Un anno che ci consegna amare lezioni e grandi messaggi
Sta per concludersi un anno nel quale è stato celebrato il 60° anniversario dell’entrata in vigore della nostra Costituzione avvenuta il 1° gennaio 1948 e della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo adottata a Parigi il 10 dicembre successivo dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Due eventi di straordinario valore perché nella storia del nostro Paese ed in quella dell’intera umanità per la prima volta la politica ha proclamato solennemente la scelta di convertire il proprio potere, spesso drammaticamente segnato da tortuosità e violenze, in un generoso servizio in favore di ogni uomo affinché a tutti gli uomini fossero riconosciuti e garantiti i diritti innati ed essenziali che ad essi appartengono in forza della loro dignità personale. Di seguito articolo di Michele Di Schiena
Un anno che ci consegna amare lezioni e grandi messaggi
Sta per concludersi un anno nel quale è stato celebrato il 60° anniversario dell’entrata in vigore della nostra Costituzione avvenuta il 1° gennaio 1948 e della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo adottata a Parigi il 10 dicembre successivo dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Due eventi di straordinario valore perché nella storia del nostro Paese ed in quella dell’intera umanità per la prima volta la politica ha proclamato solennemente la scelta di convertire il proprio potere, spesso drammaticamente segnato da tortuosità e violenze, in un generoso servizio in favore di ogni uomo affinché a tutti gli uomini fossero riconosciuti e garantiti i diritti innati ed essenziali che ad essi appartengono in forza della loro dignità personale.
Un profondo e sostanziale rinnovamento quello voluto dalla nostra Costituzione che fonda la Repubblica sul lavoro e che sancisce la pari dignità sociale dei cittadini per la promozione della quale lo Statuto medesimo assegna alle Istituzioni il compito di «rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale» che impediscono il pieno sviluppo della persona umana e la partecipazione dei lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese. Una svolta liberante e trasformatrice quella poi operata dalla Dichiarazione Universale dell’Onu la quale, dopo aver affermato nel preambolo che «il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana costituisce … il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo», menziona i diritti inalienabili ed afferma che «tutti gli esseri umani nascono liberi ed uguali in dignità» aggiungendo che essi «devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza, che tutti sono uguali dinanzi alla legge», che ogni individuo ha diritto al lavoro, alla salute, all’istruzione e alla cultura.
Le ricorrenze del duplice anniversario sono cadute in un anno durante il quale nel mondo è esplosa una gravissima crisi economica che sta facendo crollare il mito delle «magnifiche sorti e progressive» di un sistema iniquo che ha messo le sue mani pesanti sull’intero pianeta. Un sistema responsabile della fame di migliaia di uomini che ha finito per alimentare il barbaro scontro tra i “signori” della guerra ed i “profeti” del terrorismo uniti nel criminale impegno di mandare poveri e diseredati ad uccidersi tra loro ed a uccidere masse di inermi e di innocenti. E sono cadute queste ricorrenze nell’anno in cui in Italia si riaffacciano politiche destinate a far crescere disuguaglianze e discriminazioni.
La fase che stiamo vivendo è nera ma nessuno spazio va concesso al pessimismo perché, nonostante tutto, il progresso dell’umanità è inarrestabile ed i due eventi storici citati hanno indicato il cammino di civiltà che le forze della conservazione possono ostacolare ma non fermare e, ancor meno, ricacciare indietro. Ne sono consolante conferma l’elezione a Presidente degli Stati Uniti di Barak Obama e le speranze che hanno accompagnato tale avvenimento in ogni parte del mondo. Ma è giusto- e non lo si è fatto adeguatamente durante le celebrazioni dei ricordati eventi - mettere in rilievo la distanza che separa lo spirito dei due documenti storici dalle logiche che negli ultimi tempi hanno segnato in negativo la vicenda politica del nostro Paese e quella internazionale. Così come è doveroso chiamare con il loro nome e cognome queste politiche ed i loro profeti: il turbocapitalismo neoliberista di Bush in America e di Berlusconi e Tremonti in Italia.
Quel ministro Tremonti che, ponendosi alla guida ideologica della destra, sta oggi tentando di vestire i panni del critico d’avanguardia del dominante sistema economico mentre rimane nei fatti ad esso aggrappato e si adopera per farlo sopravvivere dietro la fumosa formula della cosiddetta “economia sociale di mercato”. Un’operazione di lifting politico che la sinistra nostrana, distratta dalle sue diatribe interne e bloccata dai suoi complessi, stenta a disvelare. Una sinistra che fatica a mettere in campo progetti alternativi ispirati ai grandi valori dei due documenti che nel secolo scorso, all’indomani della seconda guerra mondiale, hanno acceso nel mondo ed in Italia la fiaccola della democrazia e della pace. L’anno che sta per chiudersi non è stato molto generoso ma ci ha consegnato certe amare lezioni e certi illuminanti messaggi che possono forse aiutarci nell’anno prossimo ed in quelli successivi.
Brindisi, 16 dicembre 2008
Michele DI SCHIENA

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Un anno drammatico e quelli a seguire non saranno da meno. La polica è tutto un lurido intruglio di lodi, nodi e cosche, i cui committenti hanno gettato il popolo nel fango….l’augurio è che presto si giunga tutti alla sorgente di Siloe, per abradere la melma che opprime i 5 sensi + uno, l’intelligenza e sperare si risvegli il buon senso. Il prossimo sia l’Anno del DEVO e non solo Spero!