I vescovi e la politica
A fronte della gravità della situazione economica e morale del Paese la Conferenza Episcopale ha ritenuto di muovere, in una prospettiva pastorale, alcuni chiari rilievi critici alla politica del governo censurandone le scelte sia pure senza esplicite accuse. Sulla crisi ha invero smentito nella sostanza l’ottimismo seminato a piene mani dall’Esecutivo, ha disegnato un quadro tragico della situazione in cui versano tante famiglie ed ha in pratica sollecitato il Governo ad operare interventi di soccorso immediati e concreti. Di seguito articolo integrale di Michele Di Schiena.
I vescovi e la politica
Con le parole del cardinale Bagnasco la Chiesa italiana ha detto che sulla grave congiuntura economica ci sono «voci che si arrischiano in previsioni quasi rassicuranti» ma che questo appare «il momento in cui la crisi tocca in modo più diretto, quasi cruento, la realtà ordinaria delle famiglie per le quali» va auspicato «un fisco più equo». Ha poi affermato che la disoccupazione «sta intaccando anche le zone a più radicata tradizione industriale» e che i tagli occupazionali vengono sovente operati «in tempi e modi alquanto sbrigativi» aggiungendo che è «improponibile una concezione mercantile del lavoro umano quasi fosse una qualunque merce di scambio sottoposta alla legge della domanda e dell’offerta». Riferendosi al problema della sicurezza e della immigrazione il presidente della CEI ha poi ricordato «il valore incomprimibile di ogni vita umana, la sua dignità, i suoi diritti inalienabili» ed ha precisato che l’immigrazione non può essere considerata un problema di ordine pubblico auspicando «patti di cittadinanza» ed una più efficace cooperazione internazionale. Fra i temi trattati rilevante appare anche quello della questione morale e dell’ «emergenza educativa» a proposito del quale mons. Bagnasco ha rilevato che «il problema dei giovani sono gli adulti» i quali non possono gridare allo scandalo di fronte alle gravi trasgressioni che vedono come protagonisti i giovani e nel con tempo omettere di correggere i modelli senza speranza che ogni giorno vengono presentati alle nuove generazioni.
Si può essere d’accordo o meno con l’analisi ed i moniti del card. Bagnasco ma non è corretto far finta di ignorare il preciso contenuto del suo discorso o, peggio ancora, arrampicarsi sugli specchi per alternarne il senso. A fronte della gravità della situazione economica e morale del Paese la Conferenza Episcopale ha ritenuto di muovere, in una prospettiva pastorale, alcuni chiari rilievi critici alla politica del governo censurandone le scelte sia pure senza esplicite accuse. Sulla crisi ha invero smentito nella sostanza l’ottimismo seminato a piene mani dall’Esecutivo, ha disegnato un quadro tragico della situazione in cui versano tante famiglie ed ha in pratica sollecitato il Governo ad operare interventi di soccorso immediati e concreti. Quanto alla sicurezza e all’immigrazione, non v’è dubbio che Bagnasco ha riproposto, in dissenso col governo, la già nota linea della Chiesa: rispetto dei diritti fondamentali di ogni persona, rifiuto dei respingimenti indiscriminati ed esortazione a promuovere politiche di solidarietà e di integrazione. Il Presidente della CEI ha anche censurato comportamenti e stili di vita che, specialmente quando appartengono a persone di larga visibilità, hanno ripercussioni negative sulla morale corrente e soprattutto sull’educazione dei giovani.
L’intervento del cardinale Bagnasco si appalesa di natura indiscutibilmente ecclesiale ed indica valori, sensibilità e traguardi di cui non c’è traccia in alcune rilevanti scelte del governo. Non si possono quindi muovere ad esso rilievi di sconfinamenti tecnico-legislativi o elettorali che in altre occasioni, a torto o a ragione, sono stati lamentati e neppure è possibile accusare di incoerenza chi oggi vuole mettere in rilievo le parole dei vescovi mentre ieri può aver avuto riserve sull’appropriatezza di qualche loro pronuncia. Di fronte ai drammi del nostro tempo la Chiesa non può tacere ma neppure può fare improprie invasioni nel campo della gestione politica. C’è un ambito nel quale la Chiesa può e deve far sentire la sua voce ed è quella dell’evangelizzazione. Un’evangelizzazione che deve seguire non solo la via dell’annuncio diretto della Parola di Dio attraverso la proclamazione del Vangelo ma anche la strada dell’annuncio indiretto della stessa Parola mediante la proposizione dei valori umani fondamentali. Un annuncio, quindi, diretto ed uno indiretto che richiedono, l’uno e l’altro, momenti di comunicazione esplicita del messaggio evangelico e dei valori umani e momenti di comunicazione testimoniata con scelte e comportamenti concreti che di quel messaggio e di quei valori parlano con il linguaggio credibile dei fatti.
Analizzare i problemi sotto il profilo etico, aprire prospettive di speranza, indicare obiettivi di superamento delle offese alla dignità umana, tracciare itinerari di impegno per la costruzione di una società più giusta e solidale: è questo il compito di una comunità cristiana che vuole essere fedele a Dio e all’Uomo rifiutando di stare alla finestra della storia. Espressione di questo volto di Chiesa, disegnato dal Concilio Vaticano II, sono le parole pronunciate all’Assemblea della Cei da mons. Bagnasco. Un discorso appropriato e puntuale al quale nulla ha poi tolto o aggiunto l’accorto commento del segretario della CEI mons. Crociata. Un discorso che merita l’attenzione da parte di tutta la politica nostrana compresa quella che talvolta ha fatto dell’adesione formale dei messaggi della Chiesa la propria bandiera.
Brindisi, 27 maggio 2009
Michele DI SCHIENA

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