Davvero la scuola è solo una voce in bilancio?
Si parte, ma con tanti pesi nella valigia: disorientamento, confusione, delusione, sdegno, rabbia. E siamo ancora all’inizio di quella che sarà, secondo la ministra, la nuova scuola, o meglio il nuovo sistema scolastico. Di seguito la testimonianza-articolo di Maria Grazia Di Giulio insegnante di una scuola primaria pubblica del sud.
Davvero la scuola è solo una voce in bilancio?
Si parte, ma con tanti pesi nella valigia: disorientamento, confusione, delusione, sdegno, rabbia. E siamo ancora all’inizio di quella che sarà, secondo la ministra, la nuova scuola, o meglio il nuovo sistema scolastico.
Mi sento disorientata, io, insegnante di una scuola primaria pubblica del sud, quando mi si dice che il “ritorno” (e si badi bene a questa parola che in sé non ha affatto nulla di nuovo) al maestro unico serve a “calibrare l’assetto organizzativo della scuola primaria in funzione delle esigenze dell’utenza” (cfr. art. 4 disegno di legge n. 1634/08); mi sento indignata quando un ministro, anche se non scelto da me ma che comunque mi dovrebbe rappresentare in quanto al governo della Repubblica italiana, mi addita come responsabile dell’abbassamento del livello culturale del mio popolo, sono delusa quando un uomo pubblico, anch’egli ministro, mi annovera tra le “torturatrici” dei “loro” figli del nord, e per questo sono arrabbiata.
Ecco i risparmi: - 3.188 milioni di euro per la scuola, – 304 milioni di euro per la difesa
Ma se la rabbia occupasse anche il posto dell’”analisi logica” di ciò che sta accadendo, non riusciremmo a leggere oltre e dentro le righe degli ultimi avvenimenti politici in termini di istruzione. Il disegno di legge n. 1634/08 all’articolo 4, quello riguardante l’insegnante unico nella scuola primaria, fa riferimento all’art. 64 del D.L. n. 112 del 25 giugno 2008. Bene, vi invito a leggerlo con attenzione. Dopo la confusione che può ingenerare la dichiarazione della necessità di provvedere ad una ridefinizione/rimodulazione dell’organizzazione didattica ivi compresa la formazione di docenti interessati ai processi di innovazione ordinamentale senza oneri aggiuntivi, al comma 6, finalmente, si capisce di quanto lo Stato abbia bisogno di sottrarre alla scuola per fare economie per il bilancio pubblico: di 456 milioni di euro, per l’anno 2009, fino ad arrivare ai 3.188 milioni di euro a decorrere dall’anno 2012. Ma, ahimé, dopo l’art. 64 c’è il successivo riguardante le forze armate e, vuoi o non vuoi, si legge cosa c’è scritto, soprattutto riguardo alle economie di spesa: e si nota che esse si attestano a soli 304 milioni di euro a decorrere dal 2010. Ma attenzione, si sta bene a sottolineare che suddette economie non toccheranno il personale del dicastero medesimo. Allora da questa analisi “logica” è facile dedurre che la difesa è più importante della formazione culturale e civile offerta dalla scuola, che il maestro unico è solo una strategia di falso “pedagogismo” per tagliare il sistema scolastico alle radici e che la scuola a misura d’alunno è finita.
Lavorare insieme: come educare alla cittadinanza attiva
Sono nella scuola pubblica da 10 anni e da allora lavoro a struttura modulare; ancor prima ho lavorato per altri 10 anni nelle équipe socio-medico-psico-pedagogiche nelle allora SISH (Servizio di Integrazione Scolastica Handicappati) e da allora ho assaporato il gusto del lavorare insieme, con modalità diverse, per un obiettivo comune. L’organizzazione modulare didattica del tempo scuola ha, a mio parere, importanti ricadute sia a livello docente che a livello degli alunni e cerco di raccontarvi il perché e il come.
Lavorare insieme è certo impresa più difficile di quella del lavoro individuale: è necessario il confronto, la messa in discussione dei propri modelli, la considerazione di altri punti di vista, la condivisione di luoghi e di spazi, eppure tutto questo è, a lungo andare, altamente vincente in campo educativo, in quanto permette, a chi osserva, a chi educa, a chi insegna di sentirsi corresponsabile, nel bene e nel male, di ciò che accade nello spazio classe prima, e nello spazio-scuola dopo, divenuto, via via, corresponsabile di una comunità “educante”.
La struttura modulare didattica ha avuto, all’inizio, non poche critiche, fondamentalmente perché se ne aveva anche paura: la novità era quella di mettersi in “mostra” e, soprattutto, in relazione con altri colleghi e proprio ora, quando le nuove generazioni stavano gustando questo processo comunicativo educante, si pensa di proporre il nuovo usando uno schema vecchio, solitario, indiscutibile, insomma unico, come il pensiero unico che si vuole far passare insieme al maestro. Ma soprattutto, lavorare insieme è importante per la ricaduta sui ragazzi, per due motivi: primo, lo sviluppo della capacità di cogliere messaggi comunicativi diversificati, non solo a seconda della disciplina, ma anche e soprattutto a seconda delle diverse modalità di insegnamento; e secondo, che forse per me è il più importante, l’educazione alla convivialità anche in campo lavorativo e relazionale. Per me è importante che i ragazzi scoprano, attraverso il lavoro-insieme delle insegnanti, che la convivialità, la condivisione, la corresponsabilità, il rispetto delle diversità è realmente possibile, concretamente fruibile e reale. Non è forse anche questo una sorta di educazione alla cittadinanza attiva?
Allora in questo momento è necessario davvero riprendersi la propria cittadinanza attiva, la propria testa, i propri sogni e, soprattutto, quelle speranze che hanno accompagnato spesso scelte difficili di educatori che hanno creduto nella scuola di tutti, come unica possibilità e occasione di sostanziare il principio di uguaglianza e democrazia tra gli uomini; che questo sia il tempo della condivisione degli ideali e delle idee, che sia il tempo della circolarità più che quello della verticalità, che sia il tempo liberato e liberante delle azioni più che il tempo libero dai pensieri, che sia un buon tempo per tutti!
20 settembre 2008
di Maria Grazia Di Giulio

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