A Sinistra - Logo

Lo sviluppo (che non c’è) dei Servizi Sociali a Mesagne

  • Mesagne

Analisi,
programmazione partecipata e sviluppo dei servizi restano urgenze
inevase

di
Graziano SANTORO
Coordinatore Cittadino Movimento “A Sinistra”

In una recente intervista
sulla stampa locale l’assessora alle Politiche Sociali di Mesagne
Maria De Guido traccia un quadro dell’ambito di sua competenza a
nostro modesto avviso un po’ troppo ottimistico e autocelebrativo
rispetto alla contraddittoria realtà di questi anni. Un
approccio più problematico probabilmente aiuterebbe la
riflessione e l’approfondimento sul tema ed è in questo
senso che noi proviamo ad offrire il nostro contributo.

Nelle precedenti
legislature di centro-sinistra i servizi sociali del nostro
territorio hanno conosciuto un periodo di vera e propria rivoluzione.
Questo è un dato di tutta evidenza, Mesagne era diventata un
modello regionale come anche l’assessora non esita a riconoscere.
Il punto è che questa fase di accelerata crescita e sviluppo
degli anni novanta, pur con i suoi limiti, non si è avuta per
caso ma è stata il frutto di una ferma e dichiarata volontà
politica che presupponeva un ribaltamento di logica rispetto ad un
passato che invece oggi sembra ritornare. L’opzione politica di
allora si poneva come obiettivo quello di attuare un complesso di
interventi sociali incentrato sullo sviluppo dei servizi e non più
sull’aiuto assistenzialistico. Interventi volti a colpire
direttamente effetti e ove possibile cause del bisogno sociale,
strutturati in modo da essere espressione di una collettività
che solidalmente si fa carico dei bisogni comuni. Non più i
caritatevoli sostegni circoscritti e occasionali che attualmente
sembrano al contrario andare per la maggiore, utili semmai a
modificare la natura del bisogno e della dipendenza (con conseguenti
possibili benefici elettorali anche per gli amministratori in carica)
più che ad offrire risposte efficaci a problematiche complesse
come quelle sociali. Oggi a riguardo si assiste ad una pericolosa,
perché oramai troppo duratura e consistente, inversione di
tendenza e spiace constatarlo proprio quando per tutta la legislatura
i Servizi Sociali sono stati sotto la direzione politica di assessori
(Matarrelli prima e De Guido poi) di Rifondazione Comunista, partito
all’avanguardia a livello nazionale nella rilettura dell’intervento
sociale nel senso sopra delineato.

Negli ultimi anni non c’è
stato nessun accenno a politiche di ulteriori crescita e sviluppo dei
servizi sociali mentre molte delle esperienze avviate in passato
risultano in profonda crisi poiché il più delle volte
sono abbandonate a loro stesse piuttosto che sostenute e incentivate.
La Ludoteca Comunale da tempo è chiusa,
la Biblioteca per Ragazzi ha perso la sua centralità, gli
utenti si sono drasticamente ridotti, gli operatori vivono sulla loro
pelle l’endemica precarietà del loro rapporto di lavoro e le
tensioni che su di loro si scaricano delle frustrazioni dei loro
dirigenti tecnici e politici, mentre la cooperazione sociale vede
accrescersi le difficoltà legate alla politica di
un’Amministrazione che troppe volte su di essa sembra voler
investire poco e male. Senza una ferma volontà politica che si
traduca in atti concreti il Terzo Settore non può
emanciparsi e progredire, con tutto ciò che ne discende
nell’epoca attuale in termini di qualità delle risposte ai
bisogni.

Così ad esempio
davvero non si comprende perché in un contesto di risorse
scarse in generale ma scarsissime per i servizi sociali in
particolare, l’assessore debba associare, come fa nell’intervista
a cui si accennava in precedenza, all’intento sempre lodevole di
“ottimizzare” le risorse quello della “riduzione della spesa”
e non invece una riorganizzazione del settore stesso con un drenaggio
di risorse dalla beneficenza occasionale al servizio strutturale,
cosa che oggi sta ritornando urgente come lo era quindici anni fa.
Ecco perché poi diventa difficile spiegare le convenzioni
capestro, la disparità dei rapporti con la cooperazione
sociale, le rette troppo basse e la mancanza di programmazione e
coinvolgimento che le espressioni del Terzo Settore locale vanno
comprensibilmente lamentando con sempre maggiore insistenza. Tutte
questioni queste, che chiamano direttamente in causa anche (o ancor
più) l’assessore Guglielmi, responsabile delle Politiche
Giovanili e per l’Handicap (un assessorato a parte, quasi sia non
fossero anch’esse politiche sociali, e sempre appannaggio DS, altro
mistero mai svelato del centro-sinistra mesagnese).

