavoro, alla salute, all&#8217;istruzione e alla cultura.</p>
<p>Le ricorrenze del duplice anniversario sono cadute in un anno durante il quale nel mondo è esplosa una gravissima crisi economica che sta facendo crollare il mito delle <em>«magnifiche sorti e progressive» </em>di un sistema iniquo che ha messo le sue mani pesanti sull&#8217;intero pianeta. Un sistema responsabile della fame di migliaia di uomini che ha finito per alimentare il barbaro scontro tra i &#8220;signori&#8221; della guerra ed i &#8220;profeti&#8221; del terrorismo uniti nel criminale impegno di mandare poveri e diseredati ad uccidersi tra loro ed a uccidere masse di inermi e di innocenti. E sono cadute queste ricorrenze nell&#8217;anno in cui in Italia si riaffacciano politiche destinate a far crescere disuguaglianze e discriminazioni.</p>
<p>La fase che stiamo vivendo è nera ma nessuno spazio va concesso al pessimismo perché, nonostante tutto, il progresso dell&#8217;umanità è inarrestabile ed i due eventi storici citati hanno indicato il cammino di civiltà che le forze della conservazione possono ostacolare ma non fermare e, ancor meno, ricacciare indietro. Ne sono consolante conferma l&#8217;elezione a Presidente degli Stati Uniti di Barak Obama e le speranze che hanno accompagnato tale avvenimento in ogni parte del mondo. Ma è giusto- e non lo si è fatto adeguatamente durante le celebrazioni dei ricordati eventi -  mettere in rilievo la distanza che separa lo spirito dei due documenti storici dalle logiche che negli ultimi tempi hanno segnato in negativo la vicenda politica del nostro Paese e quella internazionale. Così come è doveroso chiamare con il loro nome e cognome queste politiche ed i loro profeti: il turbocapitalismo neoliberista di Bush in America e di Berlusconi e Tremonti in Italia.</p>
<p>Quel ministro Tremonti che, ponendosi alla guida ideologica della destra, sta oggi tentando di vestire i panni del critico d&#8217;avanguardia del dominante sistema economico mentre rimane nei fatti ad esso aggrappato e si adopera per farlo sopravvivere dietro la fumosa formula della cosiddetta &#8220;economia sociale di mercato&#8221;. Un&#8217;operazione di lifting politico che la sinistra nostrana, distratta dalle sue diatribe interne e bloccata dai suoi complessi, stenta a disvelare. Una sinistra che fatica a mettere in campo progetti alternativi ispirati ai grandi valori dei due documenti che nel secolo scorso, all&#8217;indomani della seconda guerra mondiale, hanno acceso nel mondo ed in Italia la fiaccola della democrazia e della pace. L&#8217;anno che sta per chiudersi non è stato molto generoso ma ci ha consegnato certe amare lezioni e certi illuminanti messaggi che possono forse aiutarci nell&#8217;anno prossimo ed in quelli successivi.</p>
<p>Brindisi, 16 dicembre 2008</p>
<p align="center"><strong>Michele DI SCHIENA</strong></p>
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		<title>Obama: niente sarà più come prima</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Nov 2008 12:16:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dopo essersi precipitati a salire sul carro del vincitore, i conservatori di tutti i colori si sono affrettati a sostenere che l&#8217;elezione di Barack Obama a Presidente degli Stati Uniti non comporterà sostanziali cambiamenti come farebbero intravedere, in politica economica, gli annunciati contributi ad alcuni colossi industriali sull&#8217;orlo del fallimento e, in politica estera, la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" style="margin-left: 4px; margin-right: 4px;" title="Un murales su Barack Obama - photo by http://www.flickr.com/user/damonabnormal/" src="http://farm4.static.flickr.com/3150/2959155457_ff0a9b9b8e.jpg?v=0" alt="" width="240" height="159" />Dopo essersi precipitati a salire sul carro del vincitore, i conservatori di tutti i colori si sono affrettati a sostenere che l&#8217;elezione di Barack Obama a Presidente degli Stati Uniti non comporterà sostanziali cambiamenti come farebbero intravedere, in politica economica, gli annunciati contributi ad alcuni colossi industriali sull&#8217;orlo del fallimento e, in politica estera, la prudenza subentrata alla svolta ripetutamente proclamata durante la campagna elettorale. Di seguito articolo di <strong>Michele Di Schiena</strong>.<span id="more-658"></span></p>
<p align="center"><strong>Obama: &#8220;niente sarà più come prima&#8221;</strong></p>
<p>Dopo essersi precipitati a salire sul carro del vincitore, i conservatori di tutti i colori si sono affrettati a sostenere che l&#8217;elezione di Barack Obama a Presidente degli Stati Uniti non comporterà sostanziali cambiamenti come farebbero intravedere, in politica economica, gli annunciati contributi ad alcuni colossi industriali sull&#8217;orlo del fallimento e, in politica estera, la prudenza subentrata alla svolta ripetutamente proclamata durante la campagna elettorale. L&#8217;&#8221;eterno ritorno&#8221; insomma della tesi secondo la quale non ci sono disastri economici e tragedie belliche che possano mettere in discussione il capitalismo liberista, sempre in grado di fronteggiare crisi ritenute fisiologiche e di assestamento talvolta aggravate, come quella attuale, da errori ed abusi eliminabili con adeguati aggiustamenti.</p>
