Alcune domande dopo l’intervista a Di Pietrangelo
di Giancarlo Canuto
Nell’intervista all’ex consigliere regionale Carmine Di Pietrangelo pubblicata dal “Quotidiano” (scarica qui) del 12 febbraio c’è qualcosa che dispiace e merita forse qualche chiarimento. Il noto esponente diessino sostiene di avere rinunciato alla candidatura per sottrarsi alle speculazioni e agli attacchi che la destra (articolo de “il Giornale” – scarica qui) aveva incominciato a scatenare contro di lui ed il suo partito utilizzando la vicenda giudiziaria che lo vede accusato di concorso in corruzione finalizzata al finanziamento del suo partito. Dopo la rinuncia il noto esponente diessino aveva “indicato”, nell’intervista citata, il Presidente della Camera di Commercio Salvatore Tomaselli. Decisione poi ratificata nei giorni scorsi dal parlamentino del partito della Quercia, a scapito dell’on.le Cosimo Faggiano, con una votazione che ha spaccato il partito le cui conseguenze saranno tutte da verificare.
Nell’intervista all’ex consigliere regionale Carmine Di Pietrangelo pubblicata dal “Quotidiano” del 12 febbraio c’è qualcosa che dispiace e merita forse qualche chiarimento. Il noto esponente diessino sostiene di avere rinunciato alla candidatura per sottrarsi alle speculazioni e agli attacchi che la destra aveva incominciato a scatenare contro di lui ed il suo partito utilizzando la vicenda giudiziaria che lo vede accusato di concorso in corruzione finalizzata al finanziamento del suo partito. Afferma poi Di Pietrangelo la sua innocenza e dice di attendere fiducioso il giudizio della magistratura.
Fin qui tutto bene perché non possiamo che prendere atto della correttezza della scelta dell’esponente diessino formulando l’augurio che nella competente sede risulti come egli abbia agito nel pieno rispetto della legalità. Sorprende però che Di Pietrangelo liquidi col semplice riferimento alle intercettazioni telefoniche che avevano fatto emergere sui temi dell’energia «interessi oscuri» il complesso di errori politici e di illegalità che hanno segnato in negativo l’esperienza amministrativa avviata col famoso “ribaltone”. Ed allora c’è da chiedere: quel “ribaltone” per la sinistra è stato o non è stato un errore politico?
Dispiace poi che all’inizio di una difficile campagna elettorale e nel momento in cui tutto le forze che si riconoscono nell’Unione hanno il dovere di accantonare le polemiche e di favorire il massimo di solidarietà ed unità per battere il berlusconismo, Di Pietrangelo dica cose e formuli accuse più rivolte a dividere che ad unire. Egli sostiene infatti che bisogna «superare la fase in cui si è affermata la deresponsabilizzazione della politica che ha permesso da una parte l’affermazione del qualunquismo alla Mennitti e dall’altra del fondamentalismo di alcuni protagonisti del movimento ambientalista». Sentendoci come Associazione A Sinistra parte integrante del movimento ambientalista, chiediamo: ma «l’affermazione» delle destre al Comune di Brindisi non è stata forse la diretta conseguenza degli errori e delle disattenzioni del centrosinistra al tempo dell’Amministrazione Antonino?
Ed ancora: in quali idee o scelte Di Pietrangelo vede il «fondamentalismo ambientalista»? E non è singolare che egli muova rilievi a questo preteso fondamentalismo quando il suo partito e tutto il centrosinistra si sono dichiarati – e ci auguriamo non solo a parole – sostanzialmente d’accordo con quasi tutte le analisi e le indicazioni di detto movimento (nuovo modello di sviluppo, riduzione del carbone nelle centrali, rifiuto del rigassificatore nel porto, ecc.)? E che cosa vuol dire l’esponente diessino quando afferma che «Errico è figlio di quella stagione» e che pensare all’università non basta perchè è necessario discutere di «sviluppo vero»? La stagione di cui parla Di Pietrangelo è forse quella della deresponsabilizzazione o è quella – come noi riteniamo – della presa di coscienza di quanto fosse urgente e necessario il cambiamento? E lo «sviluppo vero» di cui parla l’ex consigliere regionale è quello da costruire intorno all’idea forte di un diverso modello di economia o quello del passato che ci ha “regalato” crisi ed impoverimento?
Siamo d’accordo invece con Di Pietrangelo sulla esigenza di «un processo di rinnovamento» all’interno del suo partito e noi diciamo all’interno di tutti i partiti dell’Unione, purché – ci permettiamo di aggiungere – non si tratti di un cambiamento di facciata con successioni pilotate e senza un’evoluzione dei contenuti dell’azione politica.
Brindisi, 18 febbraio 2005
Coordinatore prov.le A SINISTRA

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Caro Giancarlo
ti allego quanto segue
È noto luogo comune, e molti luoghi comuni hanno un fondamento di verità, che i meridionali, e i siciliani in particolare sono molto sensibili al concetto di “corna”, ovvero alla infedeltà coniugale perpetrata in particolare dalle donne maritate.
È altrettanto noto luogo comune, ma questo ha invece scarsissimo fondamento, che del medio evo si suole ricordare l’esistenza dello Jus primae noctis.
Ovviamente gli sposi siculi dovevano trovare una “copertura” alle “corna” derivate dall’applicazione dello Jus da parte dei feudatari e in particolare dai Baroni Lanza.
Ora veniamo al concreto: se un imprenditore versa dei “contributi” ad una forza politica v’è qualcosa di censurabile?
Lasciando da parte questioni penalmente rilevanti come la corruzione, la concussione o altre amenità del genere, e anche problemi etici o di coscienza.
Ai primi ci pensano i magistrati, ai secondi la morale di ciascuno
Mi riferisco a pura questione politica.
Io credo che non vi sia niente di male che un imprenditore finanzi una forza politica, sia nel caso che lo faccia per convinzione sia che lo faccia per captatio benevolentiae.
Ma la forza politica che ha ricevuto e che riceve la donazione ha due doveri, etici e politici:
1. dire con chiarezza da dove prende i soldi per la sua attività
2. evitare di ergersi a paladino di purezza e di moralità
La politica, si sa, è sempre stata e sempre sarà tutela di interessi, la democrazia deve consentire che tutti questi interessi siano rappresentati e cooperino o concorrano al progresso della collettività.
Chi prende i soldi dalle imprese, continui a farlo con chiarezza e alla luce del sole, rappresenterà gli interessi delle imprese, chi prende i soldi dai lavoratori continui a farlo, con chiarezza e alla luce del sole, rappresenterà gli interessi dei lavoratori.
Si separi il grano dal loglio e gli spettacoli indecenti di intere classi politiche poste all’attenzione della giustizia penale saranno di certo ridotti.
E si ridurrà anche l’imbarazzo per quanti sono costretti a vivere una sorta di schizofrenia etica e politica discettando sulle “corna” altrui e sminuendo la dimensione delle proprie pensando che queste ultime siano prodotte da “la minchia dei Lanza, che minchia non è”.