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	<title>Commenti a: Marco Revelli sul Congresso del PRC</title>
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	<description>Movimento Politico Antiliberista di Mesagne, Brindisi, Latiano e San Pancrazio</description>
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		<title>Di: stefano2</title>
		<link>http://www.asinistra.net/2008/08/06/marco-revelli-sul-congresso-del-prc/comment-page-1/#comment-3267</link>
		<dc:creator>stefano2</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Aug 2009 16:18:23 +0000</pubDate>
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		<description>a mio avviso il problema della decrescita si scontra con le attese di &quot;sviluppismo&quot; delle migliaia e migliaia di immigrati che venendo a spaccarsi il c.... qui e subendo tutti i giorni tutto quello che i tg non dicono nè vedono si aspettano legittimamente un innalzamento dei loro consumi, visto che i loro genitori e i genitori dei loro genitori a malapena non sono morti di stenti. Questo problema di una società a due velocità e a diverse scale di rapporti è importantissima da capire altrimenti la questione immigrazione diventerà una bomba ad orologeria. A nulla varrebbe che una parte dell&#039;ex-elettorato di sinsitra si &quot;convertisse&quot; alle pratiche della decrescita se esso divenisse essenzialmente un&#039; enclave  di cittadini-consumatori, mentre i cittadini-produttori (immigrati) passano 3/4 del loro tempo di vita/lavoro a lavorare sodo e accumulare denaro sia rispedito in patria sia speso compulsivamente nel consumo disumano sul posto di lavoro o in prossimità di esso.
La questione della decrescita pensata fuori da una connessione con la questione immigrazione è impensabile perchè è debole, dal momento che è attaccata come una &quot;ritirata strategica&quot; dei proprietari autoctoni di fronte alla voracità di nuovi proprietari stranieri che da poveri si faranno ricchi sulle nostre debolezze. Questo refrain a piene mani e in tutte le salse sponsorizzato dalle varie forme di destra presenti in questo paese erode e marginalizza ogni pensiero della decrescita come pratica di massa. Viceversa se la coscienza degli immigrati aumenta in relazione ad una società qui e ora che si vuole diversa e con altri equilibri sociali allora la decrescita e lo stop allo sviluppismo possono divenire un&#039;opzione anche per gli immigrati e a quel punto la frattura tra cittadini (prevalentemente) consumatori e cittadini (prevalentemente) produttori potrà essere sanata secondo un nuovo patto sociale. 

 Da questo punto di vista è verissimo che di fronte ad una società non più omogenea da quasi nessun punto di vista la forma partito ereditata dalla tradizione picci è un ostacolo reale.

saluti a tutti</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>a mio avviso il problema della decrescita si scontra con le attese di &#8220;sviluppismo&#8221; delle migliaia e migliaia di immigrati che venendo a spaccarsi il c&#8230;. qui e subendo tutti i giorni tutto quello che i tg non dicono nè vedono si aspettano legittimamente un innalzamento dei loro consumi, visto che i loro genitori e i genitori dei loro genitori a malapena non sono morti di stenti. Questo problema di una società a due velocità e a diverse scale di rapporti è importantissima da capire altrimenti la questione immigrazione diventerà una bomba ad orologeria. A nulla varrebbe che una parte dell&#8217;ex-elettorato di sinsitra si &#8220;convertisse&#8221; alle pratiche della decrescita se esso divenisse essenzialmente un&#8217; enclave  di cittadini-consumatori, mentre i cittadini-produttori (immigrati) passano 3/4 del loro tempo di vita/lavoro a lavorare sodo e accumulare denaro sia rispedito in patria sia speso compulsivamente nel consumo disumano sul posto di lavoro o in prossimità di esso.<br />
La questione della decrescita pensata fuori da una connessione con la questione immigrazione è impensabile perchè è debole, dal momento che è attaccata come una &#8220;ritirata strategica&#8221; dei proprietari autoctoni di fronte alla voracità di nuovi proprietari stranieri che da poveri si faranno ricchi sulle nostre debolezze. Questo refrain a piene mani e in tutte le salse sponsorizzato dalle varie forme di destra presenti in questo paese erode e marginalizza ogni pensiero della decrescita come pratica di massa. Viceversa se la coscienza degli immigrati aumenta in relazione ad una società qui e ora che si vuole diversa e con altri equilibri sociali allora la decrescita e lo stop allo sviluppismo possono divenire un&#8217;opzione anche per gli immigrati e a quel punto la frattura tra cittadini (prevalentemente) consumatori e cittadini (prevalentemente) produttori potrà essere sanata secondo un nuovo patto sociale. </p>
<p> Da questo punto di vista è verissimo che di fronte ad una società non più omogenea da quasi nessun punto di vista la forma partito ereditata dalla tradizione picci è un ostacolo reale.</p>
<p>saluti a tutti</p>
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		<title>Di: stefano</title>
		<link>http://www.asinistra.net/2008/08/06/marco-revelli-sul-congresso-del-prc/comment-page-1/#comment-441</link>
		<dc:creator>stefano</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Nov 2008 16:32:14 +0000</pubDate>
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		<description>sono d&#039;accordo sulle considerazioni che revelli fa sul congresso prc (come il PdCI del resto), in particolare condivido la sua convinzione che quel partito è ormai totalmente incapace di leggere i fenomeni sociali e la mutazione antropologica in corso.
Mi pare di non dover condividere la critica della ridistribuzione come se essa fose una possibilità legata solo allo sviluppo. Io penso che il problema ridistributivo sia invece tanto più presente e drammatico quanto più necessariamente legato alla decrescita.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>sono d&#8217;accordo sulle considerazioni che revelli fa sul congresso prc (come il PdCI del resto), in particolare condivido la sua convinzione che quel partito è ormai totalmente incapace di leggere i fenomeni sociali e la mutazione antropologica in corso.<br />
Mi pare di non dover condividere la critica della ridistribuzione come se essa fose una possibilità legata solo allo sviluppo. Io penso che il problema ridistributivo sia invece tanto più presente e drammatico quanto più necessariamente legato alla decrescita.</p>
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