Mesagne elegge Sindaco Enzo Incalza del centro-destra
Al ballottaggio, col 55% dei consensi, Enzo Incalza del centro-destra diviene Sindaco di Mesagne per la seconda volta in poco meno di un anno. I numeri in consiglio comunale verranno ora determinati dall'apposita commissione presso il tribunale della città. Di seguito comunicato unitario del centro-sinistra.
Il voto popolare del 27 e 28 aprile ha eletto Sindaco di Mesagne Enzo Incalza. Si prende atto del risultato e nel rispetto della volontà popolare si porgono le congratulazioni al neo sindaco eletto. Al termine di una intensa campagna elettorale sentiamo il dovere di ringraziare i cittadini che con il voto hanno confermato la loro fiducia nel progetto proposto alla città dal centro sinistra unito e dal candidato Sindaco Carmelo Molfetta. Un grande ringraziamento, altresì, va a tutti gli attivisti, ai simpatizzanti, ai candidati ed ai consiglieri comunali eletti per l'impegno profuso in questa difficile campagna elettorale. Adesso è compito del Sindaco eletto assicurare la annunciata governabilità della città in ragione dei risultati conseguiti del centro destra. Per quanto ci riguarda il centro sinistra continuerà a sviluppare la propria iniziativa politica ed attenderà gli atti politici istituzionali che il Sindaco compirà.
Il candidato Sindaco Avv. Carmelo Molfetta
Partito Democratico, Sinistra Arcobaleno,
Italia dei Valori, Mesagne Democratica, Patto per Mesagne, PSI

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Chiedo scusa se metto un piede, anzi due, nel dibattito del dopo elezioni. Il risultato è evidente. Un mare di elettori ha votato a destra e un mare più piccolo a centro-destra. Peggio di così non si può.
Inizia per noi una notte buia e profonda, inutile far finta di niente. Una di quelle notti da tuoni e fulmini e vento e tanta paura. Avresti bisogno di un amico o di un’amica, un fratello, una sorella, una qualche madre o padre o di un orsacchiotto. Invece sei solo con lo sbattere delle finestre. In questi casi si prova a chiudere gli occhi, trattenere il respiro e contare fino a dieci. In quei dieci secondi: rivedere i tuoi ultimi anni pieni di parole non ascoltate e tanti calci presi nel culo, rinunciare a dire "lo avevamo detto e previsto" e provare a mettersi tutto alle spalle e ricominciare. Ma come? Non è facile a dirsi, come. Non è facile dire nemmeno se c’è la voglia di ricominciare, ora. Forse dormire, di sicuro, non sognare. Eppure se è finita vuole dire che si può solo ricominciare. È semplice in fondo. Qualcosa ci viene in aiuto. In questi ultimi giorni assistiamo a un evidente tentativo di coloro che hanno contribuito alla sconfitta a riposizionarsi, trovando persino opportuno rispolverare la vecchia falce e martello. Facciamo attenzione. Costoro sono ancora dentro a partiti che hanno goduto e continueranno a godere di finanziamenti pubblici; quindi hanno i soldi e puntano dritti a ripulirsi in fretta e furia per presentarsi, magari, candidati alle prossime elezioni europee che, svolgendosi con il sistema proporzionale puro, una testa un voto, magari riescono a sdoganarli in un posto a Strasburgo. A cincischiare tra un miliardo di "se" e di "ma". Bisogna impedirlo. Chiudiamo a chiave la cassa e mandiamo via tutti coloro che hanno condiviso gli ultimi quindici anni da comunisti, siano Rif. Com. o Com. Italiani o chiunque, da maggioranza a opposizione. E con loro spariscano tutti quei parassiti annidati in ogni dove, in Cgil o in giornali come Il Manifesto o Liberazione o altrove. Per assurdo, in questo momento, esistono almeno cinque partiti comunisti: per non essere ridicoli vanno ridotti a uno, piaccia o no, e forse nemmeno a una forma "partito". Come fare non saprei. Detto chiaramente, non mi interessa nemmeno più di tanto il simbolo. Potrebbe essere un chiodo arrugginito, non importa, ma che abbia dietro delle donne e degli uomini convinti che un mondo come questo non ci piace e che un altro mondo è possibile. Un tempo mio padre era sicuro che i suoi sacrifici sarebbero serviti a far stare i suoi figli meglio di lui. E aveva ragione. Ora questo non è più certo, anzi, è vero il contrario. E da qui la paura per il futuro fatto solo di poco e, quel poco, precario.
È di che qui inizia la notte.