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La crisi della sinistra e l’esigenza del suo rilancio

  • Dall'Italia

La Sinistra l'ArcobalenoLa schizofrenia governo-opposizione ed il sostanziale abbandono delle lotte sociali sono state le ragioni preminenti della sconfitta elettorale subita dalla Sinistra Arcobaleno. Andare a cercare queste ragioni altrove e dividersi in contrapposti schieramenti interni all'insegna di un malinconico scaricabarili è miopia politica e fuga dalle proprie responsabilità. Gli errori commessi non si riparano certo con nuovi contrasti e nuove dissociazioni. Ciò che occorre è una comune e generosa assunzione di responsabilità da parte di tutti i dirigenti di questa sinistra perché tutti hanno sbagliato e tutti devono collaborare alla ripresa anche per riprendere, con la necessaria gradualità, il cammino intrapreso verso l'auspicata unificazione. Di seguito intervento integrale di Michele DI SCHIENA


La crisi della sinistra e l'esigenza del suo rilancio

Non è facile prevedere se «il capitalismo ha i secoli contati», come dice Giorgio Ruffolo col titolo del suo ultimo libro, o se ha contati solo gli anni come le sue contraddizioni ed i disastri che provoca fanno a molti ritenere. Sta di fatto che il capitalismo, le cui origini europee si collegano allo sfruttamento della schiavitù e alle grandi deportazioni transatlantiche di donne e uomini neri dall'Africa all'America iniziate alla fine del 1.500, ha segnato drammaticamente la più recente storia dell'umanità ed appare oggi avviato verso un fosco futuro. Dopo un lungo periodo di colonizzazioni e di asservimenti c'è stata, fra la fine della seconda guerra mondiale e gli anni ‘80 del secolo scorso, una sorta di compromesso tra il capitalismo e la democrazia all'insegna del tentativo di conciliare sviluppo economico ed equità sociale. Ma questo esperimento, che aveva determinato attese ed acceso speranze, si è poi rapidamente chiuso con l'avvento di una fase di crescita sfrenata senza regole e senza finalità sociali definita «turbocapitalismo» da diversi osservatori tra cui il noto esperto americano di politica internazionale ed assertore di tale sistema Edward Luttwak il quale nel suo libro "La dittatura del capitalismo" finisce per affermare che: «permettere al turbo capitalismo di avanzare senza ostacoli significa disintegrare la società in piccole èlite di vincitori e masse di perdenti». Un capitalismo che con la globalizzazione si estende progressivamente all'intero pianeta facendo spesso ricorso, per vincere le resistenze, ad ogni strumento di pressione compresa la guerra.

Ebbene il turbocapitalismo, nonostante i tanti conclamati trionfi, è oggi gravemente in crisi perché incontra gli insuperabili limiti costituiti dall'insostenibilità ecologica, dovuta al progressivo esaurirsi delle risorse ed alla crescente intollerabilità delle emissioni, dalla insostenibilità sociale, determinata dalle crescenti e stridenti disuguaglianze, e dall'insostenibilità finanziaria causata – come è stato lucidamente detto – «dalla pretesa di accumulare nel presente risorse ancora inesistenti, anticipate da debiti accesi verso il futuro». Questo capitalismo, che il riformismo pensa di poter umanizzare, va contrastato da una forza politica che lo contesti in radice disvelandone il volto disumano e spesso violento. Una forza antagonista che, muovendosi col necessario realismo, tenga accesa la fiaccola della speranza in una economia a misura d'uomo, in una società solidale e in un "altro mondo" considerato "possibile". Un ruolo questo svolto finora nel nostro Paese dalla sinistra di alternativa (Prc, PdCI, Verdi e Sinistra Democratica) che, per gli errori commessi negli ultimi tempi, è andata incontro al recente disastro elettorale.

Si tratta di errori che a suo tempo sono stati da più parti invano segnalati e che oggi devono essere oggetto di attenta riflessione critica. Va perciò ricordato che la sinistra, in occasione della visita a Roma di Bush del 9 giugno scorso, ebbe a dissociarsi dal corteo promosso dai movimenti con un fallimentare raduno e, spaventata da tale insuccesso, alzò oltre misura i toni delle sue critiche al governo Prodi favorendo, come effetto collaterale, l'offensiva della destra. Si contrappose quindi alle scelte del sindacato in materia di pensioni e welfare in contrasto con l'orientamento emerso dalla consultazione di cinque milioni di lavoratori. Caricò poi la manifestazione di protesta dello scorso 20 ottobre di attese eccessive rispetto agli effetti ragionevolmente ottenibili presentando i provvedimenti che il Governo si accingeva a varare come una totale sconfitta ed aprendo in tal modo la strada alle frustrazioni del proprio elettorato. C'è allora da chiedersi quale sorta di masochismo abbia indotto la sinistra a danneggiare l'immagine del governo Prodi, indubbiamente nella situazione data il più avanzato possibile, favorendo così le manovre rivolte a farlo cadere con l'inevitabile ritorno delle destre al potere. E c'è inoltre da domandarsi come mai questa area abbia tanto sottovalutato l'esigenza di un suo maggiore radicamento nel territorio anche attraverso la ripresa delle lotte sociali in modo da allargare la sua base di consenso come condizione indispensabile per far pesare di più le proprie ragioni.