<p>Ora, non vi è dubbio che il neoeletto Presidente americano dovrà muoversi con cautela e realismo ma tutto lascia sperare, con buona pace di quanti si ispirano all&#8217;eterno gattopardismo, che il cambiamento ci sarà e toccherà punti strategici del sistema dominante. Obama ha invero impostato ieri tutta la sua campagna elettorale sulla esigenza di una più equa distribuzione della ricchezza ed oggi assicura non solo soccorsi in via di urgenza alle grandi industrie automobilistiche in crisi ma anche sostegno creditizio alle piccole e medie imprese e detassazioni dei redditi familiari fino a 200 mila dollari, accingendosi peraltro a riformare ben 200 decreti varati da Bush in materie di rilevante significato politico. Inoltre il vincitore delle elezioni americane ha ieri denunciato i fallimentari esiti della politica estera statunitense ed oggi si appresta ad accreditare il suo paese sullo scenario internazionale come una grande potenza di solidarietà e di pace.</p>
<p>Ma se così non fosse, se la forza del vecchio dovesse avere la meglio sull&#8217;attesa del nuovo, se le logiche della conservazione dovessero in qualche modo imbrigliare lo slancio innovativo del giovane Presidente o, peggio ancora, se qualche potere occulto (come è avvenuto per Martin Luther King e per i fratelli Kennedy) riuscisse ad eliminarlo fisicamente, ebbene neppure in questa fosca o drammatica ipotesi l&#8217;elezione di Obama cesserebbe di essere un evento eccezionale, una svolta epocale, un mutamento di rotta irreversibile nella storia dell&#8217;umanità. Il figlio nero di un immigrato, il discendente di un popolo povero e spesso schiavizzato, il germoglio statunitense dell&#8217;antica patria africana colonizzata e sfruttata dall&#8217;Occidente, un giovane che ha studiato e lottato contando solo sulle proprie forze è stato portato alla guida della nazione più potente del pianeta col voto strepitoso di milioni di cittadini americani di fedi e culture diverse, di diversa condizione sociale e di diverso colore della pelle .</p>
<p><em>&#8220;Niente sarà più come prima&#8221;</em>: ciò che dopo l&#8217;attentato alle Torri Gemelle si disse ieri con angoscia, va detto oggi all&#8217;insegna dell&#8217;ottimismo e della speranza. E sì, perché siamo di fronte ad un evento straordinario che non è frutto solo delle eccellenti doti personali del neopresidente ma è anche frutto di un moto di popolo, di un sussulto di coscienza civile e democratica del quale il mondo ha oggi grande bisogno, di un segno dei tempi col quale tutti dovranno domani fare i conti. Nessuna illusione perché il cammino verso una democrazia degna di questo nome sarà ancora lungo e faticoso nel mondo e nel nostro Paese dove la politica vincente sembra rivolta più verso il passato che verso il futuro. Ma anche nessuna rassegnazione perché ciò che occorre è un rinnovato impegno incoraggiato dalla speranza che la svolta americana abbia effetti anche da noi e possa aiutarci ad uscire dalle secche del pessimismo e della sfiducia nelle quali siamo da tempo arenati.</p>
<p>Brindisi, 12 novembre 2008</p>
<p align="center"><strong>Michele DI SCHIENA</strong></p>
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		<title>Una diversa politica per affrontare la crisi</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Nov 2008 17:06:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[I neoliberisti nostrani oggi, di fronte ad una devastante crisi finanziaria e ad una recessione che colpisce i più deboli, riscoprono sorprendentemente l&#8217;Europa, fingono di prendere le distanze dalla &#8220;loro&#8221; globalizzazione e ricorrono all&#8217;intervento pubblico guidati dalla cinica logica secondo la quale lo Stato serve solo per salvare il capitalismo dalla voracità insita nella sua [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" style="margin-left: 4px; margin-right: 4px;" title="Unimmagine della Borsa" src="http://www.romagnaoggi.it/public/images/borsa-usa-250.jpg" alt="" width="163" height="163" />I neoliberisti nostrani oggi, di fronte ad una devastante crisi finanziaria e ad una recessione che colpisce i più deboli, riscoprono sorprendentemente l&#8217;Europa, fingono di prendere le distanze dalla &#8220;loro&#8221; globalizzazione e ricorrono all&#8217;intervento pubblico guidati dalla cinica logica secondo la quale lo Stato serve solo per salvare il capitalismo dalla voracità insita nella sua natura che lo porta a divorare se stesso. Di seguito articolo integrale di <strong>Michele Di Schiena</strong><span id="more-622"></span></p>
<p align="center"><strong> </strong></p>
<p align="center"><strong>Una diversa politica per affrontare la crisi</strong></p>
<p>Hanno sostenuto per anni che il liberismo senza regole e senza &#8220;lacci e laccioli&#8221; avrebbe provocato uno sviluppo capace di assicurare benessere economico e migliori condizioni di vita ad un numero crescente di uomini e donne; hanno gridato ai quattro venti che l&#8217;intervento pubblico nell&#8217;economia doveva essere considerato un residuo di superate ideologie destinato ad un rapido e definitivo tramonto; hanno spocchiosamente affermato la superiorità della nostra civiltà sulle altre facendo riecheggiare un &#8220;uber alles&#8221; di nazista memoria; hanno detto che è giusto esportare nei paesi di diversa cultura la nostra democrazia anche ricorrendo alla guerra come si è disastrosamente creduto di fare col fallimentare intervento americano in Iraq; hanno snobbato l&#8217;Europa ponendo la politica estera del nostro Paese al servizio di quella di Bush che oggi viene rigettata dalla maggioranza degli americani.</p>
