Mesagne: Il PRG dimenticato
I temi complessivamente legati al territorio ed alla tutela ambientale si sono imposti nell’agenda politica di questa legislatura con il carattere inquietante dell’emergenza. I ripetuti eventi alluvionali testimoniano una perdurante condizione di dissesto idrogeologico che attraversa soprattutto le aree extraurbane dove si è determinato nel tempo lo scompaginamento del complesso sistema idrografico superficiale nei vasti territori afferenti ai canali Reale e Galina-Capece. Il carico urbanistico dovuto al traffico veicolare, la inadeguatezza complessiva della rete viaria, l’atavica carenza di aree di sosta hanno ormai raggiunto livelli di insopportabilità tali da condizionare seriamente la qualità di vita anche nei nostri piccoli centri. I cambiamenti in corso nei processi di sviluppo economico, con l’avvento della grande e media distribuzione commerciale, l’espansione della zona artigianale e la contestuale crisi del comparto agro-industriale, hanno subito una brusca accelerazione tale da mettere tutti di fronte a problemi nuovi, a frontiere inesplorate. Per affrontare adeguatamente questi temi ovviamente l’Amministrazione Comunale è chiamata ad avere un disegno strategico complessivo, una guida politica forte ed autorevole e strumenti di pianificazione adeguati su cui far convergere risorse significative. Il PRG, per come nacque, per gli indirizzi generali che ne guidarono la prima stesura, per come si è andato rimodellando nel tempo attraverso la rielaborazione interna e le prescrizioni imposte dalla Regione certamente non poteva e non può soddisfare una prospettiva di pianificazione del territorio così come si va configurando oggi in un quadro di riferimento profondamente mutato. Per questo noi di A Sinistra sostenemmo che la sua definitiva approvazione non poteva essere considerata l’approdo definitivo di un percorso concluso ma semplicemente il punto di svolta, lo snodo da cui ripartire per riavviare una pianificazione integrata del territorio che tenesse insieme strumenti differenti e complementari come lo studio Piccinni, il Piano di tutela specifico del sistema idrogeologico Regionale proposto dall’ Autorità di Bacino, i PUTT, oltre naturalmente agli strumenti attuativi propri del PRG .
In questa direzione noi abbiamo speso tutte le nostre energie indicando percorsi e priorità a partire proprio dal PRG ma cogliamo con amarezza che il “testimone” non è stato raccolto da nessuno e le priorità languono irresponsabilmente. Innanzitutto bisogna rendere intelligibile il Piano, che ad oggi è un puzzle complicato di elaborati grafici, di norme tecniche, di deliberazioni ed atti non sempre fra loro perfettamente congruenti e la cui interpretazione autentica talvolta appare difficile e cavillosa. Questo mero adempimento tecnico, lo può fare direttamente l’ufficio o può essere affidato all’esterno purché non sia dilazionato oltre nel tempo perché questo sta già creando grave imbarazzo nell’applicazione di uno strumento pienamente in vigore e a cui i tecnici si riferiscono quotidianamente per tutta la parte che riguarda l’edilizia privata.
Bisogna approntare una carta tematica sulla zona agricola che individui e precisi meglio non soltanto le possibili vocazioni residenziali (questione ancora irrisolta) ma anche tutti gli aspetti legati allo sfruttamento produttivo dei suoli, al ripristino delle antiche vie d’acqua, alla tutela delle aree boschive, delle falde acquifere, dei muri a secco, delle antiche masserie rurali, ecc. Bisogna ri-configurare la zona storica dentro un nuovo Piano di Recupero che ne ridefinisca ruoli e funzioni in una prospettiva fortemente mutata che deve farsi carico della nuova vocazione turistica, commerciale e del difficile problema della viabilità interna. C’è urgenza di riavviare la pianificazione di un nuovo grande comparto di zona industriale lungo la statale 7 che è destinata a diventare un unico asse attrezzato senza soluzione di continuità fra Brindisi e Mesagne in cui si compenetrano le infrastrutture e servizi per lo sviluppo industriale e commerciale, la cittadella della ricerca ed il polo sanitario dell’ospedale “Perrino”. Ma bisogna anche trovare strumenti agili per dar attuazione a quei comparti di zone C di completamento delle maglie più esterne dell’abitato che se affidati, come per norma, alla sola iniziativa privata rischiano di rimanere sulla carta come altre lottizzazioni sperimentate in passato.
Ora di fronte a questo quadro da noi delineato è difficilmente confutabile, che cosa fa l’attuale maggioranza politica? Il Sindaco tiene ad interim la delega all’Urbanistica, materia a lui notoriamente ostile, e lo fa certo come atto supremo di responsabilità ma anche come espediente per tacitare inopportune velleità ed inevitabili conflitti di potere. Solo che ovviamente non potendo materialmente seguire il corso di questioni così importanti le lascia sospese nel limbo consueto dell’indecisionismo.
Nel recente assestamento di Bilancio anziché aggiungere risorse ad un settore così cruciale, tolgono anche quelle povere somme destinate all’attuazione del PRG: quella miseranda somma di 25mila euro strappata a forza dal “bosrsino” dei potenti. Il Sindaco giustifica lo storno di tali risorse per il fatto che quelle somme andavano spese entro il 30/11 per non finire nel calderone dell’avanzo di amministrazione 2005 e siccome non si sono finora utilizzate meglio dirottarli su altri capitoli. Ma chi ha impedito, in questi due mesi, di spendere quei soldi nominando tecnici in grado di affrontare le emergenze prima segnalate?
I DS, nonostante la solita propaganda declamatoria, non sembrano più tanto interessati al PRG, sia perché chi realmente se ne occupava o non c’è più o è in tutt’altre faccende affaccendato, sia perché hanno ben compreso che oggi, specie dopo la cura dimagrante imposta dalla Regione, questo PRG è solamente terreno di duro lavoro e di poca resa in termini di consenso, anzi è diventato una sorta di campo minato che apre il fronte a mille delusioni a cento contenziosi. Quindi, come ormai consuetudine in questa legislatura, quando l’obiettivo enunciato s’aggroviglia o non porta frutti, loro lasciano ad altri la patata bollente. La Margherita si sbraccia coraggiosamente per riportare i temi in oggetto nell’agenda del governo, indica altre cose da farsi come l’Ufficio di Piano, ma intanto concorre a sottrarre risorse e ad indebolire il settore Urbanistico che invece dice di voler potenziare.
In questo quadro di generale smarrimento, il progetto di un grande rilancio della pianificazione urbanistica, la determinazione politica di dare una prospettiva che vada un poco oltre la punta del proprio naso ad un territorio così gravemente sofferente appaiono sempre più lontane chimere.
Mesagne, 30 novembre 2005
A Sinistra – Mesagne

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