Il vecchio PCI, un partito di ben altra consistenza, si propose, è vero, in alcune fasi della sua vicenda, come partito di lotta e di governo ma non pensò mai di diventare una forza al tempo stesso di governo e di opposizione. Questa nostra sinistra ha invece ritenuto di poterlo essere nel suo rapporto col governo Prodi commettendo peraltro l'errore di sacrificare sull'altare di una incomprensibile opposizione, spesso gridata solo dai mezzi di informazione, il più faticoso e producente lavoro di lotta sociale. E lo ha fatto con una presenza inadeguata nelle fabbriche, negli uffici, nelle scuole, negli ospedali ed in tutti i luoghi dove si lavora, si soffre e si combatte contro le ingiustizie sociali, le offese ai diritti fondamentali, gli attacchi alla salute e alla salubrità ambientale. La schizofrenia governo-opposizione ed il sostanziale abbandono delle lotte sociali sono state le ragioni preminenti della sconfitta elettorale subita dalla Sinistra Arcobaleno. Andare a cercare queste ragioni altrove e dividersi in contrapposti schieramenti interni all'insegna di un malinconico scaricabarili è miopia politica e fuga dalle proprie responsabilità. Gli errori commessi non si riparano certo con nuovi contrasti e nuove dissociazioni. Ciò che occorre è una comune e generosa assunzione di responsabilità da parte di tutti i dirigenti di questa sinistra perché tutti hanno sbagliato e tutti devono collaborare alla ripresa anche per riprendere, con la necessaria gradualità, il cammino intrapreso verso l'auspicata unificazione. Di questa sinistra ha bisogno il Paese. E ne hanno bisogno soprattutto i lavoratori ed i cittadini più deboli esposti alle suggestioni di una destra che non farà mai davvero i loro interessi.

Brindisi, 12 maggio 2008

Michele DI SCHIENA

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7 Risposte to “La crisi della sinistra e l’esigenza del suo rilancio”

  1. Marcoon 14 mag 2008 at 18:28

    Ancora non capiscono. Dopo una batosta del genere. Ho votato sempre rifondazione da quando è nata ma stavolta mi sono rotto di essere rappresentato da Bertinotti che parla parla di proletari e poi sfoggia un orologio da cinquantamila euro, va alle feste mondane da un salotto all’altro con una moglie con pelliccia di leopardo e borsa gucci un giorno e fendi un’altro che costano come un mio stipendio. Basta, fuori dai coglioni. FUORI.

  2. adrianaon 16 mag 2008 at 18:41

    penso che il rolex e la borsa griffata di Bertinotti e la moglie, siano un falso problema, del resto ognuno di noi, a suo modo e a seconda delle possibilità, aspira a diventare proprietario di "oggetti belli". Ritengo questo solo una questione di gusto personale. Nel corso degli anni ho sempre avuto difficoltà a pensare di essere rappresentata sia da Bertinotti ma, soprattutto da quei mediocri compagni, raramente ho trovato sensate e di largo respiro le cose da loro dette.Io sono stata quasi sempre infastidita dalla loro comunicazione, sempre poco lineare e dunque poco efficace, sempre accompagnata da quell’"atteggiamento incazzato" e respingente.Questi limiti comunicativi, presenti in molti di loro,sono diventati ancor più importanti e consistenti, per il fatto che completano delle personalità per niente carismatiche ma, ripeto, mediocri. La gran parte di questi personaggi, per molto tempo, mi sembra abbiano avuto il compito di ragionare per proclami, sempre attenti a non "raggiungere ed emozionare" la gente.Si sono sempre guardati dall’inviare messaggi di speranza.Raramente hanno proposto percorsi attivi e percorribili, sono rimasti invece, a mio avviso, concentrati e, fors’anche incartati, in quel classico atteggiamento rancoroso e livoroso,che predispone i simpatizzanti più verso uno stato ansiogeno e depressivo che verso sentimenti positivi che generano orgoglio per l’"appartenenza".