<p>Ed ancora: sono riusciti a capovolgere perfino il senso delle parole facendo in modo che passassero per &#8220;conservatori&#8221; i progressisti impegnati sul fronte della giustizia sociale e per &#8220;innovatori&#8221; i tutori dell&#8217;eterna &#8220;classe&#8221; dominante, sempre la stessa col mutare dei volti e delle casacche; hanno infine con tutti i mezzi tentato di svuotare la Costituzione dei valori che la collocano all&#8217;avanguardia delle più avanzate costituzioni moderne con l&#8217;intento di fondare la Repubblica non sul lavoro, come prescrive il nostro Statuto, ma su un simulacro della libertà, quella dei pochi privilegiati in danno dei diritti di tutti. La libertà senza confini e senza regole di una &#8220;casta&#8221; di finanzieri e di operatori economici che sullo scenario internazionale controlla i mercati, specula sull&#8217;andamento delle borse e regola a suo piacimento i flussi di capitale ed i tassi di interesse. Tutto questo hanno fatto i neoliberisti nostrani che oggi, di fronte ad una devastante crisi finanziaria e ad una recessione che colpisce i più deboli, riscoprono sorprendentemente l&#8217;Europa, fingono di prendere le distanze dalla &#8220;loro&#8221; globalizzazione e ricorrono all&#8217;intervento pubblico guidati dalla cinica logica secondo la quale lo Stato serve solo per salvare il capitalismo dalla voracità insita nella sua natura che lo porta a divorare se stesso.</p>
<p>Per fronteggiare il disastro che renderebbe più precaria la vita di milioni di uomini non vi è dubbio che gli Stati debbano intervenire sui centri nevralgici della crisi finendo per puntellare enti e strutture che, pur essendo responsabili della crisi medesima, tengono tuttora in mano il destino di tanta gente. Ma dovrebbe trattarsi di provvedimenti d&#8217;emergenza adottati per stato di necessità ed accompagnati da una politica economica diversa che, rifuggendo certo da ogni tentazione dirigistica, sia capace di guardare allo Stato come ad un soggetto attivo nei processi economici e perciò in grado di intervenire, in linea con quanto afferma la Costituzione, per fare in modo che la proprietà privata abbia una funzione <em>&#8220;sociale&#8221;</em> e che l&#8217;iniziativa economica, riconosciuta e garantita come <em>&#8220;libera&#8221;, </em>venga <em>«indirizzata e coordinata a fini sociali»</em>. Una filosofia questa della quale non c&#8217;è traccia nelle scelte del governo Berlusconi che si caratterizza per un ritorno alla vecchia politica economica fatta di tagli alla spesa pubblica che penalizzano gli Enti locali, il welfare e l&#8217;ambiente.</p>
<p>L&#8217;abolizione dell&#8217;Ici sulla prima casa per i più fortunati (per gli altri l&#8217;imposta era già stata eliminata da Prodi) ha infatti comportato la compensazione a carico dello Stato dei relativi introiti perduti dai Comuni con prelievi dal Bilancio che impoveriscono attività e servizi di utilità sociale. Di oltre 30 miliardi di euro sono i tagli progettati per i prossimi tre anni nei settori della sanità, della scuola e degli Enti locali. I redditi dei pensionati e dei lavoratori dipendenti subiscono poi una forte riduzione a causa di una inflazione programmata all&#8217;1,7% mentre quella reale si aggira intorno al 4% e mentre si continua a negare la restituzione del fiscal drag. Per citare solo qualche significativo atto di questa errata politica, vanno sottolineati il ripristino di quel capolavoro di precarietà che è il lavoro &#8220;ad intermittenza&#8221;, l&#8217;indebolimento dei provvedimenti previsti dal Testo Unico in materia di sicurezza sul lavoro e l&#8217;introduzione nelle aziende, in sostituzione dei libri paga e matricola, del &#8220;libro unico&#8221; del lavoro rendendo così più difficoltose le attività ispettive. Una politica discriminatrice portata avanti mentre l&#8217;OCSE ci informa che l&#8217;Italia è ai vertici della graduatoria mondiale delle disuguaglianze tra ricchi e poveri e che da noi le fasce privilegiate hanno un reddito 12 volte più alto di quello dei meno abbienti.</p>
<p>Ne discende che questo Governo, dietro la cortina fumogena degli annunci berlusconiani e dei giochi di prestigio anti-global di Tremonti, sta affrontando la crisi secondo una logica che è l&#8217;opposto di quella che si è tentato di accreditare con lo specchietto per le allodole della Robin Tax: sta togliendo ai poveri per dare ai ricchi e lo fa riuscendo ad ottenere il consenso di una parte di quella povera gente che sta pagando lo scotto di questa politica. E sì, perché si tratta di un consenso che, per l&#8217;abilità di chi lo suscita e lo gestisce, riesce ad alimentare se stesso compensando così le perdite di popolarità alle quali, come nel caso della scuola, l&#8217;Esecutivo va incontro man mano che ceti sociali, categorie e singoli cittadini fanno sofferta esperienza della dura realtà. Si punta insomma a fare in modo che il &#8220;si&#8221; al Governo divenga, come accade nel mondo della moda, una &#8220;tendenza&#8221;. Un&#8217;inclinazione quasi ineluttabile provocata dalle suggestioni di una politica-spettacolo che trova terreno fertile per i suoi successi in quelle aree di opinione pubblica fiaccate nella coscienza dalla cultura dominante e deluse dagli errori di quanti quella cultura avrebbero dovuto e dovrebbero apertamente combattere. Un consenso che, se l&#8217;opposizione saprà fare fino in fondo il suo dovere, potrà presto lasciare il posto ad un inarrestabile tracollo di quella fiducia di cui ha goduto finora il Governo.</p>
<p>Brindisi, 24 ottobre 2008</p>
<p align="center"><strong>Michele DI SCHIENA<br />
</strong></p>
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		<title>&#8220;Ammazzatecitutti&#8221; rischia di chiudere entro un mese</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Sep 2008 10:13:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Dall'Italia]]></category>
