Brindisi e gli incidenti industriali
Le ispezioni dell’ Amministrazione Provinciale di Brindisi nei siti industriali in cui nelle ultime settimane si sono verificati alcuni incidenti, giungono al termine di un’estate le cui cronache avevano fatto registrare, non con il medesimo clamore, due eventi avversi in agricoltura dove diverse decine di lavoratori erano stati intossicati da pesticidi. Di seguito articolo di Maurizio Portaluri.
Brindisi e gli incidenti industriali
Le ispezioni dell’ Amministrazione Provinciale di Brindisi nei siti industriali in cui nelle ultime settimane si sono verificati alcuni incidenti, giungono al termine di un’estate le cui cronache avevano fatto registrare, non con il medesimo clamore, due eventi avversi in agricoltura dove diverse decine di lavoratori erano stati intossicati da pesticidi. Inoltre i controlli dell’ARPA hanno fatto emergere qualche settimana fa irregolarità negli scarichi di un caseificio. Da anni poi giungono agli organi di informazione segnalazioni di comuni cittadini riguardanti le altissime fiammate della torcia del petrolchimico. Tutto nella norma quindi non poteva essere.
Nonostante l’imponenza dei rischi, gli uomini e gli strumenti a disposizione degli organi di controllo sono rimasti poca cosa rispetto al necessario. E ciò sia per quanto riguarda i rischi ambientali che per quelli più propriamente lavorativi se è vero che l’organo di controllo sui luoghi di lavoro è composto a Brindisi, come a Taranto, da un solo dirigente. Se poi vogliamo conoscere dati epidemiologici aggiornati, fatti salvi quelli sui decessi, neanche a parlarne. Per tre anni abbiamo avuto i dati del registro tumori ionico-salentino ma poi niente più, i dati sull’incidenza dei tumori in Puglia non si possono avere perché non esistono. E mentre nelle altre regioni del Nord, dopo decenni di raccolta dati ed di analisi, si cominciano a tirare interessanti conclusioni, qui tra un po’ si annuncerà la nascita di un registro che darà i suoi frutti tra trent’anni quando cioè la attuali produzioni non ci saranno più.
Il tutto sembra quindi concorrere a tranquillizzare gli inquinatori, qui c’è stato il terreno adatto per far quel che si vuole: quello dell’area industriale che dopo le caratterizzazioni rimane intriso di cancerogeni da bonificare a spese dei cittadini; quello del “materiale umano” con gli operai che muoiono di tumore ma nessuno se ne accorge; quello della mortalità per tumori che aumenta ma senza causa apparente..
Dal 1981 al 1990 i morti per tumore nella Provincia di Brindisi sono stati ogni anno mediamente 394, dal 1991 al 2001 sono saliti a 502. E la crescita media prosegue fino all’ultimo dato disponibile, cioè al 2004. Inoltre tra i 34 ed i 64 anni i tumori diventano la prima causa di morte superando quella per malattie cardiovascolari. “Effetto dell’invecchiamento della popolazione”, ci dicono rassicuranti alcuni scienziati dal grande richiamo mediatico. Ma allora perché aumentano pure i tumori infantili ed anche al Sud? Nelle regioni meridionali dall”88 al 2002 il tasso di questi tumori è passato da 115 a 145 per milione di ragazzi di età compresa tra 1 e 14 anni.
Ma tutto ciò, secondo alcuni, non dimostrerebbe ancora una relazione tra attività industriali e tumori della popolazione. Se però andiamo a leggere i dati delle caratterizzazioni condotte dall’ARPA nella nostra area industriale e quelli delle emissioni, peraltro autocertificati dalle aziende e pubblicati nel registro pubblico INES, notiamo che grandi quantità di cancerogeni si ritrovano nel sottosuolo, e continuano ad essere emesse in aria ed in acqua. Se vanno a finire lì, prima o poi vanno a finire negli organismi viventi.
Ma si diceva all’inizio che le insidie non giungono solo dalle attività industriali: l’agricoltura contiene in sè un rischio non trascurabile per la salute umana per il largo impiego di pesticidi e di fitofarmaci tra cui gli ormoni che fanno crescere le piante ma anche i tumori.
La recente relazione sullo stato di salute pubblicata a giugno dalla ASL ci dice che i controlli su alimenti, acqua potabile, acqua di falda e di balneazione sono diminuiti negli ultimi anni mentre i controlli sui luoghi di lavoro hanno raggiunto percentuali bassissime.
L’iniziativa dell’Amministrazione Provinciale ha così permesso di fare luce sulla reale consistenza della capacità di controllo pubblico sulle attività economiche locali per quanto riguarda i loro possibili effetti negativi sulla salute pubblica. L’auspicio è che non si perda ancora una volta l’occasione per porre rimedi efficaci e definitivi al problema.
Brindisi, 26 agosto 2008
Maurizio Portaluri

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