  3. Ciccio Formaggioon 16 mag 2008 at 22:42

    Il Rolex e la moglie griffata "sono" un problema. Non possiamo pretendere nulla dagli altri, non saremo mai credibili, se alla prima occasione "scatasciamo". La guida politica è cosa seria. bertinotti (minuscolo), nella fattispecie – si è dimostrato un buffoncello vanesio. Ma, al di là delle esternazioni deleterie e delle frequentazioni salottifere ciò che da da pensare è che per 10 (dieci?) anni abbiamo lasciato fare. E’ mancato cioè il controllo critico sui comportamenti e le azioni e i messaggi di chi pretendeva di rappresentarmi, avendolo io votato e sinceramente amato.
    Non mi frega delle cose "belle", cara Adriana, se stiamo a pensare a questo salutiamoci subito: "E’ tutto finito!". Ma così credo non sia, e che sul sito di "A Sinistra" lo si capisca, in fondo, alla fine importa e non importa. Se è necessario ripartire potrebbe essere meglio salutarsi prima tutti, nella speranza di ritrovarsi, forse, un jour.
    Saluti a pugni stretti.

  4. Marilinaon 16 mag 2008 at 23:43

    Una stupenda canzone di Bob Dylan, Handy Dandy, ad un tratto recita:<quant’è difficile giudicare un uomo, leggendo solo il suo aspetto>, caro Marco….
    Ora il Fantascoponescientifico Veltroni che, da buon figlio di Roma Bene, mi diventa direttore dell’Unità con unico requisito un diploma e l’essere Giornalista pubblicista, quindi non professionista. Ateo professo coltiva frequentazioni Vaticane, presumibilmente non per fede, ma per ‘prestigio’(naturalmente dipende dai punti di vista, parlare di ‘prestigio’).Oggi calzola con dolcetti e pasticcini col PRESIDENTE: cosa che fa già da prima che il GRANDE ritornasse, perchè? Forse per l’invenzione appena approntata del partito riformista?! invenzione che ha rievocato le nomine dall’alto, pur avendo acquisiti eletti da costituente? Già, perchè tanti neo eletti costituentini, lamentano OPPRESSIONI e DICTAT dal POTERE CENTRALE, cosa che si evince pur solo guardando chi continua a sedere in Parlamento sugli scranni dell’opposizione. Mi domando dov’è il Partito del Popolo; quello della Classe Operaia, l’unico che conosca davvero cosa significa uscire di casa al mattino e rientrarvi, a sera, a mani VUOTE,VUOTE,VUOTE.. Rifondazione non è solo Bertinotti, ma tanta gente che si riconosce nel proletariato, o di questo ne assume carico. Eppure, l’unico parlamentare che abbia mai sentito dire che, con la presidenza della Camera dei Deputati, decretava la fine del suo mandato politico, è stato LUI, il Bertinotti ‘decideva di lasciare’. Si può supporre per sazietà, la sì detta ‘Pancia Piena’, o per deontologia politica che democraticamente prevede il dar spazio agli altri, giovani e meno giovani. Volger lo sguardo a DESTRA poi, è sconcerto: il tesoretto non c’è più!! L’Italia appena salva dal precipizio economico sanzionato dall’Europa, guarda incantata la ricchezza in arrivo: meno tasse; sussidi; tanti posti di lavoro e Case, Famiglie numerose, pane, focacce e PIZZE!!Poi tutti sintonizzati su Rete4 e.. Cavolo, ma sto parlando dell’ITALIA? Accidenti, vivo ancora in ITALIA? Sarò mica nella terra dei Gogol?! Le fabbriche, le campagne,le strade, gli uffici e le dogane, hanno bisogno di personalità autentiche per sfatare la brillantina di Mago Zurlì e la bacchetta della Fata turchina che ha tinto i capelli di rosso..PS: è una mia impressione, o l’odierna DESTRA parla come i COMUNISTI di un tempo????
    SYS!

