Il responso elettorale e i doveri dell’opposizione
Una consultazione segnata da un forte astensionismo e che ha premiato soprattutto la Lega e cioè un partito che certo non merita i reverenziali riconoscimenti che in questi giorni gli vengono tributati. E sì perché si tratta pur sempre di una forza politica che predica un paganesimo condito da strumentali integrismi cattolici, che è pervasa da tendenze xenofobe ed è caratterizzata dall’intento di trasformare le regioni del nord in “aree protette” rispetto al resto del Paese privilegiando all’interno di esse interessi forti e consolidate lobbies. Di seguito articolo di Michele Di Schiena.
Il responso elettorale e i doveri dell’opposizione
Una comunità in sofferenza, tradita, delusa, disarticolata nel suo tessuto sociale, frantumata in tante sacche di interessi partigiani, attraversata da tensioni e lotte prevalentemente finalizzate alla conquista del potere; una politica che esalta il “fare” prescindendo da ogni giudizio di valore, che svuota il Parlamento dei suoi poteri e rischia di dividere il Paese in aeree corporative, che punta a delegittimare la magistratura ed i più alti organi di garanzia, che non affronta le gravi conseguenze della crisi economica e comprime diritti essenziali in danno delle fasce sociali più deboli, che è segnata da corruzioni e da scandali, che semina illusioni per fiaccare le coscienze, che conferma un consenso di maggioranza ad un premier tanto populista da chiedere in una piazza romana con un ibrido di ritualità para-religiose e para-militari risposte corali di assenso e collettivi giuramenti di fedeltà al suo “verbo” da parte dei candidati alla guida delle Regioni; una democrazia sempre meno partecipativa e sempre più leaderista, sospinta verso derive autoritarie con imprevedibili sbocchi; una cultura intrisa di individualismo ed incline all’intolleranza, intessuta di battute volgari e di penosi lazzi, ossessionata dal “culto della personalità” ed indotta ad esaltare la ricchezza ed il successo: è questo il malinconico scenario che ci offre un berlusconismo in affanno e tuttavia rafforzato del recente responso elettorale.
Una consultazione segnata da un forte astensionismo e che ha premiato soprattutto la Lega e cioè un partito che certo non merita i reverenziali riconoscimenti che in questi giorni gli vengono tributati. E sì perché si tratta pur sempre di una forza politica che predica un paganesimo condito da strumentali integrismi cattolici, che è pervasa da tendenze xenofobe ed è caratterizzata dall’intento di trasformare le regioni del nord in “aree protette” rispetto al resto del Paese privilegiando all’interno di esse interessi forti e consolidate lobbies. Pur avendo il PdL registrato una riduzione di consensi in termini percentuali rispetto alle ultime elezioni politiche ed europee, il voto regionale ha indubbiamente premiato, con i successi ottenuti nel Piemonte e nel Lazio, il Cavaliere che ora parla con baldanza di riforme riferendosi non certo alle misure necessarie, come insegnava il grande costituzionalista Costantino Mortati, per vincere le resistenze del potere economico realizzando una trasformazione di fondo dei rapporti di produzione e di distribuzione del reddito per giungere ad un diverso equilibrio sociale, ma in effetti pensa solo a provvedimenti rivolti a modellare la Costituzione sulle proprie logiche e sui propri interessi confidando nel «celere obbedir» del suo entourage e dei suoi parlamentari.
Di fronte ad un simile quadro le opposizioni dovrebbero avere un sussulto di responsabilità e dovrebbero muoversi con determinazione e lungimiranza. Mai come in questo momento gli interessi di parte, le rivalità interne, gli orticelli coltivati in proprio, i protagonismi personali, le miopi rivincite ed i penosi “assolo” vanno messi decisamente da parte. L’opposizione (riformista, centrista, di sinistra, laica ed ambientalista) deve trovare il suo comune denominatore nella difesa e nel rilancio dei grandi valori costituzionali. E lo deve fare ponendo subito mano alla costruzione di una seria e credibile alternativa in grado di impedire che il Paese vada incontro ad amare esperienze. Di questa primaria esigenza devono rendersi conto non solo le dirigenze dei partiti nazionali ma anche i tanti capi e capetti di quelle aggregazioni e di quei gruppi di protesta che rischiano di trasformarsi in realtà autoreferenziali e che nelle recenti elezioni hanno fatto grossi regali al capo del Governo. Certo, i movimenti di protesta hanno valide ragioni e sarà pure vero che i partiti, come dice Vendola, sono «fuggiti» dalle loro responsabilità per diventare «ossi di seppia» ma è anche vero che essi sono strumenti indispensabili per il funzionamento della democrazia in quanto luoghi dove i cittadini, secondo il dettato costituzionale, si associano liberamente «per determinare con metodo democratico la politica nazionale». Ben vengano allora le “fabbriche” e tutte le altre valide esperienze di partecipazione politica ma nessuno pensi di salvare la democrazia demonizzando i partiti perché ciò che occorre è invece restituire ad essi la appannata o perduta identità, il ruolo disegnato dallo Statuto ed il necessario prestigio.
La rigenerazione politica del Paese non potrà mai diventare realtà se non sarà il frutto di una vera e propria rivoluzione etica. «Sentir, riprese, e meditar; di poco esser contento; da la meta mai non torcer gli occhi; conservar la mano pura e la mente; de le umane cose tanto sperimentar quanto ti basti per non curarle; non ti far mai servo; non far tregua coi vili; il santo Vero mai non tradir; né proferir mai verbo che plauda al vizio o la virtù derida»: il decalogo manzoniano, aggiornato e arricchito dai grandi valori sociali di giustizia e solidarietà, propone uno stile di vita esattamente agli antipodi di quello berlusconiano. Un condensato di saggezza e di esortazioni al buon vivere da tenere presente nel lavoro di risanamento morale che le sensibilità politiche e le agenzie educative più avvertite sono chiamate ad avviare per impedire che la morale privata e quella pubblica scivolino sempre di più verso gli oscuri e melmosi fondali dell’egoismo e del malaffare.
Brindisi, 02 aprile 2010
Michele Di Schiena

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