L’attacco a Boffo e alla Chiesa
La strategia dell’entourage del premier, in questi giorni clamorosamente lanciata da “il Giornale” di Feltri e dal quotidiano “Libero” di Belpietro, è chiara:finché qualcuno «ficcherà il naso sotto le lenzuola di Berlusconi» gli organi d’informazione vicinissimi al Cavaliere ficcheranno il loro nella vita privata e negli affari dei critici del “capo”. Siamo quindi di fronte ad una operazione studiata a tavolino e messa in atto con l’intento di squalificare le voci fuori dal coro, di confondere le acque e di bloccare ogni dissenso ed ogni censura. Di seguito articolo integrale di Michele Di Schiena
L’attacco a Boffo e alla Chiesa
La strategia dell’entourage del premier, in questi giorni clamorosamente lanciata da “il Giornale” di Feltri e dal quotidiano “Libero” di Belpietro, è chiara: finché qualcuno «ficcherà il naso sotto le lenzuola di Berlusconi» gli organi d’informazione vicinissimi al Cavaliere ficcheranno il loro nella vita privata e negli affari dei critici del “capo”. Siamo quindi di fronte ad una operazione studiata a tavolino e messa in atto con l’intento di squalificare le voci fuori dal coro, di confondere le acque e di bloccare ogni dissenso ed ogni censura. Si querelano i giornalisti de “la Repubblica” per le famose “dieci domande” sui noti argomenti scabrosi, si cerca di comprimere l’autonomia di Rai 3 per assicurare il controllo su tutte le reti del duopolio televisivo, si manda in avanscoperta la Lega per minacciare con la revisione del Concordato la Chiesa rea di aver duramente condannato leggi e politiche disumane che stanno provocando immani tragedie e, da ultimo, si attacca il direttore di Avvenire Dino Boffo colpevole di avere dato voce sul suo giornale allo sconcerto ed ai richiami dell’episcopato italiano per certe frequentazioni e certi licenziosi intrattenimenti del Cavaliere.
Uno stile di vita, quello del premier, che non solo offende la morale cattolica ma che è anche in aperto contrasto con l’etica costituzionale e cioè con quel complesso di valori, principi e direttive che pervadono il nostro Statuto. Un grande messaggio che, con riferimento ai doveri di chi opera nelle istituzioni, viene esplicitato dallo Statuto medesimo nell’art. 54 il quale, dopo aver precisato che i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservare la Costituzione e le leggi, significativamente afferma che coloro ai quali «sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore». Con «disciplina» perché a questi cittadini è richiesta l’osservanza di tutte le norme obbliganti col responsabile dominio dei propri istinti, impulsi e desideri e con «onore» perché essi devono poter vantare una dignità meritevole di considerazione positiva sul piano sociale ed hanno perciò l’obbligo di astenersi anche nella vita privata da comportamenti ritenuti gravemente riprovevoli dalla “communis opinio”.
Con l’attacco cinico e rozzo al direttore di “Avvenire” il gruppo berlusconiano al potere ha allargato il fronte della sua offensiva cercando di colpire e di intimidire non solo le voci critiche dell’opposizione politica e sociale ma anche quanti ai massimi livelli della Chiesa cattolica considerano inaccettabili certe scelte e certi comportamenti e sentono il dovere di censurarli e correggerli. Un dovere quindi propriamente pastorale esercitato peraltro nei confronti di un personaggio che non perde occasione per ostentare la sua fedeltà alla Chiesa e per presentarsi come un indomito vessillifero della più ortodossa morale cattolica. Siamo quindi di fronte ad una aggressione giornalistica inedita che dimostra il nervosismo e la disperazione del premier e dei suoi più stretti collaboratori: è invero la prima volta che la destra al potere insorge contro la Chiesa e lo fa mentre questa interviene in materia che costituisce parte integrante della sua missione per esercitare in forma pubblica, a fronte di scandali di pubblico dominio, il suo ministero. Un fatto gravissimo che dà la misura dei rischi ai quali oggi è esposta la nostra democrazia.
Priva di qualsiasi credibilità e strumentale si appalesa poi la presa di distanza di Berlusconi dalla sortita di Feltri, un penoso gioco delle parti che, a ben guardare, finisce per costituire la conferma della corresponsabilità del Cavaliere nel brutale attacco portato a Boffo e alla Cei. Dice invero il premier di aver reagito con determinazione a quello che è stato fatto contro di lui usando “fantasiosi gossip” ed aggiunge che per le stesse ragioni di principio si dissocia oggi (ma senza condanne e senza riprovazione) da quanto ha pubblicato il Giornale nei confronti del direttore di Avvenire. Sfuggono però al Cavaliere alcuni non certo trascurabili particolari: che egli è il Presidente del Consiglio mentre Boffo è solo il direttore di un giornale; che i fatti attribuiti a Boffo, a differenza di quanto accade per i suoi comportamenti, risultano privi di qualsiasi conferma testimoniale o documentale; che i fatti addebitati (anche da sua moglie) al premier non sono certo in alcun modo paragonabili a quelli addossati falsamente, come risulta sempre più chiaro, al direttore di Avvenire.
Ma ciò che più sconcerta è che lo scopo fondamentale dell’attacco a Boffo sembra essere quello di attribuirgli inclinazioni omosessuali sulla base di pretese voci prive comunque di qualsiasi consistenza, quasi che questa fosse un’accusa grave e squalificante. Una censura che la dice lunga sulla mentalità di chi la muove cercando di pescare nei torbidi fondali di una subcultura intollerante e discriminatoria che ancora resiste in alcuni ambienti retrivi del nostro Paese. C’è quanto basta per considerare la sortita di Feltri contro il direttore di Avvenire una vera e propria “manganellata” di stampo autoritario ma i fatti sono argomenti testardi e quindi in grado di dimostrare che si è trattato di un feroce attacco sferrato con un pugnale senza impugnatura che finisce per ferire la mano di chi impudentemente ha pensato di usarlo.
Brindisi, 30 agosto 2009
Michele DI SCHIENA

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