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		<description><![CDATA[Se entro il 16 ottobre prossimo, terzo anniversario dell&#8217;omicidio Fortugno e quindi della nostra &#8220;nascita&#8221;, non dovessimo riuscire a sanare ogni passivo saremo costretti a staccarci la spina da soli, archiviando prematuramente questa bellissima esperienza. Con la morte nel cuore. Di seguito l&#8217;appello di Aldo Pecora e Rosanna Scopelliti. Ogni approfondimento sul sito ammazzatecitutti.org



LETTERA APERTA [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.asinistra.net/wp-content/uploads/2008/09/ammazzatecitutti.jpg" rel="lightbox[567]"><img class="alignleft size-medium wp-image-568" style="margin-left: 4px; margin-right: 4px;" title="Ammazzatecitutti" src="http://www.asinistra.net/wp-content/uploads/2008/09/ammazzatecitutti.jpg" alt="" width="156" height="125" /></a>Se entro il 16 ottobre prossimo, terzo anniversario dell&#8217;omicidio Fortugno e quindi della nostra &#8220;nascita&#8221;, non dovessimo riuscire a sanare ogni passivo saremo costretti a staccarci la spina da soli, archiviando prematuramente questa bellissima esperienza. Con la morte nel cuore. Di seguito l&#8217;appello di <strong>Aldo Pecora</strong> e <strong>Rosanna Scopelliti</strong>. Ogni approfondimento sul sito <strong><a title="Ammazzatecitutti" href="http://www.ammazzatecitutti.org/">ammazzatecitutti.org</a></strong></p>
<p><strong></strong></p>
<p><strong></strong></p>
<p><strong></strong><a title="Ammazzatecitutti" href="http://www.ammazzatecitutti.org/" target="_blank"></a><span id="more-567"></span></p>
<p style="text-align: center;"><strong><em>LETTERA APERTA A CHI CI VUOLE BENE</em></strong></p>
<p><em>Cari italiani, care italiane, </em></p>
<p>quando abbiamo deciso di fondare Ammazzateci Tutti, in quel lembo di terra meravigliosa e disgraziata che si chiama <strong>Calabria</strong>, abbiamo cercato di concentrare le poche, pochissime risorse disponibili e le tante, tantissime speranze, di tutta quella gente che non ce la faceva più a vivere &#8220;<strong><em>incellophanata</em></strong><em>&#8220;</em> dall&#8217;<strong>omertà</strong> e, soprattutto, dalla <strong>paura</strong>.</p>
<p><strong>Per essere davvero liberi non ci siamo mai voluti legare a nessun carrozzone, né politico né imprenditoriale. </strong>Solo con il tempo abbiamo capito che è stata una scelta coraggiosa, una sfida più grande di noi, che ha certamente appesantito &#8211; non di poco &#8211; le già tante preoccupazioni che avevamo comunque messo in conto.</p>
<p>Pensate, invece, come sarebbe stato fin troppo conveniente e facile per noi sceglierci uno o più &#8220;Mecenate&#8221;, anche i meno peggiori e, nel portare silenziosamente acqua al loro mulino, ottenerne laute ricompense in termini economico-logistici (apertura sedi, pubbliche relazioni con gente che conta, produzione di gadget, pianificazione di campagne pubblicitarie,  ecc..).</p>
<p>Ma abbiamo fatto la scelta di essere come gli <strong><em>straccioni di Valmy</em></strong>, abbiamo scelto di combattere contro <strong>mostri pieni di soldi e di potere</strong>, anche <strong>indicandoli con nome e cognome</strong>, a nostro rischio e pericolo, facendo ogni giorno la nostra parte anche se rimanevamo e rimaniamo sempre più ai margini dello studio, delle professioni, delle assunzioni, dei diritti di cittadini, mentre chi ha  certamente <strong>meno titoli ma più amici</strong> nelle stanze del potere riesce a laurearsi, ottiene consulenze, incarichi, sponsorizzazioni. E il loro &#8220;esercito&#8221; diventa ogni giorno più potente ed incontrastabile, mentre il nostro fa i<strong> salti mortali </strong>per riuscire a sopravvivere e sostenere anche l&#8217;azione di magistrati ed uomini delle forze dell&#8217;ordine coraggiosi che si trovano finanche nella situazione di dover pagare loro la benzina delle auto di servizio o i toner nelle fotocopiatrici di caserme, commissariati e Procure.</p>
<p>Adesso bisogna ragionare seriamente sul ruolo e l&#8217;incisività che Ammazzateci Tutti può rappresentare in Italia oggi e domani, se e quanto valga la pena continuare.E lo facciamo iniziando a fare i cosiddetti &#8220;conti&#8221;: se in termini di consenso e sensibilizzazione il bilancio è in segno positivo ed in netta ascesa costante (partendo dalla Calabria <strong>oggi siamo in più di 8.000 ragazzi e ragazze in tutta Italia</strong>, dalla Lombardia, alla Sicilia, al Lazio, al Veneto, alla Puglia, al Piemonte, alla Campania), non possiamo dire altrettanto in termini di <strong>spese vive </strong>sostenute per mantenere aperta la baracca.</p>
<p>L&#8217;idea di portare sul web e nei territori le nostre rivendicazioni, la nostra voglia di gridare al mondo intero che l&#8217;Italia non è solo mafia, che non è colpa nostra se emergono sempre e solo i nostri peggiori concittadini, ci hanno portato a scommettere (e rischiare) <strong>sulla nostra stessa pelle </strong>il prezzo dell&#8217;impegno che ci siamo assunti tre anni fa di fronte a tutti gli italiani onesti.</p>
<p>E come se non bastassero le <strong>querele</strong>, le preoccupazioni, le <strong>intimidazioni</strong> implicite ed esplicite alle quali siamo ormai abituati, adesso ci troviamo nella situazione in cui &#8211; lo diciamo chiaramente &#8211; <strong>non possiamo più permetterci il &#8220;lusso&#8221; di continuare</strong> con le nostre attività sui territori e quelle telematiche.</p>
<p>Partiamo dal nostro sito internet, generosamente ospitato gratuitamente sin dalla nascita su un piccolo server di una azienda calabrese alla quale abbiamo procurato, con la nostra presenza, solo e soltanto danni e preoccupazioni.</p>
