La ricostruzione della sinistra
Ci sono per la sinistra quattro esigenze da tenere presenti, quattro doveri da compiere, quattro obiettivi da perseguire unitariamente mobilitando tutte le energie disponibili: fermare nella società e nelle istituzioni il dilagare del berlusconismo, tenere accesa ed alimentare la fiaccola della contestazione del capitalismo, tutelare e promuovere l’interesse dei lavoratori e dei ceti più deboli, difendere e rilanciare i valori e le scelte di fondo della Carta costituzionale. Di seguito articolo di Michele Di Schiena.
La ricostruzione della sinistra
Ci sono per la sinistra quattro esigenze da tenere presenti, quattro doveri da compiere, quattro obiettivi da perseguire unitariamente mobilitando tutte le energie disponibili: fermare nella società e nelle istituzioni il dilagare del berlusconismo, tenere accesa ed alimentare la fiaccola della contestazione del capitalismo, tutelare e promuovere l’interesse dei lavoratori e dei ceti più deboli, difendere e rilanciare i valori e le scelte di fondo della Carta costituzionale. La pericolosità dell’egemonia berlusconiana è stata invero sottovalutata nella passata legislatura da parte della sinistra che non ha fatto, come avrebbe dovuto, un responsabile e combinato esercizio di ponderazione, di determinazione e di lungimiranza ma si è lasciata andare ad ondeggiamenti, isterismi e dissociazioni che hanno indebolito il Governo Prodi favorendo gli interessi e le forze che puntavano a farlo cadere.
Le facili previsioni si sono quindi puntualmente verificate: l’ingloriosa fine dell’”Unione”, il ritorno alla grande di Berlusconi al potere, la compressione di diritti civili e sociali fondamentali, le leggi “ad personam”, i provvedimenti rivolti a limitare il campo di azione del controllo di legalità da parte della Magistratura e del controllo democratico da parte dei mezzi d’informazione. Si è trattato quindi di un errore assai grave sicché perseverare in esso sarebbe oggi indubbiamente “diabolico”. Se è vero come è vero che sono in atto operazioni rivolte ad affievolire diritti essenziali ed a svuotare la democrazia, non vi è dubbio che non affrontare unitariamente tale emergenza, continuando ad inciampare in diatribe ed in frazionamenti, significa assumersi la pesante responsabilità di un comportamento politico caratterizzato dalla colpevole “omissione di atti” .. democraticamente dovuti.
C’è poi l’esigenza di dare voce alle sensibilità e alle culture che considerano il capitalismo un sistema intrinsecamente iniquo e che perseguono il suo graduale superamento con i metodi e gli strumenti della democrazia. Un dovere che la sinistra dovrebbe assolvere considerandolo una vera e propria missione specialmente nel momento in cui il sistema dominante, fisiologicamente sfociato negli ultimi anni nella forma estrema ed aggressiva del “turbocapitalismo”, sta mostrando gli inequivocabili segni delle sue più stridenti contraddizioni e delle sue più pesanti iniquità. Ora, proprio mentre l’intero pianeta subisce gli sconvolgimenti ed i guasti di una finanza e di una economia allo sbando viene meno quella sinistra nostrana che, invece di porsi come una fonte di innovazione e di speranza, si frantuma in tanti rivoli e perciò non si dimostra in grado di denunciare, proporre, lottare.
E’ mai possibile che nel dibattito pubblico sulla gravissima crisi economica siano praticamente introvabili, per mancanza di spazi o per inammissibili complessi, presenze capaci di interpretare le sensibilità di quanti non accettano l’ideologia del capitalismo e chiedono che si spinga lo sguardo oltre i suoi confini? Non si dovrebbe denunciare lo scandalo per il quale i commenti ed i confronti sulla crisi sono tutti, fatta salva qualche rara eccezione, nelle mani di coloro che non mettono minimamente in dubbio i “dogmi” del sistema dominante? Non merita rilievi l’impudenza di chi invoca poderosi soccorsi dello Stato in favore di grandi imprese mentre auspica per il mercato regole nuove ma tali da non intaccarne le logiche e perciò destinate a restare prive di qualsiasi efficacia? Non dovrebbe essere inoltre stigmatizzato il comportamento di chi caldeggia le “nazionalizzazioni” e al tempo stesso le chiama in maniera diversa continuando a demonizzare gli interventi pubblici? C’è infine il dovere di difendere la Costituzione dai ricorrenti attacchi delle forze che la vogliono stravolgere. Una difesa da operare rilanciando i principi e le direttive del nostro Statuto come “beni” di inestimabile valore. Un grande patrimonio di idee, di progetti e di speranze prodotto dalla Resistenza all’alba della nostra storia repubblicana.
C’è allora davvero bisogno di una sinistra che si faccia vedere e sentire. Una sinistra che, ritrovando la sua unità sui temi che costituiscono patrimonio fondamentale di tutte le sue culture, sappia tornare nelle fabbriche, nelle campagne, negli uffici, negli ospedali e ovunque si lavora e si lotta per combattere contro le tante iniquità del nostro tempo. Una sinistra che deve attingere la sua forza alla fonte vitale della Costituzione per mettersi al servizio degli ideali di uguaglianza e di giustizia del “sogno” socialista e per aprirsi anche alle domande di fratellanza e di pace rivenienti dal messaggio evangelico. Il teologo spagnolo Benjamin Forcano ha di recente lucidamente affermato che: «se la passione di Cristo si converte in passione dei cristiani e se questa passione passa per la giustizia, perseguita a partire dagli ultimi, rimane acceso il motore per un rinnovamento della sinistra e per una rifondazione del socialismo».
Brindisi, 07 marzo 2009
Michele DI SCHIENA

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