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I “Re Mida” delle fonti rinnovabili e il ruolo della Regione

  • Ambiente e Salute

Siamo fermamente convinti che per salvare il nostro territorio occorre sostituire le fonti di energia inquinanti con fonti rinnovabili nel quadro di riforme che comportino la riconversione ecologica del modello economico.  Dobbiamo tuttavia constatare che il ricorso alle fonti alternative di energia sta da noi avvenendo in modo dissennato. E quindi anche capaci di trasformare il fotovoltaico e l’eolico da scelte rivolte a migliorare la qualità della vita a strumenti di mercanteggiamento e di caotica aggressione all’ambiente. Di seguito l’intervento di Michele Di Schiena, Giorgio Sciarra

I “Re Mida” delle fonti rinnovabili e il ruolo della Regione

Siamo fermamente convinti che per salvare il nostro territorio e, in generale, l’intero pianeta dai disastri ambientali occorre sostituire le fonti di energia inquinanti con fonti rinnovabili nel quadro di riforme che comportino la riconversione ecologica del modello economico.  Dobbiamo tuttavia constatare che il ricorso alle fonti alternative di energia sta da noi avvenendo in modo dissennato a causa di alcuni “Re Mida” alla rovescia capaci di svilire tutto ciò che toccano e quindi anche di trasformare il fotovoltaico e l’eolico da scelte rivolte a migliorare la qualità della vita a strumenti di mercanteggiamento e di caotica aggressione all’ambiente.

Da parte della società Green Power (Enel) e della società 3M Energia (gruppo Zamparini) sono stati presentati nelle competenti sedi i progetti di due megacentrali fotovoltaiche: quella dell’Enel di 72 Mw per un’estensione di 140 ettari adiacenti al nastro trasportatore della centrale di Cerano e, l’altra, di 500 Mw nella stessa zona per l’estensione di 1500 ettari. Ma c’è di più perché a San Pancrazio Salentino risulta inoltre avviato l’iter per la realizzazione di un altro megaimpianto fotovoltaico mentre sull’intero territorio si moltiplicano iniziative per la costruzione di impianti fotovoltaici ed eolici precedute da convenzioni con privati che in vario modo vincolano a tali fini l’utilizzo di fondi e terreni agricoli. Ancora una volta quindi si guarda al nostro territorio come a una terra di conquista.

Stia tranquillo l’ex assessore all’ecologia Losappio che nessuno nel movimento ambientalista vuole capovolgere, come egli ha paventato in un recente intervento su questo giornale, l’ordine di rischio tra le fonti energetiche facendo un favore a Fitto e alla destra. Ma gli abusi vanno denunciati e bloccati rilevando che dietro di essi si intravede la sagoma proprio di quei poteri e di quelle logiche che Losappio vuole combattere.

Abbiamo apprezzato la politica energetica della Regione e l’impulso dato alle fonti rinnovabili ma oggi, all’impatto con la realtà, dobbiamo constatare che siamo di fronte ad un uso selvaggio degli strumenti operativi previsti e che perciò la normativa vigente va opportunamente adeguata. Come lo stesso Losappio, ha affermato in un altro suo intervento, stiamo vivendo una “nuova fase” nella quale “lo sviluppo delle rinnovabili non è stato accompagnato dalla riduzione della produzione da fossile indicata nel Pear”.

Una situazione quindi assai grave che la Regione Puglia deve affrontare con ogni determinazione e con la massima urgenza. Per parte nostra, con lo sguardo specificatamente rivolto alla situazione di Brindisi ribadiamo che nessun progetto dovrebbe essere autorizzato senza che preventivamente venga pattuita e precisata una consistente riduzione del carbone bruciato nelle centrali di Cerano e di Brindisi Nord (comunque non inferiore al 25%).

Brindisi, 7 settembre 2010

Michele Di Schiena, Giorgio Sciarra

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