<p>Ci hanno defacciato il sito per decine di volte, siamo stati vittime di ben <strong>5 attacchi informatici</strong>, dei quali due violentissimi (che hanno costretto l&#8217;azienda a <strong>buttare il server </strong>ed acquistarne uno nuovo)  ed ora, proprio ieri, veniamo a sapere che, sempre a causa nostra, alcuni pirati informatici sono riusciti a violare nuovamente il server trasformandolo questa volta in uno &#8220;<em>zombie</em>&#8221; (così si definisce in gergo tecnico) atto a frodare migliaia di persone in tutto il mondo mediante <strong><em>phishing</em></strong> su conti bancari esteri. Per capire meglio la gravità della situazione basti pensare che siamo stati contattati direttamente dai responsabili della sicurezza informatica di due importanti<strong> istituti bancari in Australia ed il Belgio</strong>, i quali hanno anche tenuto ad informarci delle <strong>responsabilità penali</strong> di fronte alla legge nostre e dell&#8217;azienda che ci ospita.</p>
<p>Quantificare ora il danno economico e quello eventualmente penale, ci porta inevitabilmente a stabilire che la nostra esistenza dovrà essere indipendente da ogni preoccupazione futura e, quindi, essere disposti anche a trarne le estreme conseguenze: partendo dalla <strong>chiusura di Ammazzatecitutti.org </strong>e degli spazi di comunicazione ad esso collegati (forum, ecc..).</p>
<p>A questi conti che non tornano dobbiamo aggiungere diverse <strong>migliaia di euro di debiti</strong> contratti (anche personalmente) nell&#8217;organizzazione delle nostre iniziative (sostenute solo parzialmente dalle poche Istituzioni alle quali ci siamo rivolti).</p>
<p>Senza contare il fatto che ormai <strong>i nostri ragazzi stanno devolvendo interamente alla causa le loro paghette</strong> settimanali in ricariche telefoniche e fotocopie. Per questo ci appelliamo a tutti voi, chiedendovi un piccolo grande gesto di solidarietà; <strong>diventate  nostri &#8220;azionisti&#8221;, almeno noi cercheremo di non fare la fine di Parmalat e Alitalia.</strong></p>
<p>Non parliamo di milioni, a conti fatti basterebbero <strong>30 mila euro</strong> per farci riprendere fiato e metterci in condizione di fissare obiettivi di medio-lungo termine.</p>
<p><strong>Lo facciamo stabilendo una data simbolica: il 16 ottobre prossimo, terzo anniversario dell&#8217;omicidio Fortugno e quindi della nostra &#8220;nascita&#8221;. Se entro questa data non dovessimo riuscire a sanare ogni passivo saremo costretti a staccarci la spina da soli, archiviando prematuramente questa bellissima esperienza. Con la morte nel cuore.</strong></p>
<p>Dobbiamo dimostrarci <strong>persone serie</strong>, soprattutto con chi ci guarda da sempre con ammirazione, stima ed aspettative che non meritiamo, perché, come dice spesso <strong>Monsignor Giancarlo Bregantini</strong>, <em>«non basta sperare, bisogna saper organizzare la speranza»</em> ed evidentemente noi abbiamo fallito, non riuscendo ad organizzare degnamente le speranze di tutti noi, di tutti voi.</p>
<p>mercoledì 17 settembre 2008</p>
<p align="right"><strong><em>Aldo Pecora<br />
Rosanna Scopelliti</em></strong><em><br />
Coordinamento nazionale &#8220;Ammazzateci Tutti&#8221; </em>
</p>
<p align="right">
<p><strong>Si può sostenere Ammazzateci Tutti in 4 modi:</strong></p>
<p><strong>ON-LINE CON CARTA DI CREDITO</strong></p>
<p><strong>BONIFICO BANCARIO</strong><br />
inviando un bonifico bancario su BancoPosta intestato a:<br />
<strong><a href="http://ass.ne/" target="_blank">ASS.NE</a> &#8220;I RAGAZZI DI LOCRI &#8211; AMMAZZATECI TUTTI&#8221;</strong><br />
<strong>IBAN: IT14X0760103200000080253792 </strong><br />
<strong>ABI 7601 &#8211; CAB 3200 &#8211; c/c n. 80253792 </strong>- <strong>CIN: X </strong><br />
inserendo nella causale &#8220;<em>Donazione Autofinanziamento 2008/2009</em>&#8221;<br />
<em>Per i bonifici dall&#8217;Estero inserire il <strong>CODICE BIC/SWIFT </strong></em><strong>BPPIITRRXXX </strong></p>
<p><strong>BOLLETTINO DI CONTO CORRENTE POSTALE</strong><strong><br />
inviare un bollettino di c/c postale intestato a:<br />
ASS.NE &#8220;I RAGAZZI DI LOCRI &#8211; AMMAZZATECI TUTTI&#8221;<br />
conto corrente postale n. 8 0 2 5 3 7 9 2<br />
inserendo nella causale &#8220;<em>Donazione Autofinanziamento 2008/2009</em>&#8220;</strong></p>
<p><strong>VERSAMENTO SU CARTA &#8220;POSTEPAY&#8221;</strong><strong> </strong><strong>n. 4023 6004 6083 8552</strong></p>
<p><strong>Le donazioni a favore del Movimento sono deducibili</strong>, per maggiori informazioni <a href="http://www.ammazzatecitutti.org/sostieni-ammazzateci-tutti.php" target="_blank">consulta la pagina dell&#8217;Autofinanziamento</a>.</p>
<p>Una volta effettuata la donazione vi preghiamo di segnalare il versamento dell&#8217;importo all&#8217;indirizzo e-mail <a href="mailto:donazioni@ammazzatecitutti.org" target="_blank">donazioni@ammazzatecitutti.org</a> Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo, al fine di avere regolare riscontro dell&#8217;importo versato.<br />
I nominativi e l&#8217;ammontare delle donazioni ricevute saranno aggiornati costantemente sul nostro sito internet, salvo diversa indicazione da parte dei singoli donatori.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Se possibile, fate girare questo appello.</strong></p>
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		<title>Testimonianza dal Kenia in rivolta</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Jan 2008 15:23:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dal sito dell&#39;Associazione Huipalas, riprendiamo e rilanciamo la drammatica testimonianza diretta di Paolo Latorre, missionario comboniano a Korogocho &#8211; Kenya, sui drammatici sviluppi dello scontro in atto.
