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Un Primo Maggio con i problemi della disoccupazione e dell’Ateneo Salentino

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Sciopero GeneraleIl primo maggio è indubbiamente un giorno di festa perché il lavoro è il valore fondante della nostra Repubblica, un diritto-dovere di tutti i cittadini, uno strumento privilegiato di emancipazione sociale ed anche, per la più avvertita coscienza cristiana, un mezzo di elevazione spirituale e persino di santificazione personale. Di seguito articolo di Michele Di Schiena.

Un Primo Maggio con i problemi della disoccupazione e dell’Ateneo Salentino

Il primo maggio è indubbiamente un giorno di festa perché il lavoro è il valore fondante della nostra Repubblica, un diritto-dovere di tutti i cittadini, uno strumento privilegiato di emancipazione sociale ed anche, per la più avvertita coscienza cristiana, un mezzo di elevazione spirituale e persino di santificazione personale. Ma il primo maggio deve essere anche e soprattutto una giornata di riflessione sulla privazione del lavoro in danno di tanti cittadini e di tante famiglie e sul lavoro precarizzato, mal retribuito, ricattato, colposamente esposto a pericoli, umiliato ed offeso. Una riflessione che si deve tradurre nell’ impegno di civiltà rivolto a fare del lavoro e della sua dignità un punto fondamentale di riferimento per ogni progetto di progresso civile sia sul versante sociale che su quello propriamente politico.

Dobbiamo allora amaramente rilevare che la ricorrenza del primo maggio cade quest’anno in un momento in cui la disoccupazione cresce sensibilmente nel Mezzogiorno ed in Puglia con punte allarmanti che fanno registrare un record negativo di oltre il 16 per cento nel nostro Salento. Né possiamo sottacere il fatto che da noi in questi giorni la cultura, la ricerca ed il diritto allo studio (un diritto che per scelta costituzionale la Repubblica dovrebbe rendere «effettivo») rischiano di essere mortificati dalle difficoltà economiche in cui è venuto a trovarsi l’Ateneo salentino a seguito del taglio del 10 per cento dei finanziamenti statali. Una ingiustizia questa che deve essere denunciata anche come un colpo inferto al lavoro dal momento che non ci può essere vera dignità del lavoro se non c’è vera democrazia e non è immaginabile una vera democrazia senza un impegno pubblico decisamente e fortemente teso a promuovere l’istruzione a tutti i livelli come strumento indispensabile di cultura e di progresso. «Negli ordinamenti democratici – scriveva in proposito il grande giurista Pietro Calamandrei – la scuola ha un valore non solo politico ma si potrebbe dire costituzionale: i meccanismi della Costituzione democratica sono costruiti infatti per essere adoprati non dal gregge dei sudditi inerti ma dal popolo dei cittadini responsabili; e trasformare i sudditi in cittadini è miracolo che solo la scuola può compiere».

Ne discende che i tagli dei finanziamenti in danno dell’Università e l’aumento della disoccupazione in Puglia e nel Salento sono problemi legati tra loro non solo per le reciproche influenze negative ma anche perché sono la conseguenza di una politica più attenta alle questioni riguardanti la gestione del potere che a quelle concernenti i diritti essenziali delle persone ed i diritti vitali della comunità. Una politica che ha rinunciato ad affrontare seriamente le tragiche conseguenze della grave crisi economica con misure rivolte a sostenere i consumi venendo incontro alle esigenze delle fasce sociali più deboli e che sull’altare di un federalismo fiscale i cui costi restano un mistero rischia di penalizzare ulteriormente il Mezzogiorno e di impoverire ancor di più le casse dello Stato.

Sia allora questo primo maggio una giornata capace di dare incoraggiamento e sostegno a quanti sono impegnati a combattere le iniquità, gli squilibri e le emarginazioni che dolorosamente segnano la vita del Mezzogiorno e del nostro Salento. Un primo maggio quindi che non si consumi nella spensieratezza vacanziera di un giorno ma sia una giornata che si carica di consapevolezza, di vigilanza e di impegno concreto. Un primo maggio che sia ciò che è stato per decenni nella coscienza e nel cuore di milioni di uomini: la celebrazione del lavoro, la lotta per il suo riscatto e per il riconoscimento dei suoi diritti, il messaggio riformatore di una giornata che rifiuta il lavoro servile (nelle vecchie e nelle nuove forme) e che perciò si pone in vitale collegamento con il 25 aprile assumendone gli espliciti ed impliciti contenuti sociali, la memoria di un sofferto passato di ingiustizie e di asservimenti che non dovrà più tornare e la speranza in un mondo migliore che i realismi ed i pragmatismi di tutte le tinte non possono spegnere.

Brindisi, 29 aprile 2010

MICHELE DI SCHIENA

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Una Risposta to “Un Primo Maggio con i problemi della disoccupazione e dell’Ateneo Salentino”

  1. marilina mastrangeloon 01 giu 2010 at 11:27

    Caro Michele,sono in attesa di una sua analisi sul DdL del Governo circa la manovra economica e finanziaria; inoltre,in qualità di magistrato, la sua opinione sull’altra bravata governativa in vista della ‘legge bavaglio’…
    l’aspetto!

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