  5. cirilloon 20 mag 2008 at 09:37

    COMPAGNO TREMONTI
    Succede, ad un tratto, che le rappresentazioni del mondo con le quali pretendevamo di ricostruire la realtà nella nostra testa non ci spieghino più nulla di quello che avviene sotto i nostri occhi.
    A dir la verità, non proprio di una cosa di oggi si tratta, in quanto sono ormai “secoli” che andiamo sostenendo l’inservibilità della dicotomia destra-sinistra su questo primo spicchio di secolo XXI e su buona parte di quello che è già passato. Si prende coscienza, allora, di uno stravolgimento degli schemi e della inutilità delle vecchie categorie, dei paradigmi ossificati con i quali avevamo diviso manicheamente i buoni dai cattivi, i colti dagli arroganti, i generosi dagli altruisti, i servi dai valorosi.
    La “chambre introuvable”, formatasi dopo le elezioni del 13 e 14 aprile, avrebbe dovuto essere un coacervo di reazionari fedeli al "ducetto", al re ed a Santa Romana Chiesa, ed in parte lo è. Ma dove si collocano ancora i peggiori servi del sistema, seppur piegati e spossati dal peso della sconfitta?
    A sentire i nuovi membri del governo, che possono contare su una larga maggioranza parlamentare, il bivacco di manipoli è logisticamente posto a sinistra di questa camera, poiché (e come dargli torto!) in due anni, sotto la guida del banditore di corte Sir Romano Prodi, l’alta finanza e l’industria fallita, hanno liberamente approfittato delle pubbliche risorse come mai era avvenuto prima.
    Eppure, programmaticamente e storicamente da lì, dagli uomini di sinistra, dovevano risuonare parole di fuoco e di condanna contro i saprofiti della GF e ID. Almeno, si pensava che quello fosse il luogo naturale da dove i paladini della giustizia sociale avrebbero denunciato il sacco nazionale messo in atto dai poteri forti.
    Invece, in due anni abbiamo sentito spargere miele sulle istituzioni finanziarie europee e nazionali, tutte controllate dal potente apparato banco-industriale d’oltre atlantico (l’alleato caritatevole che nel suo braccio armato insegna al mondo come si sta al mondo), e abbiamo ascoltato, a menadito, le prediche dei sacerdoti che fanno uso della sacralità contabile per ingarbugliare il mistero della fede mercatista che tutto regola attraverso la fantomatica mano invisibile.
    Chi perorava queste tesi (la sovranità del mercato), se la prendeva con il popolo bue, recalcitrante alla spremitura e al morso di Dracula, se la prendeva con la rozza e incolta plebaglia riottosa ad accogliere la loi naturelle de l’economie, e mentre questa agiva sotto i vessilli della sinistra, gli ignoranti popolani pretendevano pure di divincolarsi dall’azzanno dei cani in doppiopetto col doppio cognome.
    Oggi, invece, in una delle sue prime uscite pubbliche, il Ministro dell’economia Tremonti, dice solennemente che i sacrifici andranno distribuiti e che non saranno le classi meno abbienti a portare il peso delle difficoltà di tutto il paese. Motivo per cui, petrolieri e banchieri dovranno aprire il portafoglio e ridare, più o meno, il maltolto. E se non lo faranno, abbassando i mutui con i quali dissanguano la gente, dovranno caricarsi il fardello della maggiore pressione fiscale. Ben detto! Avremmo voluto di più, ma si sa che i conventi sono austeri e passano quello che passano. Ma ora ditemi, o vuoi tutti semicolti di sinistra che impallidite al crescere del crepitio portato dai passi delle orde mongole berlusconiane: quanto volte avete sentito pronunciare queste parole ad un Padoa-Schioppa, ad un Visco, ad un Bersani ecc. ecc.
    Forse Tremonti sarà presto costretto a retrocedere su ben altre posizioni, forse lo butteranno fuori come già successo precedentemente, ma riconosciamo a Cesare (Giulio) quel che era di Cesare (imperatore): il coraggio del cambiamento. Qualcuno, nella compagine governativa ha già messo le mani avanti dicendo che sono parole e opinioni personali del Ministro che dovranno essere discusse (o, meglio, calmierate e forse anche azzerate) dall’intero esecutivo. Probabilmente è quello che avverrà. Ma gli uomini della finanza e dell’industria parassitaria sono molto preoccupati e per bocca di alcuni insigni rappresentanti (come Faissola presidente dell’ABI) ammettono che con questo governo dovranno scendere a nuovi patti; è finita l’era della cuccagna prodiana, quando la finanza dettava legge, il governo eseguiva e Montezemolo incassava.
    Siamo uomini di mondo e sappiamo, dapprincipio, che quasi nulla andrà come sperato, tuttavia rendiamo onore a chi sceglie almeno di cominciare per il verso giusto.
    da Ripensaremarx.splinder.com

