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Sanità: necessaria una rivoluzione all’insegna della legalità costituzionale

  • Ambiente e Salute

Dopo una lunga storia di tutele solo penali contro le aggressioni esterne, la sanità, con l’avvento dello stato democratico a connotazione sociale, ha cessato di essere considerata un fatto esclusivamente privato per divenire, come recita la nostra Costituzione all’art. 32, «diritto fondamentale dell’individuo ed interesse della collettività». E’ allora motivo di delusione e di amarezza dover constatare che oggi, a sessanta anni dal varo della Costituzione, il nostro sistema sanitario appare ancora lontano dai principi e dalle direttive da essa espressi. Di seguito articolo integrale di Michele Di Schiena.

Sanità: necessaria una “rivoluzione” all’insegna della legalità costituzionale

Dopo una lunga storia di tutele solo penali contro le aggressioni esterne, la sanità, con l’avvento dello stato democratico a connotazione sociale, ha cessato di essere considerata un fatto esclusivamente privato per divenire, come recita la nostra Costituzione all’art. 32, «diritto fondamentale dell’individuo ed interesse della collettività». Un diritto definito «fondamentale» per affermare che è strettamente connesso alla vita ed è quindi alla base di ogni altro diritto; un diritto considerato come proprio «dell’individuo» per sottolineare che sorge con la nascita stessa della persona e non in relazione ad altre titolarità come quella di cittadino o di lavoratore; un diritto individuale che va al tempo stesso riguardato come bene di grande valore sociale col conseguente dovere del potere pubblico di tutelarlo e promuoverlo. E non basta perché l’art. 38 dello Statuto estende la tutela da parte dello Stato anche alla “non salute” assicurando ai lavoratori i mezzi adeguati alle loro necessità di vita in caso di malattia. E ciò con il capovolgimento delle politiche del passato che, esaltando la “popolazione sana e numerosa”, finivano per considerare l’ammalato un peso per la società ed un danno per la produzione nazionale. Una logica che oggi in qualche modo riemerge nelle politiche rivolte a subordinare l’esigenza della sanità alle ragioni del mercato e della competizione liberista.

E’ allora motivo di delusione e di amarezza dover constatare che oggi, a sessanta anni dal varo della Costituzione, il nostro sistema sanitario appare ancora lontano dai principi e dalle direttive da essa espressi per due precise ragioni. La prima rinvenibile sul versante normativo perché, dopo la grande riforma introdotta dalla legge n. 833 del 1978 che istituiva il Servizio Sanitario Nazionale assicurando la tutela della salute indistintamente a tutti i cittadini, ha incominciato a soffiare sempre più forte il vento del neoliberismo che ha in qualche modo limitato la portata innovativa di quella riforma con la graduale aziendalizzazione delle strutture di erogazione dei servizi e con la progressiva introduzione di un modello di finanziamento per il quale gli obiettivi programmatici coerenti con le esigenze sanitarie vanno determinati in funzione delle risorse e non viceversa. Mentre la seconda ragione di questa distanza è riscontrabile sul terreno operativo in una gestione dei servizi lottizzata dai partiti. E sì, perché il potere politico delle Regioni non si è limitato ad effettuare le legittime nomine dei direttori generali dando ad essi disposizioni di indirizzo politico, ma ha di fatto nominato anche i direttori amministrativi e sanitari interferendo talvolta, con l’adozione a cascata di criteri non certo professionali, nella scelta dei primari e dei dirigenti.

Nelle attività mediche inoltre si sono sovente radicati, alimentandosi a vicenda, corporativismi, baronie, lassismi e clientelismi, dando luogo ad un intreccio di fenomeni negativi che sono anch’essi all’origine della malasanità. Una malasanità che in alcuni casi è anche la conseguenza di razionamenti delle prestazioni operati dai dirigenti medici deputati di fatto a decidere a chi, come e quando prestare le cure. Decisioni queste che rischiano di tradursi nell’adozione di criteri arbitrari di selezione delle prestazioni sia con inammissibili dinieghi del servizio (malati gravi che vanno in ambulanza da un ospedale all’altro in cerca di ricovero) e sia col rendere difficoltoso l’accesso ai servizi allungando le liste di attesa, abbassando la qualità della prestazione o addirittura interrompendola prima del tempo dovuto. Né va dimenticato che la malasanità è soprattutto figlia della inadeguatezza della prevenzione e di una offerta di salute che non sempre risponde ai reali bisogni della popolazione ma è talvolta impropriamente mossa da interessi commerciali, professionali o politici.