 

Testimonianza dal Kenia in rivolta 
La situazione del Kenya in questo momento &#232; molto critica. Ci sono scontri nelle maggiori citt&#224; del Kenya, e il rischio &#232; che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.asinistra.net/media/1/kenya.jpg" border="0" alt="Il Kenya in rivolta" title="Il Kenya in rivolta" hspace="4" width="185" height="134" align="right" />Dal sito dell&#39;<u><a href="http://www.huipalas.it/" target="_blank" title="Associazione Huipalas">Associazione Huipalas</a></u>, riprendiamo e rilanciamo la drammatica testimonianza diretta di <strong>Paolo Latorre</strong>, missionario comboniano a <strong>Korogocho &#8211; Kenya</strong>, sui drammatici sviluppi dello scontro in atto.</p>
<p> <span id="more-373"></span><br />
<hr />
<p align="center"><strong>Testimonianza dal Kenia in rivolta</strong> </p>
<p>La situazione del Kenya in questo momento &egrave; molto critica. Ci sono scontri nelle maggiori citt&agrave; del Kenya, e il rischio &egrave; che questi scontri gi&agrave; cruenti tra le due trib&ugrave; si inaspriscano. Qui a Korogocho abbiamo vissuto momenti molto drammatici, la nostra comunit&agrave; &egrave; situata al centro delle aree dove sono situate le due trib&ugrave;, l&#39;odio &egrave; fomentato dai fatti e anche da false informazioni, e questo fa partire attacchi da l&#39;una come dall&#39;altra parte.</p>
<p>Cerco ora di fare una rapida cronologia degli eventi in questi ultimi giorni.</p>
<p><strong>27-12-07</strong>: Giorno delle elezioni tanto atteso. Le elezioni si sono svolte con ordine e calma.</p>
<p><strong>28-12-07</strong>: tutti aspettano la proclamazione del vincitore dopo lo spoglio dei voti che viene seguito in diretta dalle tv statali e locali private. Raila sembra essere in testa con circa 1 milione di voti in pi&ugrave;. L&#39;annuncio dei risultati da parte della commissione elettorale viene rinviata varie volte e poi annunciata per il giorno seguente.</p>
<p><strong>29-12-07</strong>: Gi&agrave; in mattinata la tensione aumenta in citt&agrave; e poi scontri si svolgono a Kibera che &egrave; la circoscrizione di Raila. La tensione aumenta man mano che i voti di Kibaki crescono e raggiungono quelli di Raila per poi superarli nella mattinata successiva. La notte &egrave; turbolenta in varie parti della citt&agrave;, specialmente negli slums. Qui a Korogocho il bilancio &egrave; di 7 morti di etnia Luo tra cui due bambini</p>
<p><strong>30-12-07</strong>: si attende l&#39;annuncio della commissione elettorale, ma nel frattempo si capisce chiaramente che da parte di Kibaki ci sono stati brogli. Il tutto sembra inverosimile poich&eacute; tra i grandi perdenti ci sono 21 ministri pi&ugrave; molti parlamentari fedeli a Kibaki; non &egrave; possibile che i Keniani abbiano votato cos&igrave; maldestramente!! In serata avviene il giuramento di Kibaki a porte chiuse nella State House alla presenza di pochi rappresentanti aprendo cos&igrave; una grave crisi politica e sociale per il paese. Immediatamente dopo l&#39;annuncio del nuovo presidente in molte citt&agrave; come Kisumu, Eldoret e altre le violenze e scontri con la polizia portano a 124 il numero dei morti in un giorno solo.</p>
<p><strong>31-12-07</strong>: alle 6 del mattino I Luo di Korogocho sferrano un&#39;offensiva verso i Kikuyu, per vendicare i 7 morti. Questo comunque &egrave; il trend di queste ore in tutto il Kenya. Con p. Daniele e altri pastori della zona cerchiamo di fare una trattativa di pace, poi una processione pacifica gridando AMANI KWA WOTE WAKENYA (PACE PER TUTTI I KENYANI) e  cercando di dialogare con tutti i gruppi di giovani che si sono armati di machete e bastoni per difendere e/o attaccare. Attorno a noi respiriamo rabbia e tensione altissima, mentre il gruppo dei pacifisti si fa sempre pi&ugrave; esiguo comprensibilmente. Ci rendiamo conto che questa &egrave; una guerra tra poveri, che sono strumentalizzati dalla politica che qui come altrove trae giovamento dalla divisione per imperare meglio, poi tra questi giovani arrabbiati per i brogli ci sono anche ladri che traggono vantaggio dalla situazione per rubare e saccheggiare. Finalmente si raggiunge una tregua che ha come frutto una notte di S. Silvestro silenziosissima, un silenzio surreale, neanche un grido di gioia per il 2008 che da i suoi primi vagiti. Le iniziative di dialogo si tengono un po&#39; dappertutto ma tranne ai vertici, Kibaki non dice niente, sta zitto, un silenzio colpevole!!!</p>
