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Quale destino per la Sinistra antiliberista?

  • Mesagne
Giancarlo Canuto alla presentazione della mozione di Nichi VendolaIntervento integrale di Giancarlo CANUTO, coordinatore prov.le A Sinistra, durante la presentazione da parte di Nichi Vendola della sua mozione al Congresso nazionale del Prc (Mesagne – 01 Giugno 2008)

Grazie perché dentro un decisivo momento per il vostro partito sentite l'esigenza di confrontarvi con chi è "piccolo", "locale", esterno a voi e non può contribuire in termini di "voto congressuale" ma solo con le idee ed i ragionamenti;

E la gratitudine si amplifica perché dal basso è difficile comunicare con "l'alto" (e più che mai ora).

Perché dal basso invitavamo, inascoltati, alla prudente gestione della preziosa ed irripetibile esperienza del governo Prodi, dentro le sue dolorose contraddizioni ma vissuta con la forza di una pattuglia di 150 parlamentari di sinistra. Contraddizioni acuite dalla schizofrenia di essere allo stesso tempo partito di governo e di opposizione. Mentre tu, Presidente Vendola, sai benissimo come è difficile governare e modificare in profondità i processi come sta accadendo alla regione Puglia in alcuni settori con maggiore lentezza e gravi ritardi.

Era dal basso che "gridavamo" da tempo immemorabile ai vertici nazionali della Sinistra di avviare processi autentici di unificazione … Senza possibilità di ascolto!

Poi trattenemmo in gola il grido di "sgomento" nel vedere creato, dalla notte al giorno prima delle elezioni, ciò che non si era stati capace di creare in anni. Ma consapevoli che era una battaglia non per difendere un ceto politico ma una speranza di cambiamento, abbiamo "taciuto" e girato casa-casa a chiedere un voto per l'Arcobaleno.

Il terremoto elettorale ci ha poi lasciati annichiliti non solo per le inascoltate grida d'allarme ma anche perché il quadro che il risultato elettorale ci poneva davanti superava anche le letture più critiche e gli allarmi più inascoltati.

Una tragedia politica di portata storica. Che – è elementare dirlo – richiede uno sforzo supremo, sia personale che collettivo, di volontà, di amore e di ragionamento per riuscire a recuperare il tempo perduto.

Dicevo elementare perché di fronte alle "tragedie" non si cerca di chi è la colpa, perché se siamo arrivati a tanto è colpa di tutti, dal primo dirigente all'ultimo dei simpatizzanti.

E noi che siamo fuori dal vostro partito ma siamo stati dentro la Sinistra Arcobaleno, ce ne vogliamo fare carico. Avremmo voluto e vorremmo, insieme a tutta la Sinistra sconfitta, concorrere a questo immane compito di ritrovare le ragioni del nostro esistere oggi in questo mondo frantumato.

Consapevoli che non esistono le risposte facili. Tranne quelle di nascondersi dietro i simboli, le storie passate, le ideologie tramontate.

E' difficile, come in tutti i terremoti, costruire sulle macerie. A volte bisogna trovare addirittura nuovi insediamenti e quindi essere costretti a "spostarsi"!

Come anche fare i conti con chi (per paura o per privilegio da difendere) si rifugia nelle "sicure case dei propri parenti" lasciando ad altri questo faticoso compito della ricostruzione.

Noi siamo della idea che questo era ed è il tempo della riflessione e dell'assunzione collettiva di responsabilità, in altre parole della "ricostruzione".

Ed invece abbiamo dovuto assistere prima ad un fuggi-fuggi penoso e poi – nostro e tuo malgrado, come abbiamo letto nella bellissima lettera da te scritta e pubblicata da Liberazione del 27 maggio -anche ad un scontro, che rischia di essere rovinoso, dentro il vostro partito che ci preoccupa molto, molto di più!

E – ve lo diciamo in punta di piedi e con grande rispetto perché non è casa nostra – di tutto avevamo bisogno tranne che di questa contrapposizione così cruenta, di questa battaglia "finale"!

Anche perché questo scontro cruento rischia di "comunicare", al disorientato mondo della sinistra (di cui ci sentiamo parte nello stato d'animo e nell'appartenenza), più l'attenzione allo strumento (il partito del Prc) che ai valori ed ai principi che vanno difesi che esistono ben oltre Rifondazione comunista.

Per questo vi esprimiamo, da questa posizione esterna al vostro percorso attuale, la nostra viva preoccupazione per l'esito del vostro Congresso, perché non è in gioco il destino di un partito, o peggio ancora della sua leadership, ma la difesa dei soggetti più deboli, dei lavoratori dallo strapotere del liberismo selvaggio e omologante.

Perché mai, come in queste poche settimane di "oscuramento" della sinistra istituzionale e sociale, è visibile a tutti cosa vuol dire "pensiero unico" e dominio incontrastato della ideologia liberista.

