P.A.I “A Sinistra” col Presidente Vendola
di Pompeo MOLFETTA
La Regione Puglia ha approvato il Piano di Assetto Idrogeologico un atto di grande importanza strategica per la salvaguardia del territorio minacciato dallo sviluppo indiscriminato. Notevoli le reazioni e le resistenze. Di seguito un significativo contributo del nostro Pompeo Molfetta, già assessore all’Uso e Assetto del Territorio in Mesagne, città di cui parla esprimendo la posizione del Movimento.
La sensibilità e l’attivismo mostrato dal nuovo governo regionale sui temi dell’Urbanistica e più in generale della tutela del territorio segnano una linea di demarcazione netta rispetto ad un recente passato caratterizzato da superficialità e da scelte politiche che hanno consentito di depredare il nostro territorio e di aumentarne la fragilità. L’approvazione, quindi, di uno strumento di pianificazione generale volto a definire le area a rischio idrogeologico e a dettare norme e piani d’intervento per ridurre questo rischio è per noi un fatto sicuramente positivo.
E’ altrettanto positivo che su questo tema si sia aperta ovunque una discussione che, seppur aspra e talvolta strumentale, ha il merito di aumentare la consapevolezza di tutti su un tema cruciale per il nostro futuro e di porre a confronto le legittime aspirazioni allo sviluppo ed alla autodeterminazione delle comunità locali con l’interesse generale alla salvaguardia del territorio. Noi dunque siamo col Presidente Vendola che nella presentazione del PAI (Piano Assetto Idrogeologico), pur lasciando la porta aperta ad ulteriori contributi e correttivi, ha chiaramente fatto intendere che non saranno consentite furberie a nessuno, meno che mai coloro che vorrebbero cambiar tutto per non cambiare niente. Ne ci frastorna il clamore del centrodestra che agita strumentalmente i diritti dei cittadini ma in fondo mira solo a difendere gli intereressi corporativi ed i processi speculativi dei “grandi e piccoli cementificatori” sparsi lungo tutta la Regione.
Certamente lo strumento approvato è imperfetto sia perché è stato redatto sulla scorta di planimetrie ed indicazioni vecchie e desuete rispetto ad un territorio che mostra un intrinseco dinamismo e mutazioni spesso imprevedibili e sia perché non si è debitamente tenuto conto delle osservazioni fatte pervenire dai Comuni che più e meglio di altri hanno il quadro aggiornato della situazione. Su questo tema si apra dunque un confronto ed un contraddittorio serio che porti ad un miglioramento del Piano, ad una maggiore flessibilità applicativa per i Comuni e ad una migliore garanzia per i diritti dei cittadini, ma gli Enti locali e i cittadini si attrezzino responsabilmente a compiere scelte che siano in linea con gli obiettivi del P.A.I.
Il Comune di Mesagne, bisogna riconoscerlo, è in piena sintonia con questi obiettivi e si è attrezzato per tempo ad affrontare debitamente il dissesto idrogeologico del suo territorio dotandosi di uno studio altamente qualificato ed investendo risorse proprie in un piano d’interventi strutturali già avviati. E’ lecito attendersi quindi che le osservazioni del Comune di Mesagne siano tenute in debito conto ed il piano triennale di interventi che l’Autorità di Bacino dovrà approntare per mitigare il rischio tenga conto dello sforzo che il Comune di Mesagne sta facendo non solo per sé ma anche per un territorio più ampio di cui è terminale di confluenza.
Nonostante queste ottime credenziali, l’Amministrazione Comunale ha affrontato fin qui la gestione politica ed amministrativa del PAI con qualche incertezza e approssimazione soprattutto perché il percorso è stato completamente affidato nelle mani dei dirigenti, quasi fosse un mero adempimento, sottraendolo alla riflessione della politica e della città.