<p><strong>1-01-08</strong>: la tensione &egrave; alta, poca gente viene a messa nella chiesa di St. John dove con p. Daniele celebriamo la messa per il giorno della Pace, anche per strada c&#39;&egrave; poca gente. Si comincia ad avvertire la mancanza di viveri, i negozi sono chiusi per paura o perch&eacute; saccheggiati; le donne per strada non siedono davanti alle loro solite pentole di fagioli e mais (Githeri) o pesce fritto. La situazione si fa confusa perch&eacute; ci sono spauracchi e voci distorte di attacchi da parte di bande che vengono da fuori, ci&ograve; crea allarme nelle comunit&agrave;. In tutto il paese si svolgono atti di violenza verso i Kikuyu come anche verso i Luo. Il pi&ugrave; grave &egrave; quello di Eldoret (citt&agrave; a nordovest del paese) dove in una chiesa (Assembly of God) 200 persone Kikuyu si rifugiano e 50 vengono arse vive. Molti i bambini e le donne. Nonostante tutto questo Kibaki tace.</p>
<p>Dati i fatti e le dichiarazioni ufficiali di brogli e data la strategica posizione del Kenya nell&#39;Africa dell&#39;est si ritiene importante un intervento della comunit&agrave; internazionale che faccia capire a Kibaki di mettersi da parte e di lasciar spazio ad un Governo di unit&agrave; nazionale, che rispetti la volont&agrave; della popolazione espressa con il voto del 27-12-07.</p>
<p>Come missionario in questi giorni sento di aver fatto ci&ograve; che &egrave; normale e ordinario per un cristiano: restare con la gente nelle sue gioie e nei suoi dolori per testimoniare la presenza dell&#39;Emanuele, Dio con noi. Se l&#39;amore di Cristo ci spinge in acque profonde non possiamo non stare in mezzo a queste situazioni per essere segno di speranza. La costruzione della pace e della convivialit&agrave; passa da questi crocevia e qui bisogna esserci!! E poi tale pace e convivialit&agrave; sono una delle poche vie possibili per un mondo nuovo dove ogni donna, uomo, bambino possono essere resi degni dei loro diritti ed educati ai loro doveri.</p>
<p>Tornando alla situazione del Kenya, non sappiamo se il peggio &egrave; passato o deve ancora venire, quel che sentiamo da questa baraccopoli &egrave; che il futuro non pu&ograve; essere scritto senza i poveri, gli esclusi. La politica internazionale dovrebbe imparare da tempi duri come questi del Kenya o del Rwanda o del Congo, Medio Oriente ecc. per promuovere un&#39;azione politica capace di diventare una &quot;alta forma di Carit&agrave;&quot; come dicevano all&#39;unisono G. Lapira e Paolo VI.</p>
<p>Grazie a quanti stanno pregando per noi missionari in Kenya, cos&igrave; ci aiutano ad essere segno di speranza e tenerezza di Dio.</p>
<p align="right"><strong>Paolo Latorre missionario comboniano &#8211; Korogocho &#8211; Kenya</strong></p>
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		<title>Le elezioni francesi e la missione della sinistra</title>
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		<pubDate>Sun, 13 May 2007 20:00:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dal Mondo]]></category>

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		<description><![CDATA[I risultati della consultazione popolare francese per l&#39;elezione del Presidente della Repubblica sono stati commentati nelle ottiche, spesso ristrette, della vicenda politica nostrana segnata dalle competizioni in atto tra le forze politiche dentro e fuori gli schieramenti del centrodestra e del centrosinistra. Di seguito intervento integrale di Michele Di Schiena. 

