Emergenze: occorre fare di meglio e di più
Il fatto è che non si fa strada nella sensibilità del Governo la convinzione che l’attuale crisi è una vera e propria tragedia sociale e che fenomeni di questo genere richiedono interventi straordinari di aiuto immediato e diretto. E’ insomma l’idea del “soccorso sociale” urgente che va messa al centro della logica con la quale il Governo dovrebbe affrontare la pesante congiuntura. Di seguito articolo di Michele Di Schiena
Emergenze: occorre fare di meglio e di più
Privilegiare l’apparenza sulla sostanza, il momento emotivo su quello razionale, il messaggio sul confronto, l’improvvisazione sulla progettazione, l’ostentato affaccendarsi sul “fare” concreto ed ordinatamente finalizzato a precisi obiettivi: sono queste le inclinazioni che segnano spesso in negativo l’azione del premier e del suo Governo nei diversi ambiti dell’attività dell’Esecutivo, dalla politica estera alla scuola, dalla giustizia al problema della sicurezza che in questi giorni sta facendo registrare una paurosa crescita di efferati delitti. Ma due sono le emergenze che meritano una particolare attenzione: la perdurante crisi economica ed il devastante terremoto in Abruzzo. Quanto alla prima, è oramai di tutta evidenza che, a fronte dell’esigenza di alleviare le sofferenze connesse al crescente impoverimento di massa ed alla endemica perdita dei posti di lavoro, non sono stati reperiti nuovi fondi ma si è provveduto solo ad operare un nominale mutamento di destinazione di somme già previste in bilancio con le immaginabili conseguenze. Un’operazione assolutamente non adeguata alla portata della crisi e che sembra quindi ignorare i dati della realtà, le sollecitazioni provenienti dalle parti sociali e le domande delle espressioni più avvertite della società civile.
Il fatto è che non si fa strada nella sensibilità del Governo la convinzione che l’attuale crisi è una vera e propria tragedia sociale e che fenomeni di questo genere richiedono interventi straordinari di aiuto immediato e diretto. E’ insomma l’idea del “soccorso sociale” urgente che va messa al centro della logica con la quale il Governo dovrebbe affrontare la pesante congiuntura. Perseverando invece nell’andazzo degli annunci e delle partite di giro si rischia di fare sfociare la dolorante rassegnazione della gente in una dura protesta con lacerazioni e turbolenze ben più serie di quelle che si stanno verificando in altri Paesi. C’è invero nelle aree sociali più deboli un crescente accumulo di disagi e di afflizioni che di recente ha avuto pacifica espressione in alcune grandi manifestazioni sindacali. Un malessere sociale che, in mancanza di positive risposte, può da un momento all’altro esplodere mandando in frantumi l’ottimismo di chi, crogiolandosi nella gratificante atmosfera dei sondaggi e degli applausi, tarda a capire la pericolosità del fuoco che cova sotto la cenere e resta nei fatti fedele al “dogma” per il quale il mercato che ha generato la crisi è anche in grado, secondo il pensiero unico liberista, di superarla con qualche regola e qualche marginale aggiustamento.
Quanto al terremoto, riconosciuta l’encomiabile efficienza e la indubbia generosità dei soccorritori pubblici e privati, va tenuto presente che tre sono gli impegni di preminente importanza: sistemare temporaneamente in alloggi adeguati e dignitosi quanti sono rimasti privi di abitazione; accertare le responsabilità di coloro che si sono macchiate le mani di sangue costruendo nelle zone terremotate abitazioni pericolose in quanto non in linea con le disposizioni di legge in materia; progettare, in collaborazione con le comunità locali, i finanziamenti, i tempi ed i modi di una sollecita ricostruzione. Il resto, come certi eccessi di presenze e di esibizioni, può forse riscuotere il consenso di molti ma a molti altri appare strumentale ed inopportuno. Così come sembra mossa solo da intenti spettacolari la convocazione all’Aquila del Consiglio dei Ministri dal momento che questo spostamento di sede nulla può aggiungere ai contenuti delle Delibere Ministeriali e può solo provocare intralcio alle operazioni di assistenza, inutile sprechi di energie e spese che sarebbe opportuno evitare.
Non vi è dubbio che le due gravi emergenze richiedono l’impiego di consistenti fondi, fatto questo che pone un problema assai delicato in un paese che soffre di un pesante debito pubblico. Ma i soldi, quelli “veri” come li ha definiti nella sua ottica la presidente della Confindustria, vanno trovati senza ricorrere ad ulteriori indebitamenti pubblici per non scaricare il peso dei costi in questione sulle condizioni di vita delle future generazioni e senza l’adozione di provvedimenti che direttamente (con prelievi generalizzati) o indirettamente (in caso di tassazioni sui carburanti) aggravino la già difficile situazione dei cittadini a basso e medio reddito. Ogni intervento dovrebbe invece risultare in linea col principio enunciato dall’articolo 53 della Costituzione per il quale i cittadini «sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva». Un principio di giustizia che dovrebbe indurre il Governo a bussare alla porta dei più abbienti per chiedere loro un contributo straordinario come atto dovuto di solidarietà sociale, a rilanciare la lotta contro lo scandalo dell’evasione fiscale, a rivedere la decisione di generalizzare l’abolizione dell’ICI sulle prime case. Misure queste che andrebbero integrate con la scelta di operare ulteriori risparmi sulla spesa corrente e di eliminare tutte le spese superflue compresa quella provocata dal mancato accorpamento del referendum elettorale alle prossime elezioni amministrative ed europee.
Brindisi, 19 aprile 2009
Michele DI SCHIENA

Twitter