Così ancora si
avverte in tutta la sua impellenza la necessità di un’analisi
seria e approfondita sui bisogni sociali dell’ambito e della nostra
città, a fronte di un’indagine a livello regionale
superficiale e sbrigativa svolta a suo tempo da par suo dalla giunta
Fitto e di strumenti attualmente a disposizione degli enti locali
assolutamente insufficienti e inadeguati. Caddero nel vuoto invece le
nostre idee, che ancora riproponiamo, della creazione di un
Osservatorio Territoriale Permanente dei bisogni sociali che possa
costantemente fornire le informazioni significative da cui partire
per elaborare e promuovere politiche innovative ed efficaci, della
revisione del regolamento di erogazione dei contributi comunali e di
una riconfigurazione dei rapporti di convenzione tra Comune e Privato
Sociale ispirata ai principi di continuità nella gestione dei
servizi ma anche di una maggiore equità.

Per anni a queste e ad
altre considerazioni, che sono nostre e di larghissima parte del
Privato Sociale mesagnese, ci è stato risposto che
l’Amministrazione era bloccata in attesa dei Piani di Zona che
avrebbero portato gioia e fortuna per tutti. Ora, al di là del
fatto che un Piano di Zona da venire, che è un’opportunità
e non un ostacolo, non poteva allora e oggi meno che mai può
giustificare il totale immobilismo a cui negli ultimi anni gli
assessori ai Servizi Sociali si sono comodamente autocondannati, ora
che i Piani di Zona si stanno realizzando, non solo non se ne
conoscono gli effetti benefici ma soprattutto, cosa che allo stato
dei lavori è ancora più grave, non è dato sapere
perché, come e in che direzione si vuole andare. Alla faccia
della partecipazione e della programmazione, fulcro della 328, la
legge che i Piani di Zona li ha istituiti. Una cattiva gestione delle
nuove opportunità non fa che espropriare una collettività
della facoltà, che la legge in senso perfettamente opposto
vorrebbe riservarle, di programmare consapevolmente e direttamente le
politiche che la riguardano. Quest’aspetto è tutto sotto
l’esclusiva responsabilità della larga autonomia che viene
riservata agli amministratori locali, i quali con i Piani di Zona
hanno un di più di responsabilità, non un alibi buono
per tutte le occasioni.

Maria De Guido è
persona aperta e sensibile. Sa con che spirito le rivolgiamo queste
critiche quanto noi sappiamo che ad oggi, forse (e ce lo auguriamo)
per cause di forza maggiore, non ha fatto quanto poteva. Ma ciò
che conta sono i fatti più delle potenzialità e
fiduciosi che, al di là delle interviste per imbellettarsi un
po’, sull’analisi da noi offerta possiamo ritrovarci facilmente,
all’assessora chiediamo: è possibile avviare davvero una
politica sociale che abbia come obiettivo la garanzia di diritti
universalmente riconosciuti e non l’episodico soccorso d’urgenza?
è possibile pensare ad una ulteriore svolta nei servizi
sociali della nostra città che parta da un’attendibile
analisi dei bisogni e punti all’accrescimento della qualità
complessiva dell’intervento, rivendicando per le politiche sociali
più risorse, piuttosto che impegnandosi a ridurre le spese, ed
una loro più equa distribuzione? è possibile, per
quanto concerne la pianificazione delle politiche sociali, pensare a
forme di partecipazione e informazione per la società civile,
la politica e le istituzioni, più allargate e sostanziali
rispetto a quanto realizzato finora?

Noi siamo persuasi che
non si possa ritardare ulteriormente l’imbocco definitivo di questa
strada, e ai troppi che per indifferenza, inadeguatezza o interesse
si trincerano dietro le più svariate e misere scuse
rispondiamo, vorremmo poter dire insieme alla stessa assessora De
Guido, con un noto slogan del suo partito: “Invece si può”.

Mesagne, 24 gennaio 2006

Articoli correlati

    Nessun articolo correlato trovato

Trackback URI | Comments RSS

Lascia un Commento