  6. Saverioon 28 mag 2008 at 17:16

    INTERESSANTE. Propongo una riflessione.
    Prima che sia troppo tardi
    Marino Badiale, Massimo Bontempelli
    1.
    I conti tornano.
    Le elezioni politiche dell’aprile 2008 segnano un momento importante nella storia del nostro paese. Si tratta della fine della sinistra in Italia. Nel Parlamento italiano uscito da quelle elezioni non è presente nessun partito che si definisca, o possa essere definito, come “sinistra”. Non si tratta di un fatto congiunturale. Naturalmente continueranno ad esistere realtà politiche, sociali, culturali che si definiranno “sinistra”, e può anche darsi che tornino ad essere presenti in Parlamento. Ma si tratterà di realtà sempre più secondarie e residuali. La fine della sinistra ha infatti una radice profonda, strettamente legata ai caratteri della fase attuale e alla natura essenziale della sinistra stessa. Come abbiamo cercato di mostrare ne “La sinistra rivelata” (1), la sinistra è stata caratterizzata, nei due secoli della sua esistenza, dal binomio “sviluppo ed emancipazione”: è stata cioè la parte politica, sociale e culturale che ha lottato per l’emancipazione dei ceti subalterni promuovendo lo sviluppo economico e tecnologico. Questa congiunzione è stata possibile perché, fino a tempi recenti, sviluppo ed emancipazione erano compatibili. Ma la situazione è completamente cambiata negli ultimi decenni. La fase storica che, utilizzando termini imprecisi ma ormai di uso comune, viene chiamata “globalizzazione” o “neoliberismo” rappresenta, fra le altre cose, il momento in cui sviluppo ed emancipazione si separano e si contrappongono. Mentre fino a pochi decenni or sono lo sviluppo economico e tecnologico poteva davvero portare al miglioramento delle condizioni di vita dei ceti subalterni, oggi sviluppo significa attacco ai redditi e ai diritti conquistati dai ceti subalterni nella fase precedente, significa attacco ai territori per le grandi opere necessarie allo sviluppo stesso, significa degrado ambientale e sociale. In questa situazione la posizione che definisce la sinistra, quella cioè di volere l’emancipazione dei ceti subalterni attraverso lo sviluppo, non è più possibile e appare come una contraddizione in termini. O si sceglie lo sviluppo, e allora, anche se ci si illude di essere progressisti o magari addirittura anticapitalisti, nella realtà si sceglie la de-emancipazione dei ceti subalterni e il degrado ambientale e sociale, oppure si sceglie l’emancipazione dei ceti subalterni, e in tal caso occorre combattere lo sviluppo fine a se stesso e porsi nell’ottica delle decrescita.

    Questo carattere contraddittorio della nozione stessa di sinistra, nella fase attuale, ha potuto essere rimosso per qualche tempo. Lo strumento della rimozione è stato, per lunghi anni, l’antiberlusconismo ossessivo. Incapaci di dare un senso all’esistenza delle proprie organizzazioni, che non fosse l’attaccamento personale al potere e ai suoi vantaggi, i ceti dirigenti della sinistra italiana hanno posto il rifiuto di Berlusconi come unico contenuto e collante della propria parte politica. Ma nel momento in cui il Partito Democratico di Veltroni ha scelto di presentarsi da solo alle elezioni, l’antiberlusconismo ha funzionato contro la sinistra (cioè la sinistra arcobaleno). Se per anni si ripete che la cosa fondamentale, alla quale tutto il resto va subordinato, è impedire l’accesso al potere di Berlusconi, se in nome di questo si sacrifica ogni contenuto reale della propria politica, è chiaro che i partiti di sinistra finiscono per perdere il proprio elettorato: nella situazione in cui ci si è trovati alle politiche del 2008, chi era legato ai contenuti reali di una politica di sinistra si è astenuto (o ha espresso un ininfluente voto per piccole formazioni di estrema sinistra) perché ha capito che tali contenuti verranno sempre e comunque sacrificati alla necessità delle alleanze antiberlusconiane, mentre chi ha davvero introiettato la necessità di combattere Berlusconi come fine principale della politica ha votato PD.
    Questa scomparsa della sinistra non ci addolora. Essa sgombra il campo dagli equivoci, fa chiarezza, e la chiarezza è sempre benvenuta. La realtà ha fatto tornare i conti, cancellando dalla storia ciò che era ormai un’impossibilità logica. Non si tratta ora di ricostruire una nuova sinistra (o un nuovo partito comunista), che sarà finalmente quella buona, quella giusta, quella vera. Si tratta invece di capire come sia possibile far vivere gli ideali di emancipazione, giustizia, solidarietà, in una situazione in cui non è più possibile la sinistra.

  7. SAXon 28 mag 2008 at 17:19

    .. il resto dell’articolo, per chi non lo troasse in rete, si trova all’indirizzo
    http://civiumlibertas.blogs...

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