A Sinistra - Logo

Attentato a Berlusconi: la condanna e l’auspicio

  • Dall'Italia

Aggressione a BerlusconiA nessuno venga in mente – come qualche segnale può far temere – di utilizzare l’accaduto per rivolgere accuse irragionevoli ed ingiuste all’opposizione con l’intento di indebolirla e dividerla. E nessuno pensi di adottare provvedimenti rivolti a comprimere la libertà di manifestazione del pensiero innescando pericolose reazioni a catena e facendo così un regalo agli agitatori ed ai violenti di professione. Così come è da sperare che nessuno pensi di infliggere colpi mortali alla Costituzione.  Di seguito articolo di Michele Di Schiena.

Attentato a Berlusconi: la condanna e l’auspicio

La condanna ferma, incondizionata, assoluta dell’aggressione a Milano in danno del premier è un sentimento sul quale nessun democratico, nessun uomo dabbene, nessuna persona civile può nutrire il minimo dubbio. Lo sdegno verso atti del genere si carica poi di motivazioni particolarmente profonde e di grande forza etica in quanti, e per fortuna non sono pochi nel nostro Paese, si riconoscono nella cultura della non-violenza che Gandhi così definiva: «la non-violenza è la forza più grande di cui disponga l’umanità … l’uomo vive liberamente in quanto è pronto a morire, se necessario, per mano di suo fratello, mai ad ucciderlo. Qualsiasi assassinio o altra lesione, commessa o inflitta a un altro, non importa per quale ragione è un crimine contro l’umanità». Quella non-violenza che è stata testimoniata talvolta anche con la vita da tanti profeti disarmati (da Gandhi a Martin Luter King, da Giorgio La Pira a Nelson Mandela) e che ha avuto la più sublime proclamazione duemila addietro da parte di Chi chiamò beati i costruttori di pace, invitò gli uomini a praticare l’etica del perdono ed intimò al suo più vicino seguace di riporre nel fodero la spada estratta per sottrarlo ad una ingiusta cattura.

Riproporre la cultura della non-violenza e della solidarietà è oggi necessario se si vogliono contrastare le sempre più diffuse inclinazioni verso l’opposta cultura che privilegia su ogni altra ragione quelle del successo, della ricchezza, del profitto, del tornaconto personale e di tutti gli impulsi negativi che hanno la loro origine in quella “volontà di potenza” di nitchiana memoria le cui deleterie influenze su certa politica di ieri e di oggi appaiono davvero innegabili. Ebbene la solidarietà e la non-violenza sono due grandi valori di cui è pervasa la nostra Costituzione che riconosce i diritti umani fondamentali a partire da quello della vita e che ripudia la guerra ed ogni attentato all’integrità fisica ed alla libertà della persona. Una Costituzione che con particolare attenzione tutela i diritti di libertà prescrivendo che «tutti hanno il diritto di manifestare liberamente il loro pensiero con la parola, lo scritto ed ogni altro mezzo di diffusione» ed aggiungendo che «la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure».

A nessuno venga allora in mente – come qualche segnale può far temere – di utilizzare l’accaduto per rivolgere accuse irragionevoli ed ingiuste all’opposizione con l’intento di indebolirla e dividerla. E nessuno pensi di adottare provvedimenti rivolti a comprimere la libertà di manifestazione del pensiero innescando pericolose reazioni a catena e facendo così un regalo agli agitatori ed ai violenti di professione. Così come è da sperare che nessuno pensi di infliggere colpi mortali alla Costituzione con riforme che, intervenendo formalmente sulla seconda parte di essa (quella ordinamentale), finirebbero per incidere pesantemente sulla prima parte dello Statuto mettendo a rischio alcuni diritti fondamentali ed alterando il disegno di una democrazia partecipativa costruita sulla mediazione dei partiti ed impegnata ad operare, come scriveva il grande costituzionalista Mortati, «una trasformazione di fondo dei rapporti di produzione e di distribuzione del reddito, per giungere ad un diverso equilibrio sociale».

Progetto di società e metodi per realizzarlo, scelte e regole, dinamiche e garanzie, fini e mezzi, i secondi sempre in funzione dei primi e questi a quelli organicamente legati da un inscindibile rapporto: è questa l’anima ed insieme la struttura della Costituzione del ’48 che può essere indubbiamente aggiornata per adeguarla a certe mutate esigenze ma che non è possibile stravolgere senza determinare un mutamento di regime aprendo la strada ad imprevedibili e pericolosi sviluppi. Alla vibrata condanna del gesto inconsulto, che resta gravissimo anche se commesso da una persona isolata e con problemi psichici, si accompagna quindi l’auspicio che vengano accantonati comportamenti e scelte che hanno determinato difficoltà di rapporti tra i poteri dello stato e gravi tensioni tra le forze politiche e che venga accolto l’appello del Presidente Napolitano perché «ogni contrasto politico ed istituzionale sia ricondotto entro i limiti di un responsabile autocontrollo e di un civile confronto »

Brindisi, 14 dicembre 2009

Michele Di Schiena

Articoli correlati

Trackback URI | Comments RSS

Lascia un Commento