Una ideologia che pur in grave crisi di risultati non trova ostacoli anzi – anche nella nostra area – pesca sempre nuovi realisti avventori tra chi non crede più in un nuovo mondo possibile ed immagina solo di rendere più gradevole l'esistente che gronda di discriminazioni e di ingiustizie!

Per questa area politica ben presente nel Paese non c'è altro futuro che scegliere di essere o Comunisti o Liberisti riformisti?

Ci chiediamo se davvero non c'è altro destino per tutta quella gente come noi, che comunista non lo è mai stata e che ritiene poco attraente e convincente questa prospettiva ma che con voi e con tutti gli altri vuole lavorare e contaminarsi insieme.

Ci chiediamo inoltre se non ci possa essere un luogo dove possa trovare spazio chi non ha mai creduto che si possa riformare in meglio questo sistema economico che esaspera le divisioni sociali con forbici di disuguaglianza senza precedenti nella storia, con impoverimenti di massa e devastazione dell'ambiente.

Sappiamo che è difficile, ma noi vogliamo ancora credere che sia possibile uno sforzo comune per metterci insieme dentro una "casa" che sentiamo di tutti.

Proprio oggi, nel momento di massima crisi della sinistra, convogliando tutte le energie migliori intorno ad alcuni capisaldi semplici, col protagonismo di tutti senza dover assistere da spettatori – per giunta dolorosamente paganti – alle scelte di altri.

Capisaldi semplici – come semplici sono le cose rivoluzionarie – da individuare in un confronto collettivo per ridisegnare un "progetto" che oggi è completamente inadeguato.

Inadeguato non nelle prospettive che vogliamo disegnare per il "domani" (dove pure occorre discutere e ridefinire) ma proprio nella sua capacità di incontrarsi "oggi" concretamente con quel dolore e quella ingiustizia che noi vorremmo "servire" per emancipare.

Saper cogliere la sfida di questa frantumazione dei rapporti sociali che, in modo antico, divide per indebolire e che rende incomunicabile il nostro agire al mondo del precariato, della povertà, della paura della violenza, della riduzione dei diritti.

Avere piena coscienza che mentre noi ancora offriamo risposte collettive ci troviamo invece di fronte alla frantumazione della domanda. Ad una marea di gente disillusa e tradita a cui non gliene frega più niente di salvarsi insieme ma è disperatamente e cinicamente rassegnata a salvare solo se stessa.

Qui sta tutta la difficoltà della nostra prassi politica di oggi!

E da qui anche la necessità di un soggetto politico
nuovo capace di innescare virtuose contaminazioni, senza annessioni o asservimenti, con le migliori energie intellettuali – senza partito – della sinistra plurale e con quelle esperienze della cittadinanza attiva che non hanno mai smesso di stare radicate nel territorio, nelle vertenze, nell'agire di base.

Un soggetto politico nuovo capace anche di una grande rivoluzione per i tempi che viviamo: praticare la democrazia partecipata!

Le decisioni, ad ogni livello, devono essere frutto solo del faticoso cammino del confronto collettivo, oramai allergico a tutti. Anche a sinistra.

Meglio per troppi oramai la scorciatoia dei leaderismi – locali o centrali – che raccolgono voti, decidono per tutti e con la corte dei loro "servitori" sono pronti a combattere non per le idee ed i progetti ma per i propri personali destini.

Nessun leader ci salverà ma solo un rinnovato progetto collettivo. Come tu stesso dichiarasti, prima delle elezioni quando i mass-media ti volevano leader e affermasti "serve un non leader".

Ultimo caratteristica: la testimonianza personale! La distanza assoluta, rigorosa, ostentata come un modello pedagogico, da ogni forma di privilegio che il potere possa far ricadere su noi stessi o sui nostri famigliari o amici.

Nessun rinnovamento senza una caratterizzazione della "diversità" sul piano etico e morale. E la nostra area politica non è immune da questa necessità anzi …..

Per tutte queste ragioni Vi auguriamo un percorso interno che sia fruttuoso per voi certamente ma anche per noi che vi guardiamo con attenzione e per tutti i delusi dalla sinistra.

Che sia un percorso che alla fine segni vantaggi evidenti non per chi di voi vincerà lo scontro congressuale ma per la povera gente!

Ma qualunque sarà l'esito di questa scontro la tua personale e credibile testimonianza politica sarà sempre, anche per noi che non siamo del tuo partito, una risorsa insostituibile da cui non vogliamo emanciparci, perché resterai il nostro punto di riferimento.

Buon lavoro!

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Una Risposta to “Quale destino per la Sinistra antiliberista?”

  1. interistaleninistaon 05 giu 2008 at 16:36

    non credi che un soggetto unitario della sinistra, un contenitore senza contenuti, non sia solo un soggetto politico subalterno al partito democratico?
    considerare il comunismo solo come una tendenza favorirà solo il capitalismo sfrenato e la gente come nelle elezioni scorse non ne vedrà l’utilità.
    cmq vada buona fortuna

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