A Sinistra - Logo

Contro la pena di morte e la cultura della violenza

  • Dall'Italia

L'abolizione della pena di morte rappresentata in una vignettaPer la prima volta nella storia del pianeta un'assemblea rappresentativa di tutti i popoli si è pronunciata contro la pena di morte approvando una risoluzione di moratoria in vista della definitiva messa al bando dell'assassinio di stato. Una "lieta novella" macchiata però dal voto contrario di una minoranza di Stati comprendente gli Stati Uniti e la Cina, un insieme di nazioni che nel 2006 hanno complessivamente fatto giustiziare ben 5.628 persone. Di seguito articolo integrale di Michele Di Schiena.


Contro la pena di morte e la cultura della violenza

Eleviamo i nostri pensieri ed i nostri sentimenti e rafforziamo le nostre speranze nel progresso dell'umanità e nel cammino verso le mete di una civiltà illuminata dai valori della giustizia e della fratellanza. Per la prima volta nella storia del pianeta un'assemblea rappresentativa di tutti i popoli si è pronunciata contro la pena di morte approvando una risoluzione di moratoria in vista della definitiva messa al bando dell'assassinio di stato. «Un segnale storico ed un successo dell'Italia e dell'Europa»: così si è espresso il Presidente della Repubblica Napolitano dando atto del ruolo decisivo per l'esito positivo della iniziativa svolto dal Governo e dal popolo italiano sullo scenario internazionale. Una "lieta novella" macchiata però dal voto contrario di una minoranza di Stati comprendente gli Stati Uniti e la Cina, un insieme di nazioni che nel 2006 hanno complessivamente fatto giustiziare ben 5.628 persone.

Gli Stati Uniti e cioè lo Stato che fa le guerre preventive per esportare la "sua" democrazia nei paesi che ne sono privi ha quindi votato insieme a paesi retti da regimi autoritari e totalitari. Il paese guidato da quel Bush che da governatore del Texas autorizzò l'uso della pena capitale per 152 condannati e che, dopo aver negato la grazia a Karla Tucker, ebbe incredibilmente a dire che «un uomo può sbagliare ma il sistema americano no», ebbene questo paese tarda, nonostante alcuni significativi atti e segni di resipiscenza, a rendersi conto di quanto barbara ed inammissibile sia la pena di morte. Ed invero l'annuncio di una fine per mano del boia sicura e datata, l'angoscia determinata dal progressivo avvicinarsi del giorno dell'esecuzione e lo sgomento dinanzi all'atto estremo e conclusivo di una lunga agonia psicologica sono punizioni inconciliabili con la dignità di qualsiasi uomo, quali che siano le sue colpe e le sue responsabilità.

Purtroppo la pena di morte dilaga in Cina, in Iran, in Afghanistan, nell'Arabia Saudita ed in altri Paesi ma la crudeltà della giustizia penale statunitense sconcerta di più perché proviene da un Paese che vuole proporsi come un modello di civiltà e di democrazia e che è impegnato ad esercitare il suo potere egemonico in ogni parte del mondo. Ma mentre altrove la pena di morte è uno strumento nelle mani di dittature o di oligarchie illiberali, in America è una scelta largamente condivisa dalla popolazione, una opzione che si collega ad un istinto di inconscio razzismo rivolto a "purificare" la società dei "vincenti" dagli esclusi e dagli emarginati che gravemente delinquono. E' insomma la conseguenza di quella diffusa cultura che fece pronunciare all'ex governatore democratico di New York Mario Cuomo queste sincere ma terribili parole: «la cultura della violenza è in ogni angolo della società … abbiamo conquistato questa Terra con la violenza ed ancora crediamo nel suo potere ». Ed è proprio la cultura della violenza la matrice di quel liberismo selvaggio dal quale l'Italia e l'Europa dovrebbero sempre più prendere le distanze per offrire al mondo un modello di civiltà fondato sulla solidarietà tra tutti gli uomini.

