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Pietà per l’elettorato progressista

  • Dall'Italia

Ma i gruppi dirigenti dei partiti del vecchio centrosinistra riescono ad immaginare la delusione, la mortificazione e persino la rabbia di tanti cittadini nel momento in cui apprendono dalla televisione o dai giornali le imprese di questi campioni del doppio gioco e dello sgambetto che si consumano in interminabili diatribe mentre la casa brucia e vanno in rovina speranze e progetti di ripresa? Si rendono conto di quanto le loro ambizioni ed i loro personalismi, che non hanno nulla a che fare con una corretta dialettica interna, sono lontani dai drammi sociali del nostro tempo e dalle attese dei lavoratori e dei cittadini meno tutelati? Di seguito articolo di Michele Di Schiena.

Pietà per l’elettorato progressista

La sinistra radicale, che ha pagato nelle ultime elezioni politiche con l’esclusione dal Parlamento il prezzo di certe ambiguità e di certe discutibili scelte, invece di riprendere il processo unitario all’insegna della solidarietà tra le sue componenti e dell’innovazione politica, si divide aspramente fra le formazioni che ne fanno parte e all’interno di alcune di esse fra coloro che vagheggiano un coagulo di forze comuniste tutte centrate sulla propria identità con un forte richiamo al passato e quanti vorrebbero costruire un soggetto unitario alternativo al sistema dominante ma pluralistico nelle sue componenti culturali ed aperto al confronto col Partito Democratico. Voci diverse, accese rivalità ed assenza di un cammino comune necessario per interpretare la domanda di un radicale cambiamento proprio nel momento in cui questa domanda riceve credibilità e forza dagli esiti drammatici di una crisi finanziaria e di una recessione economica che mettono a nudo il pauroso fallimento delle politiche liberiste.

Per il momento quindi nessuna schiarita a sinistra ma tempo cupo e fortemente perturbato anche nel Partito Democratico sul quale grava la responsabilità di gestire in modo appropriato il consenso del 33% dell’elettorato ottenuto nelle recenti elezioni politiche nonché il dovere, assunto esplicitamente all’indomani del voto, di dare voce nella Camera e nel Senato alle sensibilità e agli umori della sinistra di alternativa rimasta priva di rappresentanza parlamentare. E’ davvero desolante lo scenario dei conflitti scatenati nel citato partito da aree interne che, ben oltre la vecchia esperienza delle correnti, si costituiscono in una sorta di “partiti nel partito” sotto le mentite spoglie di associazioni culturali. Aree che, andando alla strumentale ricerca di fantomatici dissensi dalla linea dell’on.le Veltroni che tutti avevano in qualche modo chiamato alla guida del partito, spendono le loro energie per mettere in difficoltà l’attuale leadership. E lo fanno mentre la segreteria del PD è faticosamente impegnata a costruire la struttura del partito ed a misurarsi con gli errori e le arroganze del Governo e con i gravi problemi provocati da una crisi economica che scuote l’intero pianeta.

E’ come se l’on.le Veltroni sia stato mandato ad affrontare una difficilissima campagna elettorale dall’esito negativo scontato da chi cerca oggi di togliergli il terreno sotto i piedi per costringerlo alla resa senza avvertire la minima preoccupazione per le conseguenze del proprio operato facendo così un ambitissimo dono all’on.le Berlusconi proprio mentre incomincia a scricchiolare, sotto il peso di una crescente protesta popolare, il trono sul quale il Cavaliere si era baldanzosamente assiso. Quel Berlusconi che tenta in ogni modo di isolare il PD definendo incompatibili o eversive tutte le forze che potrebbero con esso allearsi: ieri la sinistra radicale, oggi l’Italia dei Valori dell’on.le Di Pietro e domani in ipotesi l’Udc dell’on.le Casini. Ciò che accade nel PD appare allora davvero sconfortante: da una parte, offerte di collaborazione condite da malcelate minacce, interviste aspramente critiche che indeboliscono la guida del partito, manovre sottobanco, suggerimenti ad avversari su “pizzini” di giornale nel corso di trasmissioni televisive, scoperto sostegno a parlamentari come il sen. Villari in conflitto con le scelte della segreteria e, dall’altra, reazioni a volte scomposte che superano l’ambito della legittima difesa e che finiscono comunque per alimentare un’inammissibile rissa interna. «E se non piangi (elettore di sinistra ed elettore riformista) di che pianger suoli?» .

Ma si domandano i gruppi dirigenti dei partiti del vecchio centrosinistra nel suo complesso, dalle frange più radicali della sinistra alle aree più moderate del Partito Democratico, come reagiscono di fronte a questo deprimente spettacolo i loro elettori? Riescono ad immaginare la delusione, la mortificazione e persino la rabbia di tanti cittadini nel momento in cui apprendono dalla televisione o dai giornali le imprese di questi campioni del doppio gioco e dello sgambetto che si consumano in interminabili diatribe mentre la casa brucia e vanno in rovina speranze e progetti di ripresa? Si rendono conto di quanto le loro ambizioni ed i loro personalismi, che non hanno nulla a che fare con una corretta dialettica interna, sono lontani dai drammi sociali del nostro tempo e dalle attese dei lavoratori e dei cittadini meno tutelati? Domande destinate a restare senza risposta che sfociano in un’accorata richiesta: gli autori di questi malinconici comportamenti abbiano finalmente pietà dell’elettorato progressista e sappiano trarre da questo virtuoso sentimento le doverose conseguenze.

Brindisi, 26 novembre 2008

Michele DI SCHIENA

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3 Risposte to “Pietà per l’elettorato progressista”

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  2. giovanna federicoon 02 dic 2008 at 22:23

    grazie di avermi comunicato il pensiero di Michele DI SCHIENA, è consolante, per quanto possa servire, che non si è soli a sentire questo sconforto totale, si sta trascinndo inesorabilmente , come su un piano inclinato, la Democrazia Italiana in un baratro, nel quale l’Istruzione, di cui faccio parte, è solo una porzione che distruggerà il Futuro del nostro Paese

  3. marilina mastrangeloon 02 dic 2008 at 22:30

    Quel che più mi fa sorridere oggi, è l’assise politica in corso che di democratico e popolare nulla possiede e rappresenta. Individuo un becero ed arrogante populismo politico, perpetrato da gente che vive un mandato elettorale fine a se stesso, in virtù di un dictat che non proviene certo dal popolo, ma dal direttivo di un partito. Ecco che, parlare di democrazia è mera fantascienza; l’Italia vive una condizione di regime, a conduzione oligarchica e prescinde le rappresentanze destroidi o sinistroidi. Ciò si evince dal chimerico riformismo annunciato dal PD e, dall’atrettanto tale, liberismo sociale d’ispirazione cristiano democratica del PDL. Proprio sulle sigle dei due compagni di merenda spendo una personale,misera erudizione: PD=per due;PDL=per due lusso. Ossia un Hotel a due stelle il primo; a due palesato, in realtà a cinque stelle l’altro. L’hotel è Montecitorio, luogo d’affari, di gran lunga migliore dei grand hotel di Imārāt al-‘Arabiyya al-Muttahida e se nell’aria s’ode ‘conflitto d’interesse’, i vari esponenti pensano a Bin Laden, o qualche suo parente. Se malauguratamente odono parlar di popolo, puntano dita e lingue forcate al grido reietto di populismo alcuni e comunismo un solo altro! Non c’è classe politica ormai, non c’è manco demagogia della stessa, ci sono uomini d’affari che interagiscono una loro personale filiera e vendono fumo al popolo. Quel che mi spaventa è che il popolo non piange, manco per effetto del fumo che lo asfissia,eppure è solo, povero, totalmente depredato. Un popolo alla Social Card può risorgere ripristinando il voto di preferenza e può ottenere questo suo diritto, impadronendosi delle piazze,stile Hide Park e raccontare il suo ultimo vissuto e definire gli impegni da assumere civilmente, con eventuali sottoscrizioni, con dignità!

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