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Il primo problema del Paese

  • Dall'Italia

Berlusconi, ossessionato dalla paura di dover assistere alla progressiva erosione dei suoi consensi, possa pretendere ed ottenere il varo di provvedimenti non inquadrati in un coerente e lungimirante progetto anticrisi ma esclusivamente finalizzati a sorreggere la sua traballante popolarità con un irresponsabile sperpero di denaro pubblico che metterebbe definitivamente in ginocchio la già precaria economia del Paese. Di seguito articolo di Michele Di Schiena.

Il primo problema del Paese

Le notizie dei “piaceri” particolari del premier mettono in rilievo lo stridente contrasto tra il suo licenzioso stile di vita e l’immagine di buon cattolico schierato a sostegno dei valori cristiani da lui continuamente esibita. Una plateale incoerenza che disvela la “truffa” politica consumata in danno di quel vasto elettorato sensibile alle proclamazioni di difesa di questi valori. Una menzogna più grave delle singole bugie poste in luce dalle contraddizioni del Cavaliere sugli imbarazzanti episodi di cui è stato protagonista: un inganno che, a prescindere da qualsiasi valutazione etica degli specifici comportamenti, costituisce un vero e proprio vulnus alla credibilità democratica del capo del governo rendendo insostenibile la sua permanenza al vertice del potere esecutivo. Ma Berlusconi, con l’ancillare sostegno di certi suoi consiglieri, reagisce baldanzosamente allo scandalo che lo travolge adottando una tattica ondivaga che, a ben guardare, rivela un’assoluta mancanza di rispetto dei cittadini-elettori ed una sottovalutazione della loro sensibilità e della loro intelligenza. Un giorno fa dire al suo legale ed ai suoi portavoce che egli è vittima di invenzioni e di complotti ed un altro si produce in atteggiamenti da “macho” ed ammette chiaramente, sia pure in modo implicito, le imprese attribuitegli affermando, tra sorrisi ed ammiccanti, di non essere un santo e cercando così la compiacente comprensione di quel vecchio maschilismo che ancora serpeggia in certa sub-cultura del nostro Paese.

Il fatto è che siamo di fronte a comportamenti personali del Presidente che si appalesano in aperto contrasto non solo con la morale cattolica della quale il Cavaliere si è sempre fatto ostentato alfiere ma anche, più ampiamente, con la morale laica e cioè con quel complesso di convinzioni e di orientamenti di cui è pervasa la nostra Costituzione la quale, facendo specifico riferimento ai cittadini investiti di funzioni pubbliche, prescrive che essi hanno il dovere di adempierle «con disciplina ed onore» e cioè rifuggendo, anche nella vita privata, da comportamenti riprovevoli secondo i criteri del comune sentire e tali da potersi ripercuotere negativamente sull’esercizio di quelle funzioni. Ed a questo riguardo va respinto il luogo comune per il quale la maggior parte della nostra gente guarderebbe con indulgenza, se non proprio con una complice simpatia, ai comportamenti della vita privata del premier e cioè alla frequentazione di minorenni, alla “utilizzazione” o alla promozione politica di veline e di escort più o meno di lusso e all’organizzazione nelle sue residenze di feste e conviti traboccanti di una opulenza e di uno sfarzo che offendono la dura quotidianità di tanti comuni mortali. No, gli italiani non sono come Berlusconi li immagina e come certi commentatori li vanno descrivendo: essi disapprovano questo desolante spettacolo e stanno facendo sentire, anche attraverso autorevoli organi della stampa cattolica, il loro turbamento e la loro protesta. Il berlusconismo, è vero, ha tentato di fiaccare le loro coscienze ma certi segnali dicono che l’impresa è in larga misura fallita e che la reazione della gente si farà presto sentire in modo più massiccio e più netto.

Una reazione che appare indispensabile ed urgente ove si tengano presenti, alla luce dei recenti scandali, alcune semplici considerazioni: la difficile situazione in cui versa il Paese con un grosso deficit in continua crescita, con una spesa corrente fuori controllo e con una recessione che colpisce il mondo delle imprese ed allarga l’area della disoccupazione e della precarietà; un premier che si dimostra in grado di imporre ciò che vuole alla sua maggioranza ed al suo governo; le amare parole di Veronica Lario la quale, riferendosi alle stranezze comportamentali del Cavaliere, dice che suo marito non sta bene lanciando un allarme che non è stato adeguatamente e responsabilmente valutato nelle appropriate sedi; il rischio che Berlusconi, ossessionato dalla paura di dover assistere alla progressiva erosione dei suoi consensi, possa pretendere ed ottenere il varo di provvedimenti non inquadrati in un coerente e lungimirante progetto anticrisi ma esclusivamente finalizzati a sorreggere la sua traballante popolarità con un irresponsabile sperpero di denaro pubblico che metterebbe definitivamente in ginocchio la già precaria economia del Paese.

Berlusconi non sta quindi risolvendo i gravi problemi che abbiamo di fronte ma sta diventando egli stesso il primo e forse il più grave di essi: la politica nostrana, superando le logiche di schieramento, dovrebbe prenderne coscienza e risolvere questo problema in tempi rapidi e con doveroso senso di responsabilità.

Brindisi, 30 luglio 2009

Michele Di Schiena

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