La Sinistra che si deve ritrovare nel Paese e nella nostra Regione
Il Presidente Vendola dovrebbe diffidare del modello-Ferrarese e dovrebbe guardare con maggiore attenzione al generoso impegno di quanti in Puglia, con passione e lungimiranza politica, contrastano certi cinici pateracchi e lavorano per accordare in qualche modo la sinistra cosiddetta radicale, a partire forse da qualche tavolo di consultazione, per metterla in condizione di diventare ciò che dovrebbe essere. Di seguito intervento di Michele Di Schiena.
La Sinistra che si deve ritrovare nel Paese e nella nostra Regione
Nel mezzo di una crisi economica tuttora grave che il Governo tenta di curare con iniezioni di facile ottimismo senza misure volte ad incentivare i consumi, a fronte di un “turbocapitalismo” che si autoassolve dalle responsabilità dei disastri da esso provocati riproponendosi come un sistema virtuoso da correggere solo in alcuni eccessi con la predisposizione (di là da venire) di qualche regola e di qualche controllo tali da cambiare in superficie qualcosa perché tutto gattopardescamente rimanga come prima, mentre il principio di uguaglianza sancito dalla Costituzione viene mortificato con sconcertanti provvedimenti “ad personam”, in un tempo in cui si adottano misure che restringono i poteri d’indagine della Magistratura e comprimono la libertà dei mezzi di informazione, mentre allarmanti forme di xenofobia producono brutali “ronde” ed inumane misure repressive contro stranieri in cerca di soccorso e di pane, al cospetto – come ha detto il segretario della CEI – di un «libertinaggio gaio ed irresponsabile» e di uno «sfarzo narcisista e lussurioso» che offendono le tante povertà ed il buongusto di tanti cittadini, mentre persino qualche giudice della Corte Costituzionale rivendica il diritto di essere «commensale abituale» (un caso di ricusazione per i giudici ordinari) di un premier apertamente schierato in difesa di una legge all’esame della Consulta per un giudizio di legittimità costituzionale, quando tutto ciò avviene è veramente sconsolante assistere allo spettacolo di una sinistra che finisce per apparire in tutt’altre faccende affaccendata.
Dove è andata a finire la capacità di mobilitazione e di protesta della sinistra politica, culturale e sociale? Come mai questa sinistra si dimostra incapace di reagire ad una involuzione che non ha precedenti nella storia repubblicana del nostro Paese? Quale demone la induce a dividersi, a vivere miopi rivalità, a condannarsi all’irrilevanza e tendenzialmente a distruggersi? Come mai non si accorge di quanto sia necessaria una sua ricomposizione per riaccendere le speranze in tante coscienze fiaccate dal dominante berlusconismo? Una sinistra che dovrebbe ritrovarsi a partire dalla Puglia perché proprio in questa regione sono state messe in atto alcune avventuristiche sperimentazioni con l’illusorio intento di allargare lo schieramento che dovrebbe contrastare la destra nella prossima consultazione regionale e, in una prospettiva più lontana, le future elezioni politiche. In Puglia però non c’è stato solo il modello Ferrarese lanciato a Brindisi per l’elezione a Presidente della Provincia dal momento che questo progetto è stato contrastato da un’altra sperimentazione, quella della convergenza di una larga parte della sinistra che ha considerato lo spericolato “laboratorio” perdente in partenza per il centrosinistra (a prescindere dall’esito del voto) perché rivolto a mascherare l’estrema confusione del Partito Democratico col masochistico sostegno ad un personaggio la cui storia risulta agli antipodi delle esperienze progressiste e riformiste.
Ebbene questa sinistra ha indicato una via diversa lontana dagli “inciuci” e fondata sui valori e sui contenuti: quella della costruzione di una vera alternativa alle destre a partire dalla ricomposizione della sinistra medesima col progressivo superamento delle divisioni che la lacerano al suo interno e che le hanno impedito di avere una rappresentanza nel Parlamento Europeo. Una sinistra che può non essere, a certe condizioni, pregiudizialmente contraria ad un allargamento verso il centro del fronte che si accinge a competere con lo schieramento delle destre nelle prossime elezioni regionali, che si dovrebbe fortemente impegnare sul piano delle proposte programmatiche e che dovrebbe opporsi con ogni determinazione a qualsiasi candidatura diversa da quella di Nichi Vendola. Un’ipotesi che, dopo ammiccamenti e tatticismi, potrebbe essere tentata sulla scia della tortuosa operazione sperimentata a Brindisi. Un’operazione che andrebbe contrastata ad ogni costo perché non si può mettere ragionevolmente in discussione la candidatura di Vendola trattandosi di un leader che, in una situazione assai difficile e caratterizzata da innegabili condizionamenti provenienti dall’interno della sua coalizione, è stato e continua ad essere il politico più in grado di battere l’opposto schieramento ed il punto fondamentale di propulsione per il rilancio morale, civile ed economico della Puglia.
Il Presidente Vendola dovrebbe perciò diffidare del modello-Ferrarese e dovrebbe guardare con maggiore attenzione al generoso impegno di quanti in Puglia, con passione e lungimiranza politica, contrastano certi cinici pateracchi e lavorano per raccordare in qualche modo la sinistra cosiddetta radicale, a partire forse da qualche tavolo di consultazione, per metterla in condizione di diventare ciò che dovrebbe essere: una forza impegnata a «contrastare» – come scriveva il grande costituzionalista Mortati – «le prevaricazioni del potere economico ed a promuovere una più equa distribuzione dei beni della vita». Un compito che sarebbe oggi utile svolgere a livello regionale per controbilanciare certe spinte verso l’avventurismo politico che finirebbero per consegnare la Regione alle destre.
Brindisi, 10 luglio 2009
Michele DI SCHIENA

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