Le elezioni francesi e la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.asinistra.net/media/1/segolene_royal.jpg" border="0" alt="Segolene Royal" title="Segolene Royal" hspace="4" width="88" height="127" align="left" />I risultati della consultazione popolare francese per l&#39;elezione del Presidente della Repubblica sono stati commentati nelle ottiche, spesso ristrette, della vicenda politica nostrana segnata dalle competizioni in atto tra le forze politiche dentro e fuori gli schieramenti del centrodestra e del centrosinistra. Di seguito intervento integrale di <strong>Michele Di Schiena</strong>.<br /> <span id="more-284"></span><br />
<hr />
<p align="center"><strong>Le elezioni francesi e la missione della sinistra</strong></p>
<p>I risultati della consultazione popolare francese per l&#39;elezione del Presidente della Repubblica sono stati commentati nelle ottiche, spesso ristrette, della vicenda politica nostrana segnata dalle competizioni in atto tra le forze politiche dentro e fuori gli schieramenti del centrodestra e del centrosinistra. Comune &egrave; stata la sottolineatura del successo ottenuto da Nicolas Sarkozj e della sconfitta, considerata pesante, subita da S&eacute;gol&egrave;ne Royal. Ma per il resto c&#39;&egrave; stata una gara nell&#39;interpretare il responso elettorale ad <em>usum delfini</em>. L&#39;on.le Berlusconi ed il suo entourage vi hanno visto l&#39;inarrestabile declino della sinistra in Europa mentre i maggiori esponenti dell&#39;Unione hanno con vari accenti parlato di errori commessi dalla Royal, dal Partito Socialista e, pi&ugrave; in generale, dallo schieramento progressista francese nelle sue diverse componenti.</p>
<p>Guardando poi dentro le due coalizioni si coglie a destra l&#39;utilizzo dell&#39;esito delle elezioni francesi da parte di Forza Italia, di Alleanza Nazionale e della Lega (quest&#39;ultima con qualche sottolineatura dettata da preoccupazioni identitarie) per evidenziare, in implicita polemica con l&#39;UDC, la forza unitaria della destra francese a fronte della sostanziale irrilevanza politica del pur consistente raggruppamento guidato dal centrista Fran&ccedil;ois Bayrou. E ci&ograve; mentre l&#39;on.le Casini si rifugia nell&#39;interpretare il successo di Sarkozj come un grande risultato del Partito Popolare Europeo rivendicando un ruolo decisivo di equilibrio al &quot;centro&quot; moderato in Europa ed in Italia. Nell&#39;Unione infine l&#39;area del nascituro Partito Democratico si &egrave; subito prodotta nella esaltazione del carattere strategico del rapporto tra centro e sinistra moderata indicato come la <em>&laquo;nuova frontiera di ogni politica di progresso&raquo;</em> con il corollario dell&#39;esigenza che questa sinistra, attraverso un processo di mutazione genetica, debba rinunciare alla propria identit&agrave; e scioglierla nella miscela riformista. D&#39;altra parte, la sinistra di alternativa appare preoccupata a causa del segnale francese e per bocca del Presidente Bertinotti auspica la sua ricostruzione in una <em>&laquo;soggettivit&agrave; unitaria e pluralistica&raquo;</em> indicando l&#39;obiettivo di una nuova sinistra capace di recuperare la propria connotazione sociale per esercitare un&#39;influenza egemonizzante sulla cultura politica del Paese.</p>
<p>Ma il voto presidenziale francese &egrave; da considerare davvero, come la destra berlusconiana si &egrave; affrettata a sostenere provocando diffuse suggestioni, un duro colpo inferto alle speranze della sinistra europea ed italiana? C&#39;&egrave; invero da dubitarne ove si consideri che, nonostante le sue tante divisioni ed i suoi tanti errori, lo schieramento progressista francese ha ottenuto, in un Paese ancora suggestionato dal sogno della <em>&quot;grandeur&quot;</em> con le connesse inclinazioni conservatrici, un non trascurabile 47% dei suffragi conquistando quindi un consenso molto vicino alla met&agrave; del corpo elettorale. Un risultato significativo dal quale, come ha detto la candidata sconfitta, la sinistra francese pu&ograve; ripartire in vista della sua ripresa interpretando e portando avanti la protesta popolare sempre viva e forte in una societ&agrave; complessa e per molti aspetti contraddittoria. In ogni caso, quale che siano le opinioni sul voto francese, le ragioni per le quali la sinistra deve ritrovare la sua unit&agrave; ed investire tutte le energie nella &quot;sua&quot; missione sono ben pi&ugrave; profonde e trovano la loro origine nella tragica situazione planetaria.</p>
<p><em>&laquo;Ci&ograve; che i profeti del turbocapitalismo celebrano, predicano e chiedono &egrave; che l&#39;impresa privata sia completamente liberata da regolamentazioni governative, senza intromissioni da parte dei sindacati, senza pastoie sentimentalistiche sui destini dei lavoratori e di intere comunit&agrave; e senza precisare nulla sulla distribuzione della ricchezza &#8230; Permettere al turbocapitalismo di avanzare senza ostacoli significa disintegrare la societ&agrave; in piccole &eacute;lite di vincitori e masse di perdenti&raquo;</em>: &egrave; questa la confessione che qualche anno addietro si lasciava sfuggire in una sua pubblicazione (<em>&quot;La dittatura del capitalismo&quot;</em>, Mondadori, 1999) Edward Luttwak, noto esperto del Pentagono e profeta anch&#39;egli del neoliberismo, il quale aggiungeva che la disperazione provocata dall&#39;imperante capitalismo comporta inesorabilmente la repressione dei <em>&laquo;perdenti insubordinati&raquo;</em>. Una repressione che si esprime, all&#39;interno dei singoli stati, con la compressione dei diritti essenziali, l&#39;abbattimento delle tutele sociali ed il restringimento degli spazi di libert&agrave; per i dissenzienti e, sul piano internazionale, con le guerre &quot;preventive&quot; rivolte a controllare masse di diseredati ed a sintonizzare sugli interessi del &quot;pensiero unico&quot; culture diverse e popoli disobbedienti. Maturare nelle proprie coscienze la consapevolezza dell&#39;estrema iniquit&agrave; e dell&#39;assoluta intollerabilit&agrave; del sistema dominante e diffondere in ogni direzione tale consapevolezza: dovrebbe essere questa la pista di lancio di quella <em>&laquo;nuova cultura politica&raquo;</em> e di quel <em>&laquo;nuovo senso comune&raquo;</em> che la sinistra, accantonando complessi e divisioni, &egrave; chiamata a costruire rifondando se stessa.</p>
<p>Brindisi, 12 maggio 2007</p>
<p><strong>Michele DI SCHIENA</strong></p>
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