A Sinistra - Logo

Banchieri, affaristi e politici

  • Dall'Italia

di Fortunato Sconosciuto

Tra scalate, “furbetti”, intercettazioni e collateralismi le inchieste dei magistrati di Milano e Roma aprono uno spacato inquietante dell’Italia del berlusconismo dilagante, dove il fine giustifica i mezzi ed il fine coincide sempre col più denaro e più potere. L’etica è un impaccio e la crisi attraversa pericolosamente tutta la classe politica La recente indagine avviata ed in corso di sviluppi da parte della Magistratura sulla rete di corruzione e di atti criminali che coinvolgerebbe parte del sistema bancario e finanziario del Paese ci sollecita a qualche semplice considerazione, che sono anche richieste a tutto il popolo che si riconosce profondamente nella Costituzione repubblicana e in modo particolare a tutte le forze politiche e sociali che in qualche modo si riferiscono ad una tradizione democratica e “di sinistra” che non è solo stata determinante per scrivere il Patto costituzionale ma ha costruito rapporti nuovi tra i cittadini nella determinazione delle attività economiche.
1.C’è urgente bisogno che le forze politiche assumano decisioni e comportamenti tali da mostrare come si pratica il rispetto dell’autonomia del potere giudiziario, soprattutto se l’indagine in corso potrà anche riguardare – come sembra prefigurare – ambienti e persone del mondo politico. Si tratta di un rispetto reale che non valuta l’operato dei Magistrati col metro degli interessi coinvolti dalle loro indagini, soprattutto quando sono corposi e riguardano i “potenti”.
2.I soggetti politici ed economici hanno urgente bisogno di affrontare sul loro terreno le questioni oggetto dell’indagine giudiziaria. La politica che lascia alla Magistratura la loro soluzione alimenta sfiducia e favorisce il “declino”. Non ci sono “capri espiatori” da sacrificare, ci sono responsabilità da assumere nel riaprire in tutte le sezioni di partito e dei vari luoghi politici la questione morale come questione politica, senza titubanze e paure. Se le forze politiche non trovano il coraggio di rinnovarsi in questa direzione portano allo svuotamento della democrazia e alla fine dei partiti, come organizzatori della partecipazione popolare alla vita politica.
3.E’ urgente aprire una conseguente e approfondita riflessione e un ampio confronto sul significato e il ruolo oggi della “cooperazione” e del sistema cooperativo, all’interno di un onesto ritorno alla critica dell’economia politica: disoccultare processi e strutture, renderli comprensibili e accessibili alla conoscenza più ampia possibile, liberarle dalle pesanti ideologie che vorrebbe giustificarle come oggettive e necessarie. Da settimane viene ripetuto che l’Unipol ha il sacrosanto diritto di scalare la Banca Nazionale del Lavoro e a nessuno è consentito negare o ridurre questa libertà. Non ci sembra questo il capo da cui riprendere il filo del discorso, non perché non vada riconosciuta tale libertà, ma perché le domande da cui ripartire forse sono altre: a che serve Unipol? E il sistema delle cooperative? Quale finalità e quale ruolo queste oggi devono avere ? E quali rapporti tra economia e finanza una politica progressista deve promuovere ?
E se queste domande, insieme ad altre certo più importanti, non ci sono e non costruiscono “ cultura e conoscenza “ diffusa le forze politiche di sinistra che ci stanno a fare?

Articoli correlati

    Nessun articolo correlato trovato

Una Risposta to “Banchieri, affaristi e politici”

  1. Pino De Lucaon 13 gen 2006 at 15:50

    la storia di oggi, l’ho scritta qualche mese fa sul mio Blog (http://www.ombrachecammina…. nella rubrica storia lunga e sul sito http://www.diario_di_bordo…. nella parte "La questione Morale"), non era difficile capire, ma le 3 scimmiette sono sempre in agguato.
    Io sono tornato alla politica per la sinistra, ci sono tornato come la lasciai: da comunista, sembrerà strano ma la lezione di Enrico Berlinguer è più attuale che mai e ho deciso di ricordarla. E tu?

Trackback URI | Comments RSS

Lascia un Commento