Pensieri di Pasqua
Una riscoperta della partecipazione, della condivisione e del grande valore della pace è l'augurio pasquale che dovremmo reciprocamente farci in questa stagione della vicenda umana dominata da multinazionali voraci e da poteri forti, segnata a sangue dalla guerra e dal terrorismo e governata da politiche spesso deboli, ripiegate su stesse e non in grado di affrontare i problemi cruciali del nostro tempo. Di seguito articolo di Michele DI SCHIENA.
Pensieri di Pasqua
Viviamo in un tempo in cui "questa" distorta globalizzazione alimenta nel nostro Paese e nel mondo il fenomeno dell'emarginazione, un fenomeno che spinge la maggior parte dell'umanità alla periferia della vita politica ed economica con la messa in atto di meccanismi che svolgono una funzione di difesa corporativa di minoranze privilegiate all'insegna di una cultura per la quale la parte forte e vincente della società avrebbe il diritto di gestire tutto il potere e di usufruire a dismisura dei beni di questo mondo ricorrendo anche a forme disumane di condizionamento e, se necessario, alla guerra. C'è una emarginazione dalle utilità (beni e servizi) ed una emarginazione dai centri di decisione che s'intrecciano e si determinano a vicenda. La prima produce fenomeni vistosi di privazione e di sofferenza nelle società povere mentre nelle società opulente si presenta in misura più contenuta ma pur sempre drammatica ed a carattere endemico; la seconda si riscontra in forme diverse sia nei paesi a regime autoritario che in quelli nei quali la democrazia formale non ha avuto una sostanziale traduzione sul versante della tutela e della promozione dei diritti essenziali.
Siamo quindi di fronte ad un fenomeno, nuovo per gravità e dimensioni, denunciato da autorevoli cattedre e dai centri di osservazione più sensibili i quali hanno sottolineato, finora invano, l'esigenza che questo dramma sia messo al centro delle attenzioni politiche e dei programmi della comunità internazionale, degli Stati e delle amministrazioni locali. E lo hanno fatto avvertendo che nessuna apprezzabile correzione del triste fenomeno potrà essere operata senza un sussulto di coscienza civile che faccia riscoprire la partecipazione democratica come il grande valore che può essere con successo contrapposto al disvalore dell'emarginazione. Un valore che, per quanto attiene al nostro Paese, costituisce la linfa vitale della Costituzione la quale affida alla Repubblica il compito di «rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese».
Dalla Costituzione poi, per i credenti e per tutti gli "uomini di buona volontà", al Vangelo. «Quanto avete fatto ad uno di questi minimi miei fratelli, l'avete fatto a me»: questa sublime identificazione di Cristo con i poveri e gli infelici, questa accorata esortazione alla solidarietà ed alla condivisione della sofferenza, questo forte monito annunciatore di suprema giustizia dovrebbe, per il suo alto valore umano, scuotere le coscienze e toccare il cuore di tutti. Per i credenti dovrebbe essere poi una vera e propria stella polare, un illuminante punto di riferimento capace di orientare scelte e comportamenti sia nella comunità ecclesiale che in quella civile e politica.
L'esortazione evangelica perché ciascuno si faccia prossimo ad ogni uomo fa oggi correre il pensiero al Concilio Vaticano II che si è reso interprete del messaggio cristiano presso la gente del nostro tempo ricordando il dovere di condividere la condizione degli ultimi come l'affamato, l'escluso ed «il lavoratore straniero ingiustamente disprezzato o l'emigrante». Ed ha raccomandato che, nell'esercizio della carità, si faccia in modo che il servizio non sia macchiato «dalla ricerca della propria utilità o dal desiderio di dominio» e che siano «adempiuti gli obblighi di giustizia». Così come il Concilio ha ricordato che la missione della Chiesa non è di ordine sociale o politico ma di ordine religioso e che essa si deve servire «delle cose temporali nella misura che la propria missione lo richiede» senza porre «la sua speranza nei privilegi offerti dall'autorità civile» ma anzi rinunciando «all'esercizio di certi diritti legittimamente acquisiti, ove constatasse che il loro uso potesse far dubitare della sincerità della sua testimonianza».
Una riscoperta della partecipazione, della condivisione e del grande valore della pace è l'augurio pasquale che dovremmo reciprocamente farci in questa stagione della vicenda umana dominata da multinazionali voraci e da poteri forti, segnata a sangue dalla guerra e dal terrorismo e governata da politiche spesso deboli, ripiegate su stesse e non in grado di affrontare i problemi cruciali del nostro tempo.
Brindisi, 08 aprile 2007
Michele DI SCHIENA