1) Per quanto ci risulta, infatti, né la Giunta, né la maggioranza hanno mai discusso del P.A.I. tant’è che su questo argomento non esiste un solo atto ufficiale emesso nel periodo compreso fra l’adozione del Piano (15/12/2004) e la sua definitiva approvazione (30/11/2005). La delibera di Giunta n. 225 del 25/11/2004, ancorché antecedente la data di adozione del PAI, è la semplice ratifica di un adempimento tecnico con cui il dirigente della sezione LL.PP. trasmetteva all’Autorità di Bacino, che ne aveva fatto richiesta, la perimetrazione aggiornata delle aree alluvionali secondo lo studio Piccinni-Maggiore, ma, nell’occasione, non fu neanche avviata una discussione di merito sui temi in oggetto.
2) Alle forze politiche il P.A.I. viene illustrato unicamente nella seduta della Commissione consiliare “Uso e Assetto del Territorio” svoltasi il 28/01/2005. Nella circostanza l’ing. Morleo, responsabile del procedimento amministrativo, relazionò sul Piano evidenziando come si trattasse di uno strumento tecnico da cui la Regione doveva far derivare una serie di interventi per ridurre il rischio idrogeologico nei Comuni indicati. Nell’occasione noi facemmo emergere il carattere vincolistico del Piano, i difficili rapporti intercorrenti fra questo e gli strumenti urbanistici vigenti oltre alle ripercussioni che questo comportava rispetto ai diritti acquisiti dei singoli cittadini. Queste problematiche avrebbero meritato ulteriori approfondimenti nelle sedi istituzionali e politiche oltre ad una condivisione con la città che oggi appare invece sconcertata e confusa. Una sottovalutazione grave la cui responsabilità deve essere condivisa ma che certo appartiene in primo luogo a chi all’epoca dei fatti doveva esercitare il controllo politico oltre che gestionale sulla vicenda. Ma a chi appartenne questa responsabilità? Evidentemente non all’assessore all’Urbanistica a cui il PAI non fu mai recapitato neanche per conoscenza e che in commissione consiliare ci arrivò come un qualsiasi uditore; non all’assessore ai Lavori Pubblici e meno che mai il Sindaco entrambi non “competenti” in materia. Chi dunque ebbe giurisdizione in materia? Su questi interrogativi aspettiamo risposte ed approfondimenti, fidando nell’onestà intellettuale del Sindaco, nella competenza e nel ruolo istituzionale del vice-presidente della Provincia dr. Damiano Franco che è componente del Comitato Istituzionale dell’Autorità di Bacino e che quindi del PAI conosce ogni anfratto ogni segreto.
3) Circa il rapporto fra PRG e PAI va sottolineato con onestà che il PRG, concepito e redatto in epoca antidiluviana, non poteva che sottostimare il rischio idrogeologico del nostro territorio, per cui non ridimensionò come avrebbe dovuto l’espansione edilizia, non bloccò – né poteva – i piani di lottizzazione già regolarmente approvati, non tracciò sicuri argini a difesa del sistema idrografico superficiale che all’epoca sembrava dare buone garanzie di tenuta. Oggi è evidente che il nostro PRG deve essere attualizzato in un confronto serrato con le nuove emergenze, con i nuovi strumenti di pianificazione territoriale e con gli studi più recenti. Ci pare altrettanto ovvio che qualunque percorso si scelga per superare questo gap, qualunque “variante” o qualunque strumento attuativo si intende elaborare, non si potrà prescindere dal rispetto dei diritti acquisiti dai cittadini che sono garantiti per legge dallo strumento vigente peraltro approvato da poco dalla stessa Regione.
Si avvia dunque una fase delicata in cui la Regione in contraddittorio coi Comuni è chiamata a rimodulare, adattandolo, il PAI. Speriamo infine che il Comune di Mesagne non giunga a questi appuntamenti nella condizione di sfinimento amministrativo e di vuoto politico che sembra mostrare adesso, in particolare su questi temi così delicati.
Mesagne, 15 febbraio 2005
Movimento A SINISTRA – Mesagne

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