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La minaccia del porto industriale a Cerano

  • Brindisi

L’operazione “darsena energetica”, altrimenti detta “porto industriale” a Cerano, è oggi la più grande minaccia per lo sviluppo del porto. Perché inseguire quel progetto faraonico significa congelare l’opera alternativa che invece può essere realizzata rapidamente. Di seguito articolo integrale di Pablo Zito.

La minaccia del porto industriale a Cerano (Br)

Al di là dell’incursione del candidato sindaco di turno, che mette in cima al suo programma quello che tutti riconoscono essere necessario, l’eliminazione dell’obbligo dei rimorchiatori nel porto interno, ma che tutti sanno essere di competenza della Capitaneria di Porto e non degli Enti Locali, gli Stati Generali del Porto del Propeller Club sono stati l’occasione per un bel confronto tra operatori portuali sulle concrete necessità di un porto dalle grandi potenzialità inespresse. E’ balzata agli occhi una cosa, l’inesistenza del dovuto dialogo tra essi e l’Autorità Portuale.

Che sotto l’attuale guida l’Autorità Portuale di Brindisi non accetti il confronto con le Istituzioni sulle questioni di assoluto loro interesse è un dato di fatto. La Provincia ha chiesto negli ultimi due anni una concertazione su tre questioni, senza successo: l’aumento delle tariffe sul carbone a favore di quelle sugli altri traffici e sui passeggeri; l’avvio delle procedure per la realizzazione del molo carbone nel porto esterno per liberare Costa Morena; il non rinnovo della concessione esclusiva a ENEL perché sulla banchina di Costa Morena avesse transitoriamente posto anche Edipower secondo impegno sottoscritto dalle 2 aziende elettriche nel 2006.

La posizione del Presidente dell’Autorità Portuale è nota: di tutto va discusso in Comitato Portuale dove sono rappresentati tutti gli interessi del territorio. Sarebbe come dire che il Presidente della Provincia non deve confrontarsi con i Sindaci perché comunque gli interessi delle loro comunità sono rappresentati in Consiglio Provinciale. Evidentemente così non deve essere, anche per il peso che un’Amministrazione democratica portatrice di un interesse generale deve poter esprimere in prevalenza su quello di una categoria economica parimenti rappresentata in Comitato Portuale.

Il Propeller Club – non perché ne avesse l’intenzione – ha disvelato però che neppure le categorie portuali hanno potere alcuno di “confacimento” delle politiche portuali ai bisogni degli operatori, sebbene esse siano rappresentate in un Comitato Portuale in cui bisognerebbe capire a quali criteri risponda la nomina dei componenti. Molto significativo un dato: nessuno ha messo in cima alle esigenze una darsena energetica a Cerano, semmai bocciata da tutti gli interventi che l’hanno nominata; e persino l’espansione di Capo Cavallo per i container è stata bocciata dagli unici che ne hanno fatto menzione per la non coerenza con le dinamiche economiche e mercantili intervenute nel mondo. Ne tenga conto il Sindaco, ma anche tutte le forze politiche.

Come da tempo sostengo nei pochi dibattiti intercorsi sull’argomento, piuttosto che dimostrare la sostenibilità dell’impatto ambientale della darsena energetica a Cerano, bisogna prima dimostrarne l’utilità, e ieri si è rilevato un parziale ma molto significativo spaccato di un mondo portuale che non vede nell’operazione – pur costosissima e invasiva – la risoluzione di problema alcuno degli attuali.

Da tempo sostengo che l’operazione “darsena energetica”, altrimenti detta “porto industriale” a Cerano, è oggi la più grande minaccia per lo sviluppo del porto. Per due ordini di motivi: perché inseguire quel progetto faraonico significa congelare l’opera alternativa che invece può essere realizzata rapidamente, il pennello carbonifero nel porto esterno, che dispone anche dell’impegno finanziario di ENEL (confermato in nota ufficiale alle istituzioni del 2007) oltrechè di Edipower; · perché quell’ipotesi distrae dall’opera importante di espansione, quella di Capo Cavallo per i container, che è effettivamente la questione da affrontare rapidamente, in forma laica e democratica, per capirne utilità e impatto ambientale e per eventualmente intercettare finanziamenti o operatori interessati alla realizzazione dell’opera e alla sua gestione.

Nel frattempo bisogna procedere spediti nel minimizzare e razionalizzare gli spazi concessi a ENEL ed Edipower, ricordando che le navette Edipower a Costa Morena Est sono state il giusto modo per evitare la cassa integrazione Edipower nel 2005 dopo il sequestro giudiziario del carbonile ancora in essere, e non certo la soluzione senza fine che ancora oggi toglie 20 ettari di nuova banchina alle merci. E bisogna operare politicamente e istituzionalmente per ridimensionare e concentrare la presenza militare nel porto, possibilmente a Capo Bianco dove già il Tribunale del Riesame negando il dissequestro ha ipotizzato la confisca della colmata LNG; eliminare strozzature e cesure nel circuito doganale; mettere in cantiere le opere già programmate finanziate e avviate al complesso iter amministrativo per dare al porto la capacità di intermodalità che oggi non ha, condizione indispensabile per realizzare in tempi rapidi a Brindisi – negli ampi spazi retroportuali esistenti – alto valore aggiunto sulle merci che transitano nel Mediterraneo.

Brindisi, 7 marzo 2009

Pablo ZITO

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