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Ritrovare un’etica pubblica capovolta e tradita

  • Dall'Italia

Corte CostituzionaleI comportamenti e le sortite del premier e dei suoi fedelissimi (ma talvolta anche di qualche rissoso esponente dell’opposizione) stanno creando dannose assuefazioni. Appare perciò doveroso sottolineare che la menzionata dichiarazione del premier contro il Capo dello Stato è rivelatrice di una mentalità in aperto e stridente contrasto con la cultura e le regole della Costituzione e del nostro ordinamento che ad essa si ispira: una mentalità per la quale il fine giustifica i mezzi, anche i più scorretti, ed i fini meritevoli di essere perseguiti sono solo quelli ritenuti tali dal Cavaliere. Di seguito intervento integrale di Michele di Schiena.

Ritrovare un’etica pubblica capovolta e tradita

«Non mi interessa cosa ha detto il Capo dello Stato, io mi sento preso in giro»: così il premier ha duramente commentato la puntualizzazione di Napolitano che, accusato di esercitare le sue funzioni con inclinazioni di parte, si era difeso affermando che il Presidente della Repubblica «sta dalla parte della Costituzione esercitando le sue funzioni con assoluta imparzialità e in uno spirito di leale collaborazione istituzionale». Ora, sorprende ed è motivo di riflessione il fatto che i commenti alle reazioni concernenti la sentenza della Consulta sul lodo Alfano non abbiano adeguatamente rilevato l’estrema gravità della frase «io mi sento preso in giro» pronunciata da Berlusconi con un implicito ma chiarissimo riferimento agli interventi nei confronti dei giudici della Consulta e segnatamente di quelli di nomina presidenziale. Interventi che il Capo dello Stato avrebbe dovuto operare, secondo le arbitrarie attese del Cavaliere, per caldeggiare una pronuncia dell’alto Collegio nel senso della legittimità della legge che metteva al riparo Berlusconi (ed altre tre elevate cariche dello Stato) da procedimenti e decisioni giudiziarie in merito a reati di qualsiasi natura.

I comportamenti e le sortite del premier e dei suoi fedelissimi (ma talvolta anche di qualche rissoso esponente dell’opposizione) stanno creando dannose assuefazioni. Appare perciò doveroso sottolineare che la menzionata dichiarazione del premier contro il Capo dello Stato è rivelatrice di una mentalità in aperto e stridente contrasto con la cultura e le regole della Costituzione e del nostro ordinamento che ad essa si ispira: una mentalità per la quale il fine giustifica i mezzi, anche i più scorretti, ed i fini meritevoli di essere perseguiti sono solo quelli ritenuti tali dal Cavaliere. Nella logica di Berlusconi il Presidente della Repubblica, che aveva firmato il lodo Alfano, avrebbe dunque dovuto attivarsi per favorire la salvaguardia della discussa legge contattando alcuni giudici della Consulta e facendo in sostanza leva su argomenti del seguente tenore opportunamente ovattati: “ti raccomando la legge perché io ho ritenuto di firmarla e cerca di tenere presente che sei nella Consulta perché io ti ho nominato”.

Un messaggio da far giungere ai magistrati in questione o privatamente (sul modello dell’incontro nella nota cena tra Berlusconi e due giudici della Consulta nominati dal Parlamento) oppure, come ha dichiarato l’on.le Ghedini durante la trasmissione Anno Zero, con un intervento pubblico, questo sì scandalosamente di parte, in favore del lodo Alfano nel corso del dibattito che ha preceduto la decisione della Corte. Siamo davvero di fronte all’assurdo: atti di pressione operati da un qualunque cittadino nei confronti di un qualsiasi giudice chiamato a decidere un caso controverso, giustamente considerati riprovevoli se non anche in alcuni casi penalmente illeciti, sarebbero secondo il Presidente del Consiglio da considerare opportuni e lodevoli se messi in atto nei confronti di magistrati appartenenti all’alta Corte di garanzia chiamata a decidere sulla legittimità costituzionale delle leggi.

La Consulta quindi, respingendo interferenze e pressioni, ha confermato il suo ruolo di supremo organo di giustizia a tutela dello Statuto ed il Presidente Napolitano, reagendo con equilibrio e fermezza agli insulti di Berlusconi e del suo entourage, ha ribadito di essere sempre e solo dalla parte della Costituzione. Due buone notizie per quell’Italia che è stanca di certi miserevoli andazzi, che si riconosce nel grande principio per il quale tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge e che deve trovare la forza di indignarsi di fronte a logiche, comportamenti e pretese che sono espressione di un’etica pubblica capovolta e tradita. Ebbene, questa Italia deve uscire allo scoperto per far sentire la sua voce. Deve riproporre con forza i valori costituzionali e dare vita ad un movimento capace di spingere perché le istituzioni e le strutture pubbliche si pongano al servizio esclusivo del bene comune liberandosi da deviazioni e lassismi; perché i partiti, che vanno riscoperti come articolazioni vitali del sistema democratico, recuperino il loro ruolo di strumenti attraverso i quali matura e si organizza la volontà popolare; perché i cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche, a partire da quelli che si trovano ai vertici dello Stato, avvertano il dovere, come dice l’art. 54 della Costituzione, di adempierle con disciplina ed onore; perché le formazioni sindacali svolgano sempre meglio la funzione di partecipazione e di progresso sociale; perché la politica e l’economia non ruotino rispettivamente intorno alle ossessioni del potere e del profitto ma siano guidate da una logica di servizio in favore degli interessi e dei bisogni comunitari; perché la cultura, lo spettacolo e i mezzi della comunicazione sociale siano liberati da tutto ciò che tenta di condizionarli ed utilizzarli per fini estranei agli obiettivi di crescita culturale e civile.

Brindisi, 9 ottobre 2009

Michele DI SCHIENA

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