Un modello di civiltà diverso da quello che, come scriveva il compianto vescovo pugliese don Tonino Bello, ci mette continuamente sotto gli occhi «la croce delle grandi masse di tutta le terra. Discriminate dalle leggi del mercato, indebitate fino all'assurdo. Condannate dalle centrali del capitalismo mondiale a non risollevarsi mai, a rimanere sempre subalterne, a diventare sempre più schiave, sempre più umiliate, sempre più offese». L'approvazione della moratoria contro la pena di morte è allora solo un momento della lotta contro l'estrema sanzione e la cultura che la genera. La battaglia quindi continua ed occorre una grande mobilitazione delle coscienze per ottenere l'abolizione della pena capitale e per mettere nel contempo in discussione le politiche che affamano l'umanità e praticano la guerra. Guerra che non è altro se non una pena di morte di massa, inflitta indistintamente a ritenuti colpevoli ed a sicuri innocenti senza l'osservanza di codici ed al di fuori di qualsiasi processo.

Brindisi, 19 dicembre 2007

Michele DI SCHIENA

Articoli correlati

    Nessun articolo correlato trovato

2 Risposte to “Contro la pena di morte e la cultura della violenza”

  1. marilina mastrangeloon 23 dic 2007 at 07:08

    Rispetto a quegli 8 voti ottenuti nel lontano 1994 al palazzo di vetro, la conquista del maggioritario è un successo, una considerevole emancipazione culturale e civile, ma 104 sì, 54 contrari e 29 astenuti la raccontano ancora lunga. Nota dolente è per me, come certamente per molti,la Cina che stima 5000 esecuzioni all’anno e Amnesty International ne conta a riguardo 8000..sarà una tecnica per sfoltire l’alta densità della Repubblica Popolare, o una cultura violenta, sì radicata negli organi di potere e non solo,da lasciare ancora sconcerti. Certo d’ora in poi, sarà la Corte Suprema a deliberare e confermare le condanne, ma riuscirà a smentire quel ’segreto di stato’, tanto radicato in quella meravigliosa terra d’Oriente? e quella cinese, non è davvero ‘l’unica croce’ che umilia la terra, l’occidente ne costruisce ben altre, meglio note come ‘armamenti bellici’…George W. Bush&family ne conosce; non a caso possiede in comunione con i signori Bin Laden una industria!!
    Comunque, la speranza è ultima a morire…
    Auguri e serenità per le festività in corso
    SYS!
    Marilina Mastrangelo

  2. Maurizio Spagnaon 15 dic 2008 at 20:46

    MURA ed INFERNO
    Il poeta in pietà:
    (Le pene, i tormenti indicibili fisici e morali…della pena di morte)

    La belva si alza,
    il tuono è in burrasca
    e un impeto udiva di brutale-
    La violenza
    è guerriera assistita
    il braccio della morte
    si pena al tremore cardiaco
    e la mano sul bracciolo
    si allunga
    su questo corrimano
    impaziente di soffi d’aria fresca -
    L’accusa
    è già di letti informatori
    la domanda
    è adibita al pubblico
    e la voce
    incoraggia lo spettacolo…
    Spennato e senza formicolìo-
    Anch’io sono lì
    e mi alzo, mi affronto
    per far scivolare quell’istante
    dalla mia ottica scarica-
    Un mio urlo
    esce dalla sala
    malata
    e disperata dai miei resti commossi

    con rialzi per domande
    che traggono sotto una porta
    un respiro inumidito
    di chiavi e dottori
    mura ed inferno
    l’odore infermo
    e incomprensioni chiuse in me…

    Incoscienti e sgraziate
    sulle trame dei morenti-

    di Maurizio Spagna
    Si è consacrato
    Il Rotoversi.com
    La cultura poetica in linea con la vita…
    Verso i nostri sogni riversi ma scritti per sempre-
    Un raccoglitore di poesia on line-

    Maurizio Spagna
    http://www.ilrotoversi.com
    info@ilrotoversi.com
    L’ideatore
    Scrittore e Poeta-

Trackback URI | Comments RSS

Lascia un Commento