Le elezioni francesi e la missione della sinistra
I risultati della consultazione popolare francese per l'elezione del Presidente della Repubblica sono stati commentati nelle ottiche, spesso ristrette, della vicenda politica nostrana segnata dalle competizioni in atto tra le forze politiche dentro e fuori gli schieramenti del centrodestra e del centrosinistra. Di seguito intervento integrale di Michele Di Schiena.
Le elezioni francesi e la missione della sinistra
I risultati della consultazione popolare francese per l'elezione del Presidente della Repubblica sono stati commentati nelle ottiche, spesso ristrette, della vicenda politica nostrana segnata dalle competizioni in atto tra le forze politiche dentro e fuori gli schieramenti del centrodestra e del centrosinistra. Comune è stata la sottolineatura del successo ottenuto da Nicolas Sarkozj e della sconfitta, considerata pesante, subita da Ségolène Royal. Ma per il resto c'è stata una gara nell'interpretare il responso elettorale ad usum delfini. L'on.le Berlusconi ed il suo entourage vi hanno visto l'inarrestabile declino della sinistra in Europa mentre i maggiori esponenti dell'Unione hanno con vari accenti parlato di errori commessi dalla Royal, dal Partito Socialista e, più in generale, dallo schieramento progressista francese nelle sue diverse componenti.
Guardando poi dentro le due coalizioni si coglie a destra l'utilizzo dell'esito delle elezioni francesi da parte di Forza Italia, di Alleanza Nazionale e della Lega (quest'ultima con qualche sottolineatura dettata da preoccupazioni identitarie) per evidenziare, in implicita polemica con l'UDC, la forza unitaria della destra francese a fronte della sostanziale irrilevanza politica del pur consistente raggruppamento guidato dal centrista François Bayrou. E ciò mentre l'on.le Casini si rifugia nell'interpretare il successo di Sarkozj come un grande risultato del Partito Popolare Europeo rivendicando un ruolo decisivo di equilibrio al "centro" moderato in Europa ed in Italia. Nell'Unione infine l'area del nascituro Partito Democratico si è subito prodotta nella esaltazione del carattere strategico del rapporto tra centro e sinistra moderata indicato come la «nuova frontiera di ogni politica di progresso» con il corollario dell'esigenza che questa sinistra, attraverso un processo di mutazione genetica, debba rinunciare alla propria identità e scioglierla nella miscela riformista. D'altra parte, la sinistra di alternativa appare preoccupata a causa del segnale francese e per bocca del Presidente Bertinotti auspica la sua ricostruzione in una «soggettività unitaria e pluralistica» indicando l'obiettivo di una nuova sinistra capace di recuperare la propria connotazione sociale per esercitare un'influenza egemonizzante sulla cultura politica del Paese.
Ma il voto presidenziale francese è da considerare davvero, come la destra berlusconiana si è affrettata a sostenere provocando diffuse suggestioni, un duro colpo inferto alle speranze della sinistra europea ed italiana? C'è invero da dubitarne ove si consideri che, nonostante le sue tante divisioni ed i suoi tanti errori, lo schieramento progressista francese ha ottenuto, in un Paese ancora suggestionato dal sogno della "grandeur" con le connesse inclinazioni conservatrici, un non trascurabile 47% dei suffragi conquistando quindi un consenso molto vicino alla metà del corpo elettorale. Un risultato significativo dal quale, come ha detto la candidata sconfitta, la sinistra francese può ripartire in vista della sua ripresa interpretando e portando avanti la protesta popolare sempre viva e forte in una società complessa e per molti aspetti contraddittoria. In ogni caso, quale che siano le opinioni sul voto francese, le ragioni per le quali la sinistra deve ritrovare la sua unità ed investire tutte le energie nella "sua" missione sono ben più profonde e trovano la loro origine nella tragica situazione planetaria.
«Ciò che i profeti del turbocapitalismo celebrano, predicano e chiedono è che l'impresa privata sia completamente liberata da regolamentazioni governative, senza intromissioni da parte dei sindacati, senza pastoie sentimentalistiche sui destini dei lavoratori e di intere comunità e senza precisare nulla sulla distribuzione della ricchezza … Permettere al turbocapitalismo di avanzare senza ostacoli significa disintegrare la società in piccole élite di vincitori e masse di perdenti»: è questa la confessione che qualche anno addietro si lasciava sfuggire in una sua pubblicazione ("La dittatura del capitalismo", Mondadori, 1999) Edward Luttwak, noto esperto del Pentagono e profeta anch'egli del neoliberismo, il quale aggiungeva che la disperazione provocata dall'imperante capitalismo comporta inesorabilmente la repressione dei «perdenti insubordinati». Una repressione che si esprime, all'interno dei singoli stati, con la compressione dei diritti essenziali, l'abbattimento delle tutele sociali ed il restringimento degli spazi di libertà per i dissenzienti e, sul piano internazionale, con le guerre "preventive" rivolte a controllare masse di diseredati ed a sintonizzare sugli interessi del "pensiero unico" culture diverse e popoli disobbedienti. Maturare nelle proprie coscienze la consapevolezza dell'estrema iniquità e dell'assoluta intollerabilità del sistema dominante e diffondere in ogni direzione tale consapevolezza: dovrebbe essere questa la pista di lancio di quella «nuova cultura politica» e di quel «nuovo senso comune» che la sinistra, accantonando complessi e divisioni, è chiamata a costruire rifondando se stessa.
Brindisi, 12 maggio 2007
Michele DI SCHIENA


Quel che penso sul percorso "istituzionale" della odierna società ,è che si allontana sempre più il concetto deontologico di UOMO. Un tempo si definiva "massa",una corporazioni di operai,lavoratori,cittadini,gente con una ben precisa identità.Ora individuo una "gran massa" di caproni che non sa’ pensare di proprio;segue le lobby e non ne conosce il significato intrinseco;parla di politica,ma non comprende i dettami dovuti al ruolo,perchè nè conosce "l’ in stato quo ante",nè tantomeno quello da auspicare a venire:ciascuno esprime il "concetto del giorno",magari lo inventa a seconda dell’argomento in voga,non pensa,parla e basta. Una sorta di anarchia:percicolosa,perchè IGNORANTE e INCOMPETENTE. L’organo civile di uno stato,non può non risentire a mio avviso, di simile perniciosa situazione ed è così che i valori di una ideologia,quanto quelli di un credo,vengono a schiantarsi nell’abbietta condizione del sopruso. La delinquenza dilaga,perchè non controllata dalle istituzioni,politiche e religiose,ossia dallo stesso calderone,dove non viene a distinguersi il soggetto dall’oggetto,ma tutto è IO e tutto è MIO. Se la pedagogia vigente subisce il vizio dell’edonismo,cosa e chi può ridare identità distinte che,attraverso il confronto,ridiano competenze ai ruoli?Talvolta mi abbandono all’idea che il comportamento dei nostri governanti,sia mirato a fomentare una rivolta civile,a meno chè,non siano così distratti dal potere,da non accorgersi che esiste gente che sà pensare e discernere di suo ed è soprattutto STANCA di ascoltare promesse icongrue e PAROLE A VANVERA.
Spero nel Senso Comune,quanto nel difendere a denti stretti il proprio Essere Persona,la propria identità,la propria cultura,perchè così intravedo una competente collaborazione, sinergica di idee e ruoli, che conducano a distinguere un’identità sociale in crescita e sfati l’odierno becero regresso.
Marilina Mastrangelo