La costa di Brindisi erosa per “ordinanza”

L’area costiera a nord di Brindisi è interessata da progetti che rischiano di sconvolgere i già fragili equilibri ambientali. Ne citiamo due che ci sembrano particolarmente preoccupanti. Il primo è quello di prelevare sabbia dai fondali marini fra Torre Guaceto e Brindisi per il rifacimento del litorale leccese di S. Cataldo. Tale progetto ha avuto la sorprendente approvazione della Commissione per la valutazione di impatto ambientale regionale.
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LETTERA APERTA
- Al Sig.Presidente della Regione Puglia
- Al Sig. Presidente dell’Amministrazione provinciale Brindisi
- Al Sig. Sindaco del Comune di Brindisi
L’area costiera a nord di Brindisi è interessata da progetti che rischiano di sconvolgere i già fragili equilibri ambientali. Ne citiamo due che ci sembrano particolarmente preoccupanti.
Il primo è quello di prelevare sabbia dai fondali marini fra Torre Guaceto e Brindisi per il rifacimento del litorale leccese di S. Cataldo. Tale progetto ha avuto la sorprendente approvazione della Commissione per la valutazione di impatto ambientale regionale.
Una approvazione non condivisibile perché è di tutta evidenza che solo ragioni di politica localistica hanno motivato la scelta di non toccare i fondali del litorale leccese vicino all’area interessata, fondali di sabbia qualitativamente identica a quella dei litorali da ricostruire.
Non può invero sfuggire che lo scavo nei fondali delle acque costiere brindisine interesserebbe una vasta area antistante coste già fortemente degradate da erosioni, da insediamenti incontrollati e da espoliazioni naturali e non di sabbia, essa sì da ricostruire ma non certo con interventi che creerebbero nuovi squilibri e nuovi danni su bassi fondali che costituiscono una difesa nei confronti del moto ondoso spesso violento a causa dei forti venti di tramontana.
C’è poi un altro progetto che non ci convince e cioè quello della costruzione di un dissalatore.
Tale costruzione era una delle soluzioni ipotizzate all’interno del Petrolchimico, dagli accordi con l’ENEL e nel piano di risanamento dell’area , che è ad alto rischio di crisi ambientale, per affrontare la crisi della disponibilità di acqua potabile.
L’impianto era previsto nell’area industriale e non certamente a Punta Penne, uno degli ecosistemi costieri da proteggere e valorizzare attiguo a Punta del Serrone e cioè nello specchio di mare in cui sono stati ritrovati significativi reperti bronzei.
In questo specchio di mare si vorrebbe ora scaricare il sale ricavato dal processo di dissalazione e questa scelta costituisce una abnormità dal momento che la localizzazione dell’impianto in questione va operata dopo un’ attenta valutazione del rapporto costi-benefici in una situazione che certamente non è di emergenza.
Richiamiamo l’attenzione della Regione Puglia, dell’Amministrazione Provinciale di Brindisi e del Comune di Brindisi sulla dannosità degli indicati progetti per gli approfondimenti del caso e per gli appropriati interventi rivolti ad impedire guasti irreparabili.
Brindisi, 20 marzo 2006

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LA SICUREZZA
Diciamo subito: c’è un equivoco da chiarire. Che il rigassificatore sia un impianto ad alto rischio non lo dicono gli ambientalisti ma la direttiva Seveso sugli incidenti industriali rilevanti.
Non è quindi veritiero ciò che ha dichiarato Romano Prodi quando dice che i rigassificatori "sono impianti assolutamente sicuri". Se rientra nella direttiva Seveso vuol dire che non sono "assolutamente sicuri".
LA SEVESO 1
La Seveso è una direttiva europea che in Italia è stata recepita con il DPR 175 del 1988. Essa ha imposto il censimento degli stabilimenti a rischio, con l’identificazione delle sostanze pericolose.
Tra questi impianti sono contamplati anche i rigassificatori che rientrano quindi negli impianti in cui si svolgono "attività a rischio di incidente rilevante".
Con la legge 137/97 (articolo 1 comma 1) è stato inoltre introdotto l’obbligo di informazione della popolazione sulle misure di sicurezza da adottare in caso di incidente. Incombe sui sindaci il dovere di renderle note alla popolazione.
LA SEVESO 2
Con la "Seveso 2" (ossia il decreto legislativo 334 del 1999 che recepisce la direttiva comunitaria 96/82/CE) gli obblighi per le aziende a rischio di incidente rilevante sono diventati ancora più stringenti. La Seveso 2 prevede:
- l’esistenza in ogni stabilimento a rischio di un piano di prevenzione e di un piano di emergenza;
- la cooperazione tra i gestori per limitare l’effetto domino (ossia le possibili "reazioni a concatena" fra impianti a rischio di incidente rilevante);
- il controllo dell’urbanizzazione attorno ai siti a rischio;
- l’informazione degli abitanti delle zone limitrofe;
- l’esistenza di un’autorità preposta all’ispezione dei siti a rischio.
Va notato che la Seveso 2 introduce il concetto di "effetto domino" che è importantissimo. Perché anche ammesso (e non concesso) che il rigassificatore sia sicuro al 100% "dall’interno", non è detto che sia con ciò immune dall’essere coinvolto "dall’esterno" in eventi catastrofici. Se viene posto infatti nelle vicinanze di uno dei dieci impianti brindisini ad alto rischio e se si propagasse una catastrofica reazione a catena che coinvolgesse il rigassificatore dall’esterno, allora tutte le rassicurazioni tecniche "intrinseche" rischierebbero di saltare. La sicurezza "intrinseca" degli impianti conta poco se la catastrofe viene innescata dall’esterno, ossia da un altro impianto ad alto rischio.
LA SEVESO 3
Recentemente è stata recepita anche la direttiva europea "Seveso 3" (la 2003/105/CE) sugli Incidenti Rilevanti. Essa prevede la consultazione della popolazione interessata relativamente ai piani di emergenza esterni e rafforza il diritto dei cittadini interessati all’informazione sulle misure di sicurezza. La Seveso 3 introduce misure di ulteriore rigore e cautela considerando ad esempio nuove categorie di elementi vulnerabili quali le vie di trasporto.