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Cosa è cambiato a Brindisi e cosa può ancora cambiare

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Di seguito l'intervento del dr. Maurizio Portaluri, sul dibattito aperto dal Sindaco di Brindisi on.le Mennitti su la città che cambia


 Cosa è cambiato a Brindisi e cosa può ancora cambiare

Sta cambiando qualcosa a Brindisi? L'elogio dei brindisini da parte del Sindaco Mennitti, all'indomani della importante vittoria della comunità locale nella conferenza dei servizi sul rigassificatore, ha accresciuto l'orgoglio di molti per l'appartenenza a questa sempre bistrattata città. Cosa è cambiato? Certamente il rapporto tra le istituzioni locali e le realtà industriali multinazionali che operano sul territorio. Gli enti locali si sono messi in piedi e vogliono trattare alla pari, senza ricatti e senza compromessi, alla luce del sole. Ne è passata acqua sotto i ponti da quando il sindaco di Brindisi in una sperduta baracca firmava la convenzione per la centrale a carbone di Cerano agli inizi degli anni ‘80! Un'acqua che si è sempre più intorbidata come ci rivelano le cronache giudiziarie secondo cui complicità e ricatti sono continuati fino all'altro ieri e sempre a danno della collettività.

Perché c'è stato questo cambiamento? Sicuramente è cambiata l' "aria". Gli enti locali sono stati spalleggiati da una società civile più matura, ricca di competenze, scevra da individualismi, capace di fare "rete" senza pregiudizi ideologici o culturali. Una società civile dove prendono la parola anche molti giovani tornati a casa dopo esperienze di studio nelle università. Anche la magistratura ha avuto un ruolo importante in questo cambiamento sia per il valore e la tenacia dei singoli magistrati sia per il clima sociale e culturale nuovo che si respira nella provincia. La spallata data al vecchio sistema dalle drammatiche verità emerse nelle indagini giudiziarie è stata indubbiamente molto importante. Mentre si riconosce il valore per la collettività del lavoro investigativo che ha portato ad individuare le responsabilità della corruzione e dei danni ambientali, rimane il cruccio per non aver visto riconoscere in sede giudiziaria le responsabilità per i danni alle persone ( le morti del petrolchimico, e non solo, che continuano a registrarsi). Un cruccio che non è rinuncia, da parte delle vittime e di chi le sostiene, a proseguire la battaglia, culturale e legale, perché le continue morti da lavoro trovino una spiegazione, giusta ed in qualche misura riparatoria, anche in sede giudiziaria.

Società civile e magistratura hanno indirettamente prodotto negli enti locali un cambiamento di cultura politica che oggi è alla base di questo nuovo rapporto con i colossi presenti nell'economia locale. Un rapporto che sta contagiando anche Lecce e Taranto e l'intera area jonico-salentina.

Ma come rendere duraturo questo cambiamento? Come non lasciarlo esposto ai quattro venti degli interessi economici particolari e delle sempre possibili degenerazioni interne ai partiti? La classifica di alcuni parametri economici vede la nostra città nelle ultime posizioni in Italia. Non si fa male a dubitare di queste analisi costruite su stili di vita e su aspettative che non sono sempre quelli della nostra cultura meridionale. Chi lo dice che dobbiamo importare necessariamente modelli nord europei o statunitensi per sentirci sviluppati? Eppoi c'è ancora spazio per una crescita economica? O non si tratta piuttosto di razionalizzare e distribuire equamente l'esistente facendo crescere ciò che è rimasto nell'ombra? Sono questioni complesse che richiedono riflessione ed approfondimento. Ciò che si può dire in rapido intervento è che si avverte il bisogno di un lavoro serio, pubblico, permanente, partecipato, promosso dagli enti locali.

Cominciamo a guardarci intorno. Guardiamo alle nostre risorse. Le nostre coste devono uscire dalla nefasta alternativa tra speculazione e abbandono. La nostra sanità (la più grande azienda del territorio che distribuisce ogni anno 500 milioni di euro) è affare di tutti e va orientata sempre più verso la tutela e la promozione della salute riconquistando la fiducia dei cittadini. La nostra industria energetica uscirà dall'era del carbone se si farà qui la ricerca per le energie rinnovabili. L'industria chimica e meccanica sono una risorsa che va orientata al cambiamento. Il nostro bisogno di acqua può trovare soluzione dal mare. I nostri vicini nel mediterraneo, ai quali possiamo rendere utili servizi, sono una risorsa per noi. Come lo sono il nostro patrimonio culturale, l'agricoltura, la nostra esperienza pilota nel recupero dei materiali dai rifiuti ed altro ancora. C'è poi sicuramente l'università (Medicina, Agraria, per entrambe esiste una logica giustificazione), c'è anche il parco tecnologico della Cittadella che è già una realtà e ci possono essere i centri di ricerca delle industrie e della sanità che si devono esigere. C'è soprattutto bisogno di idee e di giovani, di un laboratorio permanente che Comune e Provincia dovrebbero presto promuovere come indispensabile punto di raccordo tra la domanda riveniente dalla partecipazione democratica dei cittadini ed i progetti innovativi delle istituzioni locali.

Brindisi, 9 aprile 2007

Maurizio Portaluri

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