Sono questi allora alcuni dei punti di criticità che segnano la distanza fra la nostra sanità ed il sistema disegnato dalla Carta costituzionale. Una distanza destinata a crescere in conseguenza delle politiche finanziarie avviate dall’attuale governo e col varo del cosiddetto federalismo fiscale. Una distanza che c’è purtroppo anche da noi in Puglia e che, dopo il lungo dominio del centrodestra, l’attuale governo regionale sta cercando di ridurre tra molte difficoltà e molte resistenze ma anche con alcuni ritardi che richiedono urgenti recuperi. Tempo addietro Giovanni Berlinguer, illustre docente ed esponente di spicco della sinistra, rilevava che nel servizio sanitario la priorità va attribuita alla prevenzione e che le risorse devono essere distribuite in modo equo su base territoriale affermando che occorre: «… favorire una distribuzione delle risorse inversa rispetto alla qualità di vita, privilegiando i più deboli, in base all’idea di Rawls che la società deve intervenire per superare le disuguaglianze della lotteria naturale nella quale pochi hanno potuto estrarre i numeri vincenti». La traduzione di queste idee in concrete politiche significherebbe applicare davvero la Costituzione in materia sanitaria e operare in questo delicato settore un’autentica rivoluzione all’insegna del più alto livello di legalità. E per la nostra Regione significherebbe rilanciare nella sanità la “rivoluzione gentile” di Nichi Vendola.

Brindisi, 3 settembre 2008

Michele DI SCHIENA

3 Risposte to “Sanità: necessaria una rivoluzione all’insegna della legalità costituzionale”

  1. santinoon 11 Set 2008 at 21:03

    cari compagni e amici di “a sinistra” sono santino (originario di san pancrazio ma da anni residente a San Severo) e seguo il vostro sito con interesse - non fosse altro perchè cossì continuo a sapere qualcosa di VERO del mio territorio.
    colgo l’occasione del documento del dott. Di Schiena (come al solito condivisibile e di una chiarezza estrema) per farvi giungere una notizia che non ha molta stampa favorevole, forse perchè gli interessi che si sono toccati sono stati tanti.
    ricordo quando in un Vostro convegno, anni addietro, ad Ostuni, feci un inetervento contro le esternalizzazioni dei servizi sanitari, perchè oltre allo spreco di denaro pubblico c’era (e c’è) lo sfruttamento
    dei Lavoratori e l’annullamneto della loro dignità e dei loro diritti.
    da poco più di un mese è partita, nella ASL di Foggia, una società a capitale interamente pubblico (dela stessa ASL) che per iniziare gestisce le postazioni del 118 sinora affidate a cooperative più o meno sociali (meno) legate mani e piedi al potente politico di turno ma, tra non molto, andrà a gestire tutti i servizi estrenalizzati della stessa ASL.
    detta così sembra poca cosa (ma il dott. Portaluri sà di cosa stiamo parlando) ma per noi ed i Lavoratori è una mezza rivoluzione (sarebbe stata completa se ci fosse stata l’assunzione, per ora impossibile, diretta da parte della ASL di tutto il personale. gli attacchi che stiamo subendo dal centrodestra e dai presidenti confcooperative e cooperative sono temendi, ma sappiamo che questa è la strada giusta per eliminare tutto quel malcostume esistente nella sanità che era fatto di delibere compiacenti, costi doppi rispetto alla gestione in proprio, bacino elettorale per il politico forte di turno ecc.
    sul come ciamo riusciti ad arrivare a questo è impossibile farlo in poche righe, ma siamo pronti ad inviare a quanti ce lo richiederanno il materiale prodotto in quiesti due anni di lotta dei Lavoratori del 118.
    ora la nostra speranza che anche il resto del territorio pugliese pretenda quanto a Foggia si è ottenuto dopo anni di lotte.
    un abbraccio a tutti e grazie di esistere.
    santino

