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Un ipotizzato braccio di ferro fra Vendola ed i partiti

  • Dall'Italia

Nichi VendolaCol seguente articolo Michele Di Schiena, pubblicato da “il Quotidiano”, replica alle accuse a Vendola di leader populista e plebiscitario. Ricordando come proprio 5 anni seguendo rigidamente le indicazioni dei partiti si è trovato coinvolto, suo malgrado, nelle vicende della sanità pugliese.

Un ipotizzato braccio di ferro fra Vendola ed i partiti

Sono ovviamente rispettabili tutte le opinioni sulla politica e sulle scelte di Nichi Vendola ma i fatti sono “argomenti testardi” e non si può perciò fare a meno di tenerli nel debito conto. Il prof. Egidio Zacheo, che prima delle elezioni regionali si era su questo giornale espresso contro la conferma di Vendola a candidato presidente, oggi attribuisce al governatore l’intenzione di emarginare le forze politiche «…con la resa al partito del leader carismatico, con un progressivo populismo e plebiscitarismo che debilitano il ruolo dei soggetti della mediazione (partiti, consiglio, commissioni)…». Un’accusa forte che sembra invero priva di qualsiasi persuasiva giustificazione se è vero come è vero che nel passato quinquennio Vendola ha tenuto conto, eccome, del peso dei partiti e ne è stato anche in qualche caso condizionato subendo scelte sbagliate (questo semmai gli si potrebbe rimproverare) con gli effetti rovinosi che sono sotto gli occhi di tutti. Effetti che avrebbero potuto portare il centro-sinistra ad una disastrosa sconfitta se la credibilità del presidente (la popolarità ne è una diretta conseguenza) e l’apprezzato lavoro di tanti collaboratori istituzionali e di tanti responsabili politici non avessero scongiurato il paventato evento.

L’esperienza di questi anni non accredita quindi la apodittica censura del prof. Zacheo alla cui attenzione di acuto osservatore politico non può certo sfuggire la considerazione che quando Vendola parla, come ha fatto all’indomani del clamoroso successo elettorale, di partiti «fuggiti» dalle loro responsabilità e diventati «ossi di seppia» non pensa certo ad una inimmaginabile democrazia senza partiti ma vuole solo amaramente segnalare la gravità della crisi in cui si dibattono le forze politiche. Una situazione di grave difficoltà che può esporre a rischio le nostre istituzioni e che induce il riconfermato Presidente, come ogni altro democratico preoccupato per il futuro del paese, ad avvertire l’esigenza di por mano al «necessariorisanamento», auspicato dallo stesso prof. Zacheo, per far recuperare ai partiti il ruolo di strumenti posti dalla Costituzione al servizio dei cittadini in modo da consentire ad essi di esercitare il «diritto di associarsi liberamente per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale».

«Assecondare la deriva nazionale verso un leaderismo scheletrico e assoluto o fare della Puglia l’esempio virtuoso di una articolata democrazia rappresentativa»: è questa l’alternativa prospettata dal prof. Zacheo partendo dalla persuasione che Vendola sia un’incarnazione del leaderismo, un soggetto quindi che il Consiglio Regionale dovrebbe fronteggiare ricorrendo, se necessario, ad un vero e proprio braccio di ferro. Un assunto davvero sorprendente. Ma chi lo ha detto che Vendola ha una spiccata tendenza al leaderismo? E perché mai il Consiglio dovrebbe ingaggiare con lui una prova di forza per ridurlo a miti consigli? Non è forse vero che la democrazia, a tutti i livelli, è veramente rappresentativa nella misura in cui è anche ed essenzialmente partecipativa? Le “fabbriche” vendoliane e le altre esperienze pugliesi di partecipazione democratica non sono impegni ai quali la politica dovrebbe guardare con lungimirante fiducia? E gli argini da porre, secondo Zacheo, alle «…satrapie regionali e locali” non vanno anche estesi ai poteri dei tanti ras che dalle direzioni nazionali dei partiti esercitano vere e proprie signorie sulle rispettive realtà periferiche? Costoro infatti non solo nominano i parlamentari di proprio gradimento in forza di una pessima legge elettorale i cui effetti perversi potrebbero essere in qualche modo circoscritti dal ricorso a correttivi interni di selezione democratica ma pretendono anche, in molti casi, di scegliere i candidati alla guida di governi regionali e locali senza il conforto di alcuna consultazione democratica di base.

E’ vero che il modello leghista e gli eccessi di federalismo sono il segno di uno smarrimento culturale e politico come lo sono anche e specialmente il berlusconismo e tutto ciò che gli somiglia. Ma questo è un altro discorso che non va fatto contro Vendola ma con lui e con tutti coloro che credono nella democrazia e nella partecipazione. Una crisi questa che dovrebbe indurre i partiti ad avviare, rinnovando se stessi, una profonda rigenerazione della politica che non può non passare attraverso una vera e propria rivoluzione etica da operare all’insegna dei grandi valori costituzionali e al servizio della forza liberante e trasformatrice che da essi promana. Questo è ciò di cui ha davvero bisogno il Paese e la Puglia. Il resto, come certe proposte sull’assegnazione delle presidenze delle commissioni consiliari di controllo e su talune modifiche da apportare allo statuto regionale, è materia di ordinario confronto democratico che non è giusto brandire come un oggetto contundente contro alcuno e meno che mai contro qualche valido compagno di viaggio scambiato per un insidioso avversario politico.

Brindisi, 22 aprile 2010

Michele DI SCHIENA

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3 Risposte to “Un ipotizzato braccio di ferro fra Vendola ed i partiti”

  1. marilina mastrangeloon 27 apr 2010 at 18:37

    I nomi della nuova Giunta di Nichi Vendola

    Nichi Vendola ha firmato i decreti di nomina dei 14 assessori della giunta. Le donne in giunta sono il vice presidente Loredana Capone (pd), con delega allo sviluppo economico; Marida Dentamaro (Pd), con delega al Federalismo e Sud, Maria Campese (Federazione della Sinistra), con delega a Personale, Semplificazione, Sport; Alba Sasso (Sel), con delega al diritto allo Studio e alla Formazione professionale. Confermata il ‘tecnico’ Angela Barbanente all’Urbanistica e Qualità del territorio, e Beni culturali; conferma anche per il ‘tecnico’ Silvia Godelli che avrà la delega al Turismo e al Mediterraneo. Una conferma, infine, anche per Elena Gentile (Pd) che avrà la delega al Welfare, lavoro, pari Opportunità, Pugliesi nel mondo. Gli uomini in giunta sono: Fabiano Amati (Pd), riconfermato, con delega Opere pubbliche e Protezione civile; confermato anche Dario Stefano (Pd) con delega Agricoltura, Caccia, Pesca; una conferma anche per il ‘tecnico’ Tommaso Fiore al quale rimane la delega alle Politiche sanitarie e per Michele Pelillo (Pd) al quale viene confermata la delega a Bilancio e programmazione, Fondi Strutturali, Fondi Fas; cambia invece la delega per Guglielmo Minervini (Pd) che diventa assessore ai Trasporti e alle Infrastrutture strategiche (era assessore alla Trasparenza). I volti nuovi tra gli uomini sono quelli di Nicola Fratoianni, attuale segretario regionale di Sel, al quale è stata affidata la delega alle Politiche giovanili e attuazione di programma e Lorenzo Nicastro (Idv), con delega a Ecologia e Ambiente. Vendola ha riservato a se le deleghe di Avvocatura regionale, Politiche legislative, Controllo interno, Controllo strategico, Politiche internazionali. Al momento della consegna delle deleghe l’unica assente era Marida Dentamaro che si trova all’estero per impegni precedenti.

    saluti

  2. maurizio portalurion 29 apr 2010 at 08:01

    le elezioni sono finite, chi è riuscito a farsi eleggere ha una bella rendita per 5 anni. ma i c. in c. della gente semplice restano dove stanno….

    http://generazione60.blogspot.com/2010/04/curarsi-fuori-dalla-puglia.html

  3. maurizio portalurion 02 mag 2010 at 12:20

    A PROPOSITO DI ALTRI C. IN C.
    http://www.brundisium.net/approfondimenti/shownotiziaonline.asp?id=6332

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