  2. marilina mastrangeloon 16 Set 2008 at 09:12

    Di fondo, a mio modesto avviso, il problema della sanità pugliese, quanto la nazionale tutta, è la politicizzazione strutturale che da decenni si è insidiata a piovra. I gangli della mafiosità avvolgono e stridolano ogni valentia clinica, sino a depauperare l’esercizio a mera e pericolosa banalità. L’ex governatore Fitto, a suon di sonagli, si adoperava a ridurre intere Unità Sanitarie a Gerontocomi, perchè il concetto stesso di Ospedale, assumeva la inopportuna etimologia di sussidiarietà, ossia una sorta di subappalto per una fatale opportunità del momento. Il governatore Vendola, a cominciare dai territori circondari al suo natio,ha colto quanto accadeva e, incalzato dalle lagnanze di tantissimi cittadini che s’erano costituiti in comitati pro/questo/quello ospedale, ha impostato la sua candidaturta a tutela e difesa anche di questa necessità regionale. Unica e, mi si permetta grande differenza di percorso è stata il coinvolgere tutte le forze politiche in campo:tutti hanno detto la loro, ma…. in sede regionale pugliese si passeggia anche a braccetto e, per logica, si condivide un intento ed alla stampa, quindi all’opinione pubblica, ciascuna esponenza dichiara quanto deciso in ‘parrocchia’! Succede inoltre, che tutte le ASL sono asfissiate nelle dirigenze da personaggi incaricati dalla politica (il figlioccio di tizio, l’amichetto di caio) che, pur avendo taluni copiosi requisiti tecnici a vantaggio, sono costretti alla recita del protocollo d’intesa con lo ‘zio’!! Come recuperare la ‘laicità’ di tali Amministrazioni, becere di lezzo da decenni? Na parolaaa!! Come attivare un sistema sanitario fornito da clinici votati unicamente al giuramento ad Ippocrate?N’altra parolaaaa!!! Dice bene Vendola che bisogna distinguere i diversi aspetti e competenze ospedaliere, ma se il marcio appena considerato è già diventato in parte concime di piante carnivore ed il restante percolato che ha contaminato lo iazzo, come disinquinare l’Azienda? in quale discarica conferire? Sia forse il caso di rivolgersi al ministro per il meridione, cosi ci inceneriscono tutti?!!

  3. maurizio portalurion 17 Set 2008 at 09:46

    La sanità in generale e quella pugliese non è riformabile. gli interessi degli operatori (sanitari, tecnici ed amministrativi) hanno prevalso su quelli dei malati e dei cittadini. Purtroppo è accaduto quello che aveva pronosticato Ivan Illich: l’istituzionalizzazione dell’aiuto ha avuto effetti controproduttivi o controproducenti.
    Vendola: una grande ingenua illusione. Ciò che non esiste è una “Puglia Diversa”. Lui è stato abile a sfruttare il malcontento ma come dice il commento che mi precede, gli interessi personali e di gruppo sono rimasti lì dove erano a proliferare. Non c’è stata nessuna discontinuità nelle politiche sanitarie e i grandi gruppi di potere (corporazioni sanitarie, università, imprenditori sanitari laici ed in tonaca) non hanno subito alcun contraccolpo ai loro interessi, anzi.
    La sanità meridionale rimarrà arrestrata perchè non ha soldi e quelli che ci sono sono spesi male. E questo serve anche alla sanità del nord per arricchirsi delle nostre migrazioni. Il tutto mentre la sanità va sempre più privatizzandosi anche nella “Puglia Diversa”.
    Il Sud ha solo il vantaggio di avere mediamente una condizione di salute della popolazione migliore di quella del Nord. Inquinamenti permettendo, speriamo nella buona stella per non aver mai bisogno del servizio sanitario.
    Tutto quanto dichiarato può